Assogestioni: tante ombre sul 1° trimestre del risparmio gestito italiano

I ripetuti record in termini di patrimonio gestito totale non bastano a lenire i deflussi. Anche a marzo la raccolta dell’industria italiana del risparmio gestito resta in rosso

Assogestioni: tante ombre sul 1° trimestre del risparmio gestito italiano

Nonostante il vigoroso rally delle Borse che ha caratterizzato i primi mesi dell’anno, rimane ancora negativa la raccolta dell’industria italiana del risparmio gestito.

Anche a marzo, in base alla mappa mensile di Assogestioni, il saldo è negativo per 597 milioni, cifra che addirittura supera il passivo di 571 milioni di euro del mese ancora precedente (clicca qui per l’approfondimento di febbraio).

Il fenomeno preoccupa gli addetti ai lavori perché, nonostante il rialzo dei mercati, i gestori non riescono a intercettare i flussi di risparmio retail. Lo stesso rialzo di azioni e bond che invece ha portato il patrimonio gestito totale a lievitare fino a toccare un nuovo massimo storico a 2.144 miliardi di euro dai 2.123 miliardi di fine febbraio.


Fonte: Assogestioni

Risparmiatori italiani ancora scottati dalle perdite 2018

Ma evidentemente i risparmiatori italiani fanno fatica a riavvicinarsi, dopo le forti perdite del 2018, ai fondi dato che dai dati dell’associazione presieduta da Tommaso Corcos emerge che proprio questi strumenti sono i più colpiti dai riscatti.

Nel mese gli aperti infatti segnano un risultato di -620 milioni, dopo i -1,66 miliardi di febbraio (in negativo anche i fondi chiusi, -88 milioni, dopo i 230 milioni di febbraio). Si confermano in positivo invece le gestioni di portafoglio con 111 milioni (+867 milioni a febbraio), grazie a quelle istituzionali (+760 milioni, dai +1,65 miliardi di febbraio) perché le linee retail sono rimaste sotto la parità (-649 milioni, dai -789 milioni di febbraio).

Primo trimestre 2019: grazie a Poste maxi risultato raccolta

Nel trimestre in totale i fondi aperti hanno un bilancio di -1,68 miliardi, mentre le gestioni di portafoglio mostrano un maxi risultato di raccolta di 55,6 miliardi ma soltanto per via dell’operazione straordinaria una tantum varata a gennaio da Poste Italiane che ha conferito alla SGR del gruppo, Bancoposta, un mandato del valore di oltre 53 miliardi per la gestione del patrimonio di Bancoposta.

Fondi obbligazionari in recupero, azionari meno amati

In positivo gli obbligazionari (+1,89 miliardi dai 287 milioni di febbraio, con 743 milioni nei tre mesi). Questa categoria è tornata in cima alle preferenze degli investitori in fondi dopo i forti deflussi del 2018.

Guardando alle singole specializzazioni dei fondi aperti, i prodotti meno amati del mese sono gli azionari (-1,26 miliardi dai -485 milioni di febbraio, pari a -1,72 miliardi nei primi tre mesi), e i flessibili (-735 milioni, dai -545 milioni di febbraio, pari a -2,73 miliardi da gennaio).

La svolta avvenuta a inizio anno da parte della Fed e della BCE, verso una politica monetaria meno restrittiva ha fatto tornare l’interesse verso il comparto obbligazionario, con i svaniti timori per un rialzo dei tassi di interesse avvenuti quattro volte nel 2018.

Fondi bilanciati in positivo, flessibili meno, fondi hedge ancora in rosso

Continuano a marciare in territorio positivo i bilanciati (272 milioni dopo i 70 milioni di febbraio, pari a 530 milioni nel trimestre). Segno meno invece per i flessibili che sembrano aver preso l’appeal che una volta esercitavano sui risparmiatori: archiviano marzo a quota -735 milioni, dai -545 milioni di febbraio per un totale da inizio anno di -2,73 miliardi.

Restano sempre in rosso i fondi hedge (-29 milioni, dai -40 milioni a febbraio con -137 milioni nei tre mesi) e i fondi monetari (-762 milioni, dopo i -955 milioni di febbraio, ma restano comunque in attivo da inizio anno, +1,63 miliardi).

Sul fronte del passaporto dei fondi aperti, il rosso di marzo è stato causato interamente dai fondi di diritto italiano dai quali sono usciti 629 milioni, mentre negli esteri sono entrati 9 milioni. Nel trimestre il bilancio resta favorevole a questi ultimi (1,21 miliardi), mentre gli italiani hanno perso 2,9 miliardi.

Società di gestione: i migliori e i peggiori

Guardando alle singole società di gestione, si sono rivelate in attivo Poste (740 milioni), UBS Asset Management (564 milioni), Pramerica (308 milioni), Mediolanum (163 milioni) e Azimut (134 milioni).

Male invece Generali (-608 milioni), Intesa Sanpaolo (-384 milioni di cui -1,097 miliardi riferiti a Eurizon, invece è in positivo Fideuram, +712 milioni), Amundi (-341 milioni), Anima (-127 milioni), Allianz (-121 milioni) e Arca (-68 milioni).

Società estere presenti in Italia

Tra gli esteri presenti sul mercato tricolore senza disporre di una propria rete di distribuzione spicca il risultato di JP Morgan Asset Management che, con 401 milioni di raccolta, si conferma primo per masse (42,3 miliardi). Bene anche Morgan Stanley (377 milioni). Invece sono in rosso Invesco (-178 milioni), M&G (-104 milioni) e Franklin Templeton (-195 milioni).

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