Il cibo sembra essere diventato il motore nascosto della politica mondiale:i rincari dei prezzi di oggi sono causati da trend come la domanda crescente e la crescente difficoltà di aumentare la produzione: nel mezzo, una popolazione in rapida espansione, l’aumento delle temperature che fanno appassire le colture, e pozzi d’irrigazione che inaridiscono. Contestualmente sembra venire meni la capacità, da parte delle nazioni, di attenuare l’effetto della scarsità.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, i costi degli alimentari, a livello mondiale, sono in prossimità di un livello record mentre la crescente domanda da parte di Cina e India supera i raccolti, danneggiati e compromessi dalle alluvioni e dalle siccità. Nel corso dello scorso anno, l’aumento dei prezzi, aggravato dai conflitti e dalle tensioni in Medio Oriente e nell’Africa del Nord ,e alimentato dal rialzo dei tassi d’interesse da parte della banche centrali (da Brasilia a Pechino), ha spinto 44 milioni di persone in uno stato di povertà.
Il Food Price Index delle Nazioni Unite è salito nove volte negli ultimi 10 mesi, e si è mantenuto vicino a un record in aprile, dopo che la peggiore siccità da almeno mezzo secolo in Russia e le inondazioni in Australia hanno spinto al rialzo i prezzi di tutto, dal grano alle carni bovine.
Tyson Foods, il più grande trasformatore di carne Usa, stima che l’aumento dei costi di mais e di soia si sta avvicinando a $ 500 milioni dall’anno scorso.
Le forniture di di grano sono relativamente limitate e la domanda è in aumento, ha dichiarato John A. Bryant, chief executive officer di Kellogg, il più grande produttore statunitense di cereali per la colazione.
"Poiché la popolazione mondiale cresce, ci sarà una notevole pressione sui prezzi a meno che i raccolti possano aumentare e capaci di soddisfare la domanda, ha detto ieri Armajaro Ryan’s. Armajaro Trading, fondata nel 1998, è specializzata nel sourcing di cacao, caffè e zucchero e impiega oltre 2.000 persone nel mondo.
Le scorte cerealicole mondiali per la stagione che si conclude nel 2011 si prevede caleranno al loro livello più basso dal 2008, principalmente a causa della riduzione delle scorte dei cereali secondari. Anche le scorte mondiali di grano caleranno, anche se il rapporto scorte/utilizzo rimarrà relativamente agevole, con le scorte di riso che si prevedono perfino in aumento.
“Sebbene le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2011 siano buone, saranno determinanti le condizioni climatiche “, ha detto Abdolreza Abbassian, esperto Fao del mercato del grano. “Le prospettive della produzione per il 2010 erano estremamente favorevoli un anno fa in questo stesso periodo, ma poi condizioni meteorologiche avverse tra luglio ed ottobre hanno cambiato drasticamente le previsioni”.
“Tra tutti i cereali, il mais è quello che desta maggiori preoccupazioni”, fa notare Abbassian. “Quest’anno avremmo bisogno di una produzione sopra la media, se non addirittura record, negli Stati Uniti per far si che la situazione del mais migliori. Ma sinora le semine hanno subito notevoli ritardi a causa del freddo e della pioggia”.
Il dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda) non sembra perdere l’ottimismo. L’aumento dei i prezzi potrebbe ridurre la domanda e indurre gli agricoltori a piantare di più, inmcrementando le fontiure.Le prime stime sulla stagione agricola 2011-12 sono state sorprendentemente benevole: gli esperti del Governo Usa ritengono che la produzione cerealicola mondiale aumenterà complessivamente del 4% e che le scorte statunitensi potranno risalire dai minimi pluriennali, grazie a raccolti generosi non solo in patria, ma anche in molte altre aree del mondo, che consentiranno di alleggerire la domanda degli importatori.
Per l’Usda la produzione mondiale di frumento rimbalzerà del 3,3% rispetto alla passata stagione (a 669,55 milioni di tonnellate), quella di cereali foraggeri addirittura del 5,7% a 1.146,82 milioni di tonn. Negli Usa – grazie a una discesa dell’export ai minimi da 9 anni – le scorte di mais riusciranno a risalire a 900 milioni di bushel, dopo essere precipitate in questa stagione ad appena 730 milioni, il minimo dal 1996-97. Il livello rimarrà storicamente basso, ammette l’Usda. Ma in rapporto ai consumi si passerà comunque dal 5,4 al 6,7 per cento. E gli analisti si aspettavano un risultato decisamente peggiore, non solo per il mais ma anche per la soia. Invece, pure i semi oleosi per l’Usda avranno raccolti record e, in patria, scorte finali in ripresa.
Le preoccupazioni dell’Usda appaiono forse modeste, ma gli analisti non sono affatto convinti che la stagione procederà senza intoppi.
Negli Usa i raccolti sono tutt’ora minacciati in alcune zone dalla siccità, in altre sono le esondazione dei fiumi a generare ansia: le semine di mais procedono a ritmi lenti a causa delle piogge eccessive con la conseguenza di una minor resa, mentre il raccolto invernale di grano si appresta ad essere il più scarso da 5 anni.
I numeri che fanno più discutere riguardano le giacenze, soprattutto nell’ottica della possibile evoluzione dei mercati, tenendo conto che l’export americano di mais rappresenta più del 50% degli scambi a livello mondiale.
Alla fine di marzo, la stima Igc sugli stock mondiali era di 118 milioni di tonnellate, con una riduzione del 22% rispetto alla campagna 2010: si tratta del livello più basso da 15 anni.