Per il 2025 si sta delineando uno scenario complesso ma potenzialmente favorevole, alimentato da un mix di dinamiche macroeconomiche, politiche monetarie e fattori geopolitici.
Mentre ci avviciniamo a questo anno cruciale nel bel mezzo di quello che sembra essere un rally natalizio, quali scenari si pronosticano per il nuovo anno? Ha veramente senso aspettarsi una continuazione del trend attuale per la fine del 2024 e l’inizio del 2025?
La maggior parte degli analisti prevede che le principali banche centrali, dopo un lungo periodo di politiche restrittive, abbiano ormai raggiunto il picco dei tassi d’interesse nel 2024. Con l’inflazione in calo e la crescita globale che mostra segnali di stabilizzazione, in molti si aspettano che il 2025 sia caratterizzato da un allentamento monetario.
Questo contesto potrebbe creare un ambiente favorevole per le attività di rischio, inclusi i mercati azionari. Ma esistono anche scenari meno positivi.
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Stati Uniti: resilienza economica e crescita superiore alla media
Negli Stati Uniti, non sembrano esserci segnali recessivi, con una crescita della produttività supportata da una forza lavoro resiliente e da bilanci familiari solidi. Sebbene il settore manifatturiero mostri debolezze, la robustezza del mercato del lavoro e la crescita dei salari reali potrebbero stimolare i consumi e favorire un’accelerazione economica. Seguendo questa narrativa, la Federal Reserve potrebbe trovare spazio per ridurre i tassi verso livelli neutri, sostenendo ulteriormente la crescita, riuscendo nel proprio tentativo di «soft landing».
Tuttavia, il ritorno di «ritorno di Trump» alla Casa Bianca, potrebbe far nascere qualche nuovo interrogattivo sulla sostenibilità della crescita dei mercati azionari, nonostante un economia attualmente robusta.
Con il rapporto prezzo/utili (P/E) dell’S&P 500 che ha raggiunto 28x e una crescita prevista degli utili per azione (EPS) superiore al 9% nel 2024, portando l’indice S&P 500 oltre i 6,000 punti, in molti restano preoccupati riguardo l’iperstensione tecnica delle borse statunitense.
Difatti, dal mercato obbligazionario arrivano i primi segnali d’allarme: malgrado i tagli dei tassi previsti dalla Fed, i rendimenti dei Treasury decennali restano sopra il 4%, indicando che l’inflazione potrebbe essere più difficile da controllare del previsto.
Europa: rilancio economico o nuovo collasso?
In Europa, la crescita è stata ostacolata da problemi strutturali e da tensioni geopolitiche. Tuttavia, con la Banca Centrale Europea che dovrebbe avviare un ciclo di tagli dei tassi nel 2025, ci si aspetta una moderata ripresa economica.
Paesi come Germania e Francia potrebbero beneficiare di un miglioramento delle condizioni globali e di una stabilizzazione dei prezzi energetici. Un focus va sullo squilibrio politico che sembra essersi creato con le elezioni europee di giugno 2024, che hanno visto prevalere fazioni di destra, evidenziando un punto di rottura rispetto al passato, e una spiccata convergenza verso le politiche repubblicane statunitensi.
Asia: crescita in dubbio
Il Giappone sembra aver spezzato il lungo periodo di bassa inflazione, con salari in aumento che sostengono i consumi interni. La Banca del Giappone potrebbe continuare una politica monetaria moderatamente restrittiva, ma il rafforzamento dello yen potrebbe creare venti contrari per le aziende esportatrici.
La Cina invece sta affrontando sfide significative, tra cui un rallentamento del settore immobiliare e una crescita debole dei consumi. Tuttavia, il governo sta implementando misure di stimolo per sostenere l’economia, che potrebbero tradursi in una ripresa più forte del previsto nel 2025. Complessivamente, l’indice Hang Seng si affaccia alle porte del 2025 in netta sottovalutazione, rispetto all’indice delle borse statunitensi, con un P/E ai minimi decennali, pari a 11x.
Tra i mercati emergenti, l’India continua a distinguersi grazie a una forte crescita degli investimenti e dei consumi, con un’inflazione sotto controllo. Altri mercati emergenti, come quelli dell’America Latina e dell’Europa Centrale, potrebbero beneficiare di politiche monetarie globalmente più accomodanti e di una ripresa dei prezzi delle materie prime.
Quale potrebbe essere uno scenario negativo?
Uno scenario negativo potrebbe essere determinato da un errore di politica monetaria o da un evento geopolitico significativo, portando a una crescita globale inferiore alle attese. In questo caso, gli investitori potrebbero orientarsi verso settori difensivi e asset sicuri, come i titoli di Stato statunitensi e l’oro.
Uno sguardo di attenzione andrà agli EPS condivisi dalle società trimestre dopo trimestre; questo perché il 2023 ha abituato gli investitori a operare su titoli caratterizzati da fondamentali in forte crescita e report sugli utili spesso associati a sorprese positive. Cosa potrebbe accadere in caso di sorprese negative? Con un mercato caratterizzato da un’iperestensione come quello USA, cresce il timore di una presa di profitto generalizzata.
Per il 2025, si prevede una crescita vicina al 10%, superiore rispetto al 8-9% previsto per il 2024. Tuttavia, questa proiezione potrebbe essere troppo ottimistica, considerando le pressioni inflazionistiche e l’impatto del rafforzamento del dollaro.
Infine, la scadenza del debito aziendale a partire dal 2025, con il 13% del debito dell’S&P 500 in scadenza, potrebbe aumentare il rischio di credito e pesare sugli utili. In sostanza, qualora lo scenario di soft landing non dovesse concretizzarsi, l’inflazione proseguisse e i tassi rimanessero «higeher for longer», le probabilità di una presa di profitto generalizzata aumenterebbe,