Nel settembre dello scorso anno, Brasile, Russia, India e Cina - altrimenti noti con la sigla BRIC - hanno tenuto una riunione. Qual è stato l’argomento dell’incontro? Pressapoco si trattava di capire come essi - un gruppo di paesi emergenti ed economicamente sostenuti - avrebbero potuto dare una mano alla zona euro in difficoltà.
Purtroppo, non è stato fatto molto progresso nel corso della riunione e i quattro paesi non sono stati del tutto d’accordo a fornire aiuti finanziari diretti al Fondo Monetario Internazionale, legato ai due programmi europei ESFS ed ESM.
Le ragioni del riluttanza
Sicuramente i paesi del BRIC hanno a cuore la ripresa della crescita economica modiale; dopo tutto, nessuna economia può funzionare da sola.
Tuttavia, ci sono alcuni ostacoli sulla via di un contributo del BRIC al FMI.
In primo luogo, c’è l’aspetto finanziario della questione. La verità è che fornire finanziamenti alle nazioni europee è una mossa molto rischiosa e finirebbe probabilmente per avere uno scarso ritorno sugli investimenti per i paesi BRIC.
La seconda questione, probabilmente più importante, è politica. Il peggior segreto, all’interno del FMI, è che i paesi emergenti (come quelli del BRIC) sono risentiti del fatto che che il FMI, che è stata istituito dai paesi occidentali, ha agito lentamente e ha chiesto un inasprimento delle linee guida quando si trattava di distribuire aiuti a paesi come la Russia, la Corea del Sud e il Messico.
Perché, si chiedono, quando nazioni europee come Grecia e Portogallo hanno bussato alla porta del FMI la risposta è stata molto più generosa?
Inoltre, i paesi emergenti ritengono che le potenze europee non siano state accomodanti nei confronti delle loro richieste in termini di strutturazione del FMI. Volevano una maggiore rappresentanza nel consiglio esecutivo del FMI e molto probabilmente che il capo del FMI provenisse da uno dei paesi BRIC. E’ stata invece scelta Christine Largarde come nuovo capo del FMI.
Le possibilità di un impegno del BRIC
Eppure, sembra che i paesi BRIC stiano lentamente voltando l’angolo.
Dall’incontro dello scorso anno, sia la Russia che il Brasile hanno concordato di fornire 10 miliardi di dollari per sostenere la zona euro.
Nel frattempo, la Cina ha continuato a fare il bel gioco. A parte l’acquisto del debito della zona euro, ci sono state voci circa il fatto che la seconda economia più grande del mondo fornirebbe aiuti finanziari al FMI diretti all’EFSF.
Alcuni ipotizzano che la Cina possa fornire circa 132 miliardi di dollari, il doppio del recente contributo del Giappone di 60 miliardi di dollari e il più grande contributo di aiuti finanziari da un paese non europeo.
Al di là della cifra, già il fatto che la Cina provvedesse a un contributo significativo sarebbe un enorme avvenimento in sé. Non solo significherebbe che la Cina riconosce la necessità di aiutare l’Europa, ma questa azione aprirebbe le porte al resto dei paesi BRIC, facendo mettere da parte le differenze politiche.
Se questo dovesse accadere, si potrebbe avere l’effetto di calmare i mercati, in quanto indicherebbe che le più grandi potenze mondiali riconoscono quanto sia importante di non rimanere semplicemente a guardare.
Naturalmente, questo non accadrà da un giorno all’altro, ma almeno stiamo iniziando a vedere qualche progresso.
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: Piponomics.
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