Aussie resta in difficoltà sul forex dopo la comunicazione del pil inferiore alle attese. La RBA, però, non taglia più i tassi e ciò potrebbe favorire una ripresa della valuta
Ieri notte la Reserve Bank of Australia (RBA) ha mantenuto invariato il costo del denaro al 2,5%, sui livelli più bassi dal 1960. La decisione era comunque scontata dagli analisti finanziari, sebbene qualche economista aveva avanzato l’ipotesi di un ulteriore taglio dei tassi di interesse entro fine anno. La RBA non taglia più i tassi ormai da quattro mesi e ciò potebbe favorire una leggera ripresa del dollaro australiano, che nelle ultime settimane è stata una delle monete più vendute tra le majors insieme allo yen giapponese. In realtà all’orizzonte si profila addirittura un cambio di rotta nell’indirizzo di politica monetaria della RBA, che comunque ha fatto sapere che aspetterà segnali più forti di ripresa economica prima di agire eventualmente sui tassi di interesse (stanotte il pil è risultato inferiore alle attese).
Il governatore della RBA, Glenn Stevens, ha comunque evidenziato i miglioramenti negli indicatori di fiducia delle famiglie e delle imprese, anche se è ancora troppo presto per capire se si tratta di un trend in costante crescita. Negli ultimi mesi la RBA ha dichiarato più volte che la propria moneta era sopravvalutata sul forex. Il dollaro australiano è stato venduto a mani basse a partire da metà aprile scorso, quando le autorità monetarie di Sidney hanno iniziato a tagliare con insistenza i tassi di interesse, che sul finire del 2011 erano ancora al 4,75%. Dopo un forte rimbalzo avvenuto tra inizio settembre e fine ottobre, che aveva riportato il tasso di cambio AUD/USD sopra 0,9750, sono tornate le vendite dei grossi investitori che hanno spinto l’Aussie verso la soglia psicologica di 0,90.
Ora la valuta australiana sembra aver trovato un buon supporto e a questo punto potrebbe tentare un rimbalzo tecnico più consistente. L’Aussie ha formato un doppio minimo di breve periodo in area 0,9050. Nelle prossime sedute non va escluso un ritorno delle quotazioni fino a 0,92 prima e 0,9250 poi. Difficile pensare a una chiusura d’anno ben superiori ai valori correnti. Molti grossi investitori istituzionali restano posizionati al ribasso sul dollaro australiano e tra questi spicca anche il noto finanziere di origini ungheresi George Soros. La divisa australiana potrebbe respirare un po’ anche contro la moneta unica, dopo che il cross EUR/AUD si è spinto fin sopra 1,50. Da inizio anno questo cross è arrivato a guadagnare anche più del 20%.
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