Sebbene il governo non si ancora arrivato all’accordo con i creditori privati sull’haircut dei titoli di stato, ad Atene è stato però raggiunto uno degli obiettivi principali per assicurare il default ordinato della Grecia: il governo Papademos ha infatti raggiunto un accordo in merito alle misure di austerità con i tre partiti che lo sostengono e che dovranno affrontarsi nelle elezioni di aprile.
Si risolve quindi uno dei punti cruciali richiesti dalla troika che da tempo esercita una forte pressione sulla Grecia: Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione Europea. A testimoniare la criticità della situazione attuale vi sono alcune indiscrezioni del Financial Times, secondo cui nelle ultime ore Atene ha sentito sia il presidente della BCE Mario Draghi che il direttore dell’FMI Christine Lagarde.
L’accordo prevede un taglio alla spesa pubblica pari all’1,5% del PIL. Secondo una fonte del partito socialista Pasok, resterebbero, però, ancora da definire questioni cruciali che potrebbero incrinare decisamente i rapporti con i partner europei. E’ per questo, probabilmente, che i tre partiti a sostegno di Papademos (Pasok, Nea Demokratia e Laos) verranno ascoltati dal gruppo Ecofin al lavoro sul prossimo meeting dei ministri europei della Finanza. Per oggi si attendono anche telefonate cruciali fra Bruxelles e Atene, oltre a un incontro fra il premier greco e il commissario europeo agli Affari Economici e Monetari Olli Rehn.
Senza l’approvazione delle misure di austerità è impossibile, del resto, che Atene riceva il secondo pacchetto di aiuti (centotrenta miliardi di euro), come ha precisato il presidente dell’Europgruppo Jean-Claude Junker in un’intervista al numero del settimanale Der Spiegel in uscita oggi.
Il prossimo 8 febbraio, intanto, potrebbe essere convocato un nuovo meeting europeo ad hoc per discutere la questione greca e portare alla risoluzione le trattative con i creditori privati. La scadenza del 14 marzo è ormai prossima e la Grecia dovrà necessariamente trovare una posizione affinchè il default ormai reale poggi su accordi e su una situazione ordinata.
Le riforme chieste alla Grecia dalle istituzioni internazionali potranno essere considerate realtà solo al momento della loro effettiva approvazione. Il premier Lucas Papademos è infatti in una situazione di estrema difficoltà. Da parte di tutti e tre gli schieramenti politici che sostengono il governo è stata avanzata la contrarietà ad alcune misure chieste in sede internazionale che potrebbero avere effetti devastanti sull’economia reale della Grecia. A ciò si aggiunga anche la pressione dell’arcivescovado di Atene, che gioca un ruolo centrale nella politica greca (è il primo azionario della Banca centrale con l’1,5%) ed è molto vicino al ministro della Finanza Venizelos, che ha fortemente condannato in una lettera dei giorni scorsi le misure richieste alla Grecia in sede europea. Ad essere in dubbio è probabilmente la stessa permanenza della Grecia nell’unione monetaria: le riforme chieste non sono, per Bruxelles, meno cruciali della ristrtturazione del debito, anche quella ancora in sospeso.
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