L’economia dello Zimbabwe è in crescita, in parte perché il governo nel 2009, ha scartato la valuta del paese a favore del dollaro USA. La mossa ha permesso di domare l’inflazione e ha rallentato la fuga degli investitori. Eppure una radicale sfiducia per quanto riguarda la capacità di gestione da parte del governo in merito alle questioni di denaro serpreggia tra i comuni cittadini dello Zimbabwe, privando le banche dei depositi di cui hanno bisogno per guidare un’espansione economica più rapida che possa alleviare in qualche modo le tensioni del paese.
L’incertezza ha trasformato lo Zimbabwe in una nazione di accaparratori. I dollari statunitensi esposti nelle strade del paese, attestano un’economia di cassa solida che ignora gran parte delle banche del paese. I depositi nelle banche dello Zimbabwe si sono ripresi dagli 1,25 miliardi di dollari registrati all’inizio del 2010 a 3,3 miliardi di dollari dopo la «dollarizzazione» dell’economia. La gente, però, detiene più di tale importo, circa 3,5 miliardi di dollari, fuori dalle banche, secondo l’Associazione dei banchieri dello Zimbabwe.
Le banche del paese sono assetate di liquidità e la banca centrale ha perso il controllo della sua valuta rispecchiano le sfide di altri paesi, tra cui Grecia, Malawi e Swaziland. I guai registrati dalla banca centrale dello Zimbabwe hanno però raggiunto un diverso livello di disfunzione.
Negli ultimi dieci anni, la Reserve Bank ha prestato 1,5 miliardi di dollari al governo del presidente Robert Mugabe per i progetti personali. La banca deve ora 1,1 miliardi di dollari a un gruppo di banche di sviluppo regionali e centrali, che dice di non poter rimborsare perché il governo non ha rimborsato a sua volta.
Nel frattempo, la banca non può anche servire come finanziatore di ultima istanza dello Zimbabwe. Il governo è in trattative con l’africana Export-Import Bank per creare un programma da 100 milioni di dollari al fine di riavviare la struttura come prestatore di ultima istanza.
Dopo che lo Zimbabwe ha abbandonato la sua valuta a favore del dollaro statunitense, l’economia è cresciuta ad un tasso annuo del 6% nel 2009 e del 9% nel 2010. Ma la crescita è scesa di nuovo ad un tasso del 6% lo scorso anno e scenderà al 3,1% quest’anno: questo è quanto si può leggere nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale.
Il settore bancario paralizzato sta contribuendo al tasso di crescita in calo, ha dichiarato Yvonne Mhango, economista di Renaissance Capital per l’Africa sub-sahariana.
Nonostante l’impatto decisivo che è seguito al processo di dollarizzazione dell’economia dello Zimbabwe, il paese registra comunque un significativo calo nella crescita economica degli ultimi tempi e, come si è potuto vedere, le previsioni per il futuro puntano al ribasso. La situazione tendenziale dello Zimbabwe non è da sottovalutare, perchè al di là del dato assoluto, costituisce un monito e un campanello d’allarme che riguarda tutte le economie emergenti.
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