La seduta di ieri è stata caratterizzata da un’alternanza di momenti di euforia e sfiducia. L’incertezza si è concretizzata soprattutto sui mercati azionari che dapprima hanno esultato per il successo del collocamento dei bond decennali spagnoli ma poi hanno perso fiducia quando il Leading Indicator (il Superindice) ha prospettato che l’economia a stelle e strisce possa rallentare nei prossimi mesi, a causa del fardello del deficit pubblico e commerciale di numerosi Paesi (per lo più europei). Il cambio Euro/Dollaro, dopo aver toccato un minimo in mattinata a 1,2240 (in zona di supporto), ha messo il turbo andando a perforare l’arcigna resistenza di 1,2350 e portandosi poi anche sopra 1,24. Il cambio è sempre più vicino ad area 1,2450 ma anche prossimo a raggiungere la trendline ribassista di medio periodo (facilmente visualizzabile dal daily chart). Il rimbalzo in corso (+4% dai minimi di area 1,1880) è davvero importante anche se andava messo in preventivo visto che da inizio anno la divisa europea aveva perso qualcosa come il 20% rispetto al dollaro statunitense.
Il trend rialzista emergente sulle principali valute high-risk (comprese le commodity currency, come il dollaro australiano e neozelandese) resta abbastanza solido, anche se c’è da evidenziare il forte apprezzamento di due beni rifugio quali il franco svizzero e l’oro. Generalmente, il movimento rialzista di questi due asset è associato a un clima di forte incertezza e spesso anticipano anche pericolose ondate di avversione al rischio. E’ un campanello d’allarme da non sottovalutare, ma al momento non mi sembra il caso di mettersi già pronti a vendere massicciamente le high-risk currencies.
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