L’acqua e la sua gestione, un’urgenza di cui nessuno parla

7 aprile 2020 - 19:02 |

Il mantenimento delle reti idriche, l’accesso sostenibile all’acqua e la tutela del patrimonio liquido sono tra le urgenze più prioritarie da affrontare in emergenza coronavirus.

L'acqua e la sua gestione, un'urgenza di cui nessuno parla

Il mantenimento delle reti idriche, l’accesso sostenibile all’acqua e la tutela del patrimonio liquido diventano sempre più le prioritarie urgenze da affrontare in emergenza coronavirus.

Nel corso degli ultimi cento anni l’utilizzo globale di acqua è cresciuto di sei volte, una crescita che proseguirà costantemente ad un tasso pari a circa l’1% annuo in conseguenza dell’incremento della popolazione, dello sviluppo economico e del cambiamento dei modelli di consumo.

Al termine del periodo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (2000-2015), il 91% della popolazione mondiale faceva ricorso a fonti di acqua potabile migliorate, mentre il 68% utilizzava strutture igienico-sanitarie migliori.

Resta ancora molto da fare per raggiungere i nuovi e più alti livelli di approvvigionamento idrico e di servizi igienico-sanitari gestiti in sicurezza, come definiti negli SDG, rispettivamente per i 2,2 miliardi e i 4,2 miliardi di persone ancora non in grado di accedere a questi più elevati livelli di servizio.

Salvaguardare l’acqua e le infrastrutture idriche a fronte del peggioramento dei cambiamenti climatici è una priorità: “We cannot afford to wait. Water can help fight climate change. Everyone has a role to play”, ovvero: “Non possiamo permetterci di aspettare. L’acqua può aiutare a combattere i cambiamenti climatici. Ognuno ha un ruolo da svolgere”, è l’allarme lanciato dalle organizzazioni internazionali per la tutela del patrimonio idrico.

I cambiamenti climatici e le infrastrutture umane possono incidere sul ciclo dell’acqua, causano eventi meteorologici estremi, minacciano la biodiversità. Oltre a istituzioni e gestori, anche i singoli cittadini devono responsabilmente attivarsi in quanto tutti facciamo parte integrante di un delicato ecosistema.

Generalmente, cresce l’attenzione alla protezione delle fonti idriche: dal punto di vista qualitativo e quantitativo le acque sotterranee presenti all’interno dei bacini di gestione dei servizi idro-potabili delle società necessitano di continui interventi di tutela, interventi che hanno dei costi. Il livello della falda dipende essenzialmente dalla quantità delle precipitazioni e dallo stato delle infrastrutture idriche nei quali si adopera.

La cattiva qualità dell’acqua dovuta all’eutrofizzazione, causata da una cattiva gestione degli impianti igienico sanitari, costituisce uno dei problemi più diffusi a carico degli approvvigionamenti idrici disponibili, della pesca e delle attività ricreative. A titolo di esempio, le stime dei costi dei danni causati dall’eutrofizzazione nei soli Stati Uniti d’America si aggirano intorno ai 2,2 miliardi di dollari all’anno, come descritto dal recente report mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2020.

A livello mondiale è possibile attivare soluzioni basate sulla natura per consentire un migliore adattamento ai cambiamenti climatici, migliorare l’efficienza, l’efficacia e la solidità delle infrastrutture di gestione dell’acqua, funzionamento, manutenzione e contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Attualmente, gli investimenti «basati su natura» permangono al di sotto dell’1% degli investimenti totali in infrastrutture di gestione delle risorse idriche.

Inoltre, secondo i dati, i gestori delle reti idriche e delle acque reflue sono responsabili di una percentuale compresa tra il 3-7% delle emissioni di gas ad effetto serra e queste stime non tengono conto delle emissioni relative agli scarichi dei liquami non trattati. Le acque reflue non trattate costituiscono una fonte importante di costi umani, ambientali ed economici che si dovrebbero arginare e ammortizzare.

Il 60% delle acque dolci di tutto il mondo attraversa i confini nazionali. La cooperazione transfrontaliera risulta essenziale nel produrre efficaci misure di adattamento ai cambiamenti climatici e per non incidere troppo sul prossimo futuro dei sistemi fiscali dei cittadini.

Ricordiamo che i cambiamenti dei modelli delle precipitazioni causati dai cambiamenti climatici comporteranno molto probabilmente un incremento dell’intensità e della frequenza di inondazioni e siccità in numerose aree del mondo. In tutto il mondo, tale frequenza è cresciuta di oltre il 50% nel corso dell’ultimo decennio.

Attualmente eventi di questa tipologia si verificano con una frequenza di quattro volte superiore rispetto al 1980. La tendenza ad un maggior numero di catastrofi naturali correlate con le inondazioni deve far riflettere sulla necessità di cambiare le politiche idriche, ammodernare l’intero impianto legato agli acquedotti, alla acque reflue, al patrimonio idraulico e sviluppare politiche eco-sostenibili che blocchino nel presente l’emergenza, evitando di creare problemi economici, fiscali e di tassazione nel prossimo futuro.

Mantenere in sicurezza e garantire l’efficacia delle strutture legate all’acqua pubblica, anche in caso di emergenza, richiede lavoratori professionisti e pronti a garantire interventi specifici sugli impianti di trattamento gestiti. La problematica evidenziata dal rapporto delle Nazioni Unite è generale perché reclama l’attenzione della politica sulla gestione e l’occupazione di tutti coloro che sono legati al mondo idraulico e alle infrastrutture idrauliche.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 8 aprile

Gli obiettivi dovrebbero essere 17 ma i conflitti d’interesse sono molti di più.

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