In Asia il mercato del lavoro regge anche se la crisi europea fa male alle esportazioni; un buon auspicio per l’economia asiatica è la stabilità della domanda interna, che riduce il bisogno di stimoli monetari da parte delle banche centrali dell’area.
Due terzi dei datori di lavoro asiatici intervistati da Hays Plc, azienda più grande del Regno Unito di reclutamento, hanno infatti dichiarato che prevedono di aumentare gli stipendi di almeno il 3% quest’anno, mentre il 54% dei datori di lavoro darà bonus a più della metà dei loro dipendenti. Il tasso di disoccupazione è sceso a Singapore al punto più basso da quattordici anni a questa parte, con il 2% nel 2011, mentre a Hong Kong il tasso di gennaio ha registrato livelli che non si vedevano dal 1998. La Corea del Sud, invece, si trova, per quanto riguarda la disoccupazione, al livello più basso dall’inizio del 2008.
Anche il Giappone, che ha registrato il suo terzo anno di contrazione economica nell’utimo trimestre del 2011, ha visto il suo tasso di disoccupazione scendere lo scorso anno al 4,6% nel mese di gennaio, dal 4,9% di un anno prima, secondo quanto ha rivelato un rapporto del governo pubblicato questa mattina.
Si registra una buona condizione del mercato del lavoro anche per quanto riguarda il settore finanziario. Mentre le banche, inafatti, tagliano migliaia di posti di lavoro a seguito della crisi del debito europeo, le società finanziarie tra cui Citic Securities International Co., HSBC Holdings Plc e Standard Chartered Plc sono in competizione per l’assunzione di personale in Asia, al fine di sfruttare i mercati che si sviluppano nell’area.
Le società finanziarie stanno incrementando i loro libri- paga in Asia, anche se hanno tagliato nuovamente molte unità altrove, sottolineando il richiamo esercitato dal continente asiatico. HSBC, che mira a tagliare 30.000 posti di lavoro in tutto il mondo, potrebbe espandere il suo organico nell’area dell’Asia e del Pacifico fino ad una percentuale del 5% entro la fine del 2013, secondo quanto ha dichiarato la banca il mese scorso. Standard Chartered Plc, creditore del Regno Unito che guadagna la maggior parte dei suoi profitti in Asia, prevede di assumere fino a 2.600 nuovi dipendenti dopo la pubblicazione di un guadagno record negli ultimi otto anni.
La Thailandia, invece, ha annunciato oggi che la fiducia dei consumatori è aumentata per il terzo mese consecutivo, aggiungendo un ulteriore punto ai segni di ripresa dopo aver subito le peggiori alluvioni del Paese degli ultmi settant’anni. L’Università della Camera di Commercio thailandese ha infatti dichiarato oggi a Bangkok che l’indice è salito a 65,5 da quota 64 a gennaio . L’indicatore si basa su un sondaggio con 2.233 intervistati.
Ieri il National Bureau of Statistics con sede a Pechino e la Federazione Logistica e Acquisti hanno invece riportato che il Puchasing Managers Index cinese è salito a 49,5 il mese scorso: il punto più alto da ottobre, sebbene un numero inferiore a 50 segnali una contrazione.
Le società asiatiche hanno subito uno shock per quanto riguarda l’offerta nel corso dell’anno passato tra il terremoto del Giappone e le inondazioni della Thailandia, ma le economie hanno tenuto testa ai fenomeni naturali. La regione ha esportato 4.690 miliardi dollari di merci nel 2010, il che rappresenta circa un terzo delle spedizioni a livello mondiale, secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
«Le aziende hanno rispolverato i loro quaderni a partire dal 2008 e attuato le misure di risposta alla crisi per rimanere a galla», ha dichiarato Wai Ho Leong, economista esperto dell’Asia presso Barclays Capital a Singapore. «Hanno capito che sarebbe stato temporaneo e che bisognava aggrapparsi alla forza lavoro. Le aziende hanno risposto mediante un taglio alle loro partecipazioni di inventario, ma non ci sono state perdite di posti di lavoro».
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