E’ in corso di stesura il documento che predisporrà le riforme strutturali e di bilancio che la Grecia dovrà adottare per ricevere il nuovo pacchetto di aiuti di centotrenta miliardi di euro. A stilarlo è il Ministro della Finanza Evangelos Venizelos insieme ai rappresentanti di Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione Europea. Dovrà essere presentato in giornata al premier Lucas Papademos e ai leader dei tre principali partiti greci.
Ad ogni modo, l’incontro fra i rappresentanti del governo e i tre partiti (Nea Demokratia, Laos, Pasok) è stato rinviato alle 21:00 di questa sera. La ragione, spiega il ministro Venizelos, è che i leader non avranno abbastanza tempo per esaminare la bozza. L’appoggio dei tre leader alle misure di austerità non è scontato: proprio Nea Demokratia, tra l’altro, ha preso come suo cavallo di battaglia negli ultimi mesi l’opposizione alle riforme volute dale istituzioni internazionali.
Papademos sta anche trattando con i privati in merito all’accordo sull’haircut da apporre al debito. Ieri sera il premier greco ha infatti incontrato Charles Dallara, direttore generale dell’Istituto Internazionale per la Finanza (rappresentante i creditori privati davanti al governo di Atene). L’ipotesi di accordo prevede un taglio al debito greco del 70% sui bond, vale a dire un taglio di cento miliardi di dollari dal totale a cui ammonta il debito greco. Le banche, da parte loro, pare siano disposte ad accettare un rendimento al 3,6% sui titoli di stato con scadenza trentennale che il governo greco emetterà per sostituire quelli che saranno oggetto dell’accordo. E’ necessario, però, che una proposta di swap venga fatta entro il 13 marzo prossimo affinchè tutte le procedure siano pronte entro il 20 marzo, giorno della scadenza dei titoli da 14,5 miliardi di euro.
Si registra intanto una polemica ai vertici dell’unione europea. Neelie Kroes, commissaria europea all’Agenda Digitale, ha rilasciato un’intervista al quotidiano De Volkskrant in cui dichiara che un’eventuale uscita della Grecia dalla zona euro non sarebbe un grosso problema. E’ immediatamente arrivata la risposta del presidente della Commissione europea Manuel Barroso, il quale ha invece sostenuto che l’uscita della Grecia dalla zona euro e un eventuale default potrebbero avere costi ancora maggiori rispetto a quelli necessari per sostenerla in questo momento.
La situazione della Grecia è ancora in piena sospensione e le polemiche registrate ai vertici dell’Unione Europea mostrano la tensione internazionale dovuta alle sorti di Atene. La tensione si registra anche in quei paesi che più sono esposti al rischio di un eventuale default greco. Proprio ieri, ad esempio, il premier italiano Mario Monti ha fatto sapere in un’intervista alla TV americana PBS che, sebbene i rischi siano inferiori a quelli di alcuni mesi fa, l’Italia potrebbe non essere immune dagli effetti di una dichiarazione di fallimento da parte di Atene. Il tessuto sociale greco e le istituzioni nazionali sembrano però sempre più restii ad accettare le misure di austerità e alcuni premono anche per un’uscita del paese dall’eurozona. Continuano infatti gli scioperi e le proteste contro il governo e la troika internazionale: a sorprendere i greci è infatti la necessità di tagliare il salario minimo, di lincenziare dipendenti pubblici e di mettere mano al sistema pensionistico al fine di far quadrare il bilancio. Probabilmente mai i leader europei hanno sentito il bisogno di difendere le politiche comunitarie come in questi giorni convulsi sul destino di Atene.
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