Analisi tecnica e statistica: come operare con successo sui gap dell’indice Dax

Grazie al connubio fra l’analisi tecnica e la statistica si possono studiare le caratteristiche dei gap su un determinato mercato e sfruttare queste indicazioni per l’implementazione di strategie operative efficaci

Analisi tecnica e statistica: come operare con successo sui gap dell'indice Dax

Una peculiarità che contraddistingue i mercati azionari da quelli valutari è la presenza dei gap: dei veri e propri buchi nei grafici di uno strumento finanziario che riflettono la mancanza offerte, sia in acquisto che vendita, nei book per uno o più specifici livelli di prezzo.

Dal punto di vista tecnico i gap separano il massimo (gap up, o rialzista) o il minimo (gap down, o ribassista) di una seduta dall’apertura di quella successiva.

Studiare le caratteristiche dei gap su un determinato mercato e/o strumento finanziario può aiutare i trader e gli operatori nell’implementazione di strategie operative efficaci come quella che andremo a spiegare di seguito.

Le statistiche sui gap dell’indice Dax

Abbiamo studiato le caratteristiche dei gap up e down riscontrati sull’indice Dax, attingendo ad un database di oltre 4.000 sedute, per verificare se ci fosse un qualche tipo di vantaggio statistico nello sfruttare questi «buchi» per la propria operatività. Nella tabella sopra i risultati.

Sul Dax il 60% dei gap è rialzista

Abbiamo osservato che sui 16 anni di storico analizzato, il 31% circa della totalità delle sedute apre in gap con ampiezza media di 30 punti: di questi 1.265 casi, il 59,53% sono gap rialzisti mentre il 40,47% sono ribassisti. La prevalenza di gap up è dovuta alla struttura bullish del mercato negli ultimi anni.

Siamo poi andati ad analizzare la struttura delle candele che seguono i buchi nelle contrattazioni. Abbiamo notato che l’estensione media di una barra dopo un gap down è maggiore rispetto a quella di una barra che segue un gap up. Il confronto è infatti tra 65,21 punti medi nel primo e 51,77 punti medi del secondo.

Le tempistiche di chiusura dei gap

Le informazioni più interessanti arrivano dalle tempistiche di chiusura di un gap: nel 63,87% i gap vengono chiusi durante la giornata. La struttura rialzista del mercato è chiara: un gap up si serve in media di 28 giorni per essere chiuso, quasi il triplo dei gap down, che impiegano quasi 11 giorni per chiudersi. In generale, oltre la metà delle sedute chiude nella direzione del gap. Nello storico analizzato, sono solamente 26 i buchi ancora aperti.

Come sfruttare queste indicazioni nella propria operatività

Operativamente queste indicazioni rivestono un’importanza fondamentale. Disponendo di questi dati si potrebbe implementare una strategia con un’ottima probabilità di successo (circa il 64%) adottando un’operazione che miri alla chiusura del gap nel giorno della sua creazione.

Oltre a questo, se il gap venisse chiuso si potrebbe usare una strategia stop and reverse che miri ad una prosecuzione dei prezzi nel senso dell’apertura del gap. Per quanto riguarda lo stop loss, basterà basarsi sul dato relativo all’estensione media delle barre.

Volendo esemplificare, dopo un gap down si valuterà l’acquisto dell’indice tedesco con obiettivo di prezzo localizzato sul minimo della seduta precedente e stop loss ad una distanza di circa 70 punti dall’ingresso. Il rapporto rischio rendimento medio sarà sfavorevole, ma verrà premiato dall’alta probabilità di successo.

In caso di andamento positivo, si andrà a ricercare un punto di ingresso per una strategia short con l’obiettivo posto a circa 20-30 punti dall’entry point e stop loss sotto i minimi di giornata. L’analisi tecnica, soprattutto in quest’ultimo caso, sarà particolarmente utile per valutare l’effettiva capacità dei prezzi di proseguire o meno il movimento in atto.

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