BCE: Draghi contrario alla exit strategy. In crescita le preoccupazioni per la Spagna.

Raffaele Guerra

5 Aprile 2012 - 12:13

BCE: Draghi contrario alla exit strategy. In crescita le preoccupazioni per la Spagna.

Il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha rifiutato di pronunciarsi su una rapida uscita dalle misure emergenziali di stimolo dal momento che la Spagna ha lottato per prendere prestiti sui mercati finanziari, un promemoria sul rischio che la crisi del debito della regione potrebbe infiammarsi di nuovo.

Parlando poche ore dopo che il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva avvertito che il suo paese si trova di fronte ad «estreme difficoltà», Draghi ha detto ieri che parlare di una BCE che inizia a ritirare il proprio sostegno alle banche dell’area euro è «prematuro». «La Spagna sta affrontando una situazione economica di estrema difficoltà, ripeto, di estrema difficoltà, e chi non capisce questo inganna se stesso»: questo è quanto Rajoy ha dichiarato in una riunione del Partito popolare nel tentativo di far passare i tagli più profondi di bilancio da tre decenni a questa parte. Rifiutando di commentare direttamente l’asta spagnola, Mario Draghi ha dichiarato che i governi devono utilizzare la finestra di opportunità creata dalle misure di emergenza della BCE e devono mantenere le promesse per le riforme strutturali e il consolidamento fiscale. Allo stesso tempo, in un cenno alle crescenti preoccupazioni per l’inflazione in Germania, Draghi ha dichiarato che la BCE non esiterà a contrastare i rischi del prezzo, se sarà necessario. I responsabili politici hanno lasciato ieri il tasso di riferimento al basso livello record dell’1%.

La BCE ha ampliato il proprio bilancio di circa il 30% da quando Mario Draghi si è insediato nello scorso mese di novembre, pompando più di 1 miliardo di euro nel sistema finanziario europeo, nel tentativo di arginare la crisi del debito. La pressione per adottare misure d’emergenza è in aumento in Germania, dove i lavoratori stanno vincendo le battaglie su alcuni dei più alti aumenti salariali degli ultimi due decenni, minacciando di alimentare l’inflazione.

«Un appello prematuro della Bundesbank per una strategia di uscita della BCE ha innescato un nuovo ciclo di oscillazioni di mercato, con un focus sulla Spagna,» ha dichiarato Holger Schmieding, capo economista presso Berenberg Bank a Londra. «Il rischio di un nuovo panico irrazionale nel mercato resta grave», ha aggiunto.

Come ha rivelato la conferenza stampa di ieri, Draghi deve affrontare la pressione di alcuni responsabili politici della BCE che premono affinché l’istituto di credito con sede a Bruxelles inizi a pianificare un’uscita, dal momento che gli alti costi energetici mantengono l’inflazione dell’area euro al di sopra del limite fissato dalla banca centrale al 2% e crescono in Germania le pressioni sui prezzi. La freddura di Draghi sul rifiuto di una exit strategy si basa fondamentalmente sull’attuale situazione critica della Spagna: il paese è infatti alle prese con un tasso di disoccupazione superiore al 23% e un deficit di bilancio che non è sotto il limite dell’Unione europea al 3% dal 2007. Gli investitori, intanto, cominciano a dubitare della capacità del Paese di reggere un carico di debito di quasi il 70 per cento del prodotto interno lordo. Senza contare che per la Spagna il rapporto debito-PIL potrebbe addirittura salire a quasi l’80% nel 2012. I margini per una exit strategy della BCE sono obbiettivamente stretti.