Amazon è un servizio postale: arriva la diffida dell’Agcom

Amazon viene equiparata dall’Agcom come un corriere espresso, dato che effettua un servizio di consegne. Il colosso americano dovrà adeguare i contratti di lavoro.

Amazon è un servizio postale: arriva la diffida dell'Agcom

Il Garante delle comunicazioni italiano (Agcom) ha ufficialmente inviato una diffida ad Amazon per adeguare le proprie controllate Amazon Italia Logistica e Amazon City Logistica s.r.l. perché effettuando consegne e smistamento possono essere equiparate a un servizio postale. Amazon dovrà quindi adeguare i contratti di lavoro dei propri dipendenti. La Corte UE di giustizia permette ai produttori di beni di lusso di scegliere di non vendere i propri prodotti online tramite società terze, come per esempio Amazon.

Amazon dovrà adeguare i contratti di lavoro

Amazon rientrerà sotto l’ala del Garante delle comunicazioni, dal momento che quest’ultimo lo ha catalogato come servizio postale. Fino ad oggi il colosso americano ha svolto il servizio postale senza averne titolo.

In particolare le controllate operanti in Italia Amazon Italia Logistica e Amazon City Logistica dovranno presentare regolare richiesta per accedere al servizio. Esso consiste nella compilazione della modulistica e di un pagamento di 614€, briciole per il colosso americano. Il tempo massimo per potersi adeguare è di 15 giorni.

Essere servizio postale significa però dover adeguare i contratti di lavoro, che ora dovranno essere quelli collettivi relativi al settore postale. Già il 24 novembre, in occasione del Black Friday, uno sciopero dei dipendenti di Amazon venne indetto nello stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, a causa delle condizioni di lavoro. La diffida del Garante ad Amazon dà chiaramente man forte ai dipendenti che avevano scioperato nella loro battaglia sindacale.

Il titolo di Amazon a Wall Street è indifferente alla notizia, vista la vastità del suo raggio d’azione, e segna alle 16.30 +0,66%. Il valore delle azioni del colosso dell’e-commerce americano arriva a quota 1.149,25$.

Una sentenza della Corte UE penalizza Amazon

La Corte europea di giustizia ha stabilito che un fornitore di beni di lusso può richiedere che i suoi prodotti non vengano venduti online da società terze, come per esempio Amazon.
La Corte di giustizia dell’Unione Europea spiega inoltre:

Un simile divieto è adeguato e in linea di massima non va oltre quanto necessario per salvaguardare l’immagine di lusso dei prodotti

La diatriba nacque in Germania, dove la Coty Germany, società che vende prodotti cosmetici di lusso, aveva scelto con una selezione accurata i negozi dove sarebbero stati venduti i prodotti. L’obbligo contrattuale prevedeva il divieto di vendere i prodotti della Coty Germany online grazie a società terze come Amazon, cosa che invece fece la Akzente.

La Coty Germany fece ricorso, ma il tribunale tedesco rimandò la decisione alla Corte europea di giustizia, che è stata ufficializzata oggi.
Questo potrebbe essere un duro colpo per Amazon perché altre aziende che vendono prodotti di lusso potrebbero seguire l’esempio e chiedere il divieto di vendita sul portale online del colosso americano.

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