Al via la tanto discussa e temuta riforma del lavoro, ma il Financial Times la critica: «Premia i più anziani, penalizza i giovani».
Approvate le modifiche alla riforma del lavoro
Le commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera hanno approvato le modifiche alla riforma del lavoro. Il via libera alla riforma Fornero è stato dunque dato dalla maggioranza (la Lega Nord si è astenuta).
I principali cambiamenti della riforma del lavoro agevolano, secondo gli esperti, la flessibilità in uscita, mentre rimandano le questioni della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali.
Le modifiche riformulate stabiliscono una diminuzione dei tempi di intervallo tra un contratto e il successivo per i lavori stagionali, mentre per quanto riguarda i contratti di apprendistato la situazione risulta maggiormente agevolata, soprattutto perché è prevista l’assunzione a tempo indeterminato per gli apprendisti in somministrazione.
Inoltre i requisiti che contraddistinguono una partita IVA vera da una partita IVA falsa dovranno essere rispettati per 2 anni, invece di 1 come era stato preventivato. Infine, la durata gli ammortizzatori sociali per gli over 50 del centro Nord e per i lavoratori del Sud, inizialmente ridotta di 6 mesi nel 2014, è stata ripristinata.
Le critiche dal Financial Times
Nessuna manovra per proteggere 600.000 giovani disoccupati, mentre il punto focale dell’attenzione si è spostato sostanzialmente su come proteggere i vecchi dipendenti vicini alla pensione. E’ la dura critica alla riforma del lavoro che proviene non dall’Italia, ma dal Regno Unito, e più precisamente dal Financial Times.
Un parterre di illustri opinionisti contrari ad alcuni punti della riforma, risponde alle domande del Financial Times, esternando considerazioni e riflessioni da non prendere assolutamente alla leggera. Come quando il professore di economia dell’Università di Tor Vergata, Gustavo Piga, dichiara: «Rischiamo di perdere per sempre queste persone se non hanno accesso al mercato del lavoro quando sono giovani e se non acquistano delle competenze. L’Italia rischia di perdere miliardi di euro in Pil se una grande fetta della popolazione non diventa parte della forza lavoro».
Anche l’economista Tito Boeri appare d’accordo: «Il nuovo sistema», afferma «penalizza i giovani e non ha fatto nulla per affrontare e risolvere il problema». Un problema che, secondo Boeri, andrà anche a inficiare sulla crescita economica del Paese: se le aziende hanno paura di assumere, per via delle stesse protezioni che un giovane dipendente avrebbe in rapporto a un dipendente vicino alla pensione, i giovani saranno costretti a saltare da un lavoro a un altro per tutta la vita, a quanto rileva l’economista.
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