Il rally di Piazza Affari sembra essersi esaurito. Il 1° agosto il Ftse Mib ha lasciato sul terreno oltre il 2%, completando un bearish engulfing disegnato nelle sedute precedenti. L’indice ha violato i 40.500 punti e, in caso di conferma del movimento correttivo, potrebbe scivolare verso l’area 39.000-38.500, dove passa il prossimo supporto rilevante. Il clima resta fragile, con volumi ridotti e nervosismo crescente su banche centrali, inflazione e scenari geopolitici.
Proprio dalla Bce è arrivata la doccia fredda. Nel meeting del 24 luglio, l’Eurotower ha lasciato invariati i tassi, così come ha fatto la Fed pochi giorni dopo. Ma a gelare i mercati è stato il tono delle parole di Christine Lagarde: la presidente ha messo in pausa il ciclo di tagli appena iniziato a giugno, lasciando intendere che a settembre non ci sarà alcun ulteriore allentamento. A confermare questa lettura sono arrivate anche le nuove previsioni degli analisti.
Barclays, ad esempio, ha rinviato al 2026 il secondo taglio precedentemente previsto per dicembre, mantenendo però l’outlook sul tasso finale: 1,5% per il tasso sui depositi, contro il 2% attuale. Ma è soprattutto la revisione di BNP Paribas a fare rumore: gli analisti francesi non vedono più alcun taglio all’orizzonte. Anzi, mettono in conto un possibile rialzo nel quarto trimestre 2026, complici la tenuta dell’economia europea e la speranza (poi concretizzata domenica 27 luglio) di un accordo sui dazi tra USA e UE.
Nel mezzo di questo scenario indecifrabile, con banche centrali ambigue e mercati nervosi, ci sono però titoli che meritano attenzione: cinque azioni italiane che ad agosto potrebbero muoversi con forza, spinte da trimestrali, fattori stagionali o movimenti tecnici. Non necessariamente da comprare ora, ma sicuramente da tenere nel mirino. Vediamole una per una.
1) ERG
Grafico ERG
Fonte Tradingview
Dopo un 2024 difficile e un inizio 2025 poco incoraggiante, ERG ha messo a segno un recupero convincente superiore al 7% negli ultimi tre mesi, grazie al ritorno d’interesse per i titoli difensivi a medio rendimento. I conti del secondo trimestre 2025 mostrano segnali incoraggianti: margine operativo lordo a 128 milioni di euro (+11% a/a) e utile netto di gruppo in crescita del 21%, a 34 milioni, trainati dal contributo dei parchi eolici rinnovati in Italia. Resta negativa però la performance semestrale, con EBITDA a 274 milioni (-3%) e utile netto a 83 milioni (-22%). Tuttavia, ERG ha confermato la guidance 2025: EBITDA tra 540-600 milioni, investimenti tra 190-240 milioni e debito netto tra 1.850-1.950 milioni. A dare fiducia al mercato sono anche le mosse strategiche recenti: il lancio del primo impianto BESS, un nuovo parco in Irlanda del Nord e il PPA siglato con una utility italiana, che blinda ricavi a lungo termine. L’ad Merli parla di risultati solidi in un contesto sfidante e sottolinea la capacità di ERG di valorizzare impianti fuori incentivo. Gli analisti ora attendono la verifica sul campo e nuovi sviluppi estivi potrebbero imprimere ulteriore slancio al titolo.
2) Marr
Grafico Marr
Fonte Tradingview
Il caldo fa bene a Marr. Storicamente legato alla stagionalità estiva, il titolo ha tenuto bene nelle ultime settimane, oscillando attorno a quota 12 euro e mostrando segnali di accumulo. Il trimestre estivo, cruciale per la distribuzione foodservice, sarà decisivo per capire se la crescita attesa si tradurrà in margini operativi solidi.
In attesa dei conti del 5 agosto, gli analisti restano ottimisti, con target price superiori ai valori attuali e stime di miglioramento sull’EBITDA. Marr è uno di quei titoli che piacciono ai fondi per la sua natura anti-ciclica e per una leadership nel settore ancora poco replicabile. Ma il vero nodo sarà capire se, con l’inflazione in calo e i consumi ancora altalenanti, la domanda fuori casa resterà sostenuta anche in autunno.
Equita ha assegnato un rating buy al titolo con obiettivo a 13 euro, distante circa il 28% dai prezzi attuali.
Dal punto di vista tecnico, oltre la trend line che scende dai massimi del 2023, attualmente in area 10, e alla rottura di 10,50 euro ci sarebbero le premesse per un allungo oltre i top annuali a 11,30 in direzione di 12 e 12,50 euro.
3) STM
Grafico STM
Fonte Tradingview
STM ha perso quasi il 20% in Borsa dopo la pubblicazione dei conti del secondo trimestre 2025, con un crollo che riflette non solo dati deludenti, ma anche un sentiment drasticamente peggiorato. I ricavi sono calati del 14,4% su base annua a 2,77 miliardi di dollari, mentre il risultato netto è passato da un utile di 353 milioni a una perdita di 97 milioni, per l’impatto di oneri straordinari per 190 milioni legati a svalutazioni e ristrutturazioni. Tuttavia, il vero catalizzatore del sell-off è stata la guidance per il terzo trimestre. STM prevede ricavi in crescita sequenziale (+15%) ma inferiori alle attese del consensus e in calo su base annua, senza fornire indicazioni sull’intero 2025.
Il titolo ha travolto tutti i primi supporti tecnici a 26 euro e a 23,5 euro. Gli analisti, come Morgan Stanley ed Equita, mantengono un rating neutrale e un target price a 26 euro, segnalando un’assenza di upside nel breve. Tuttavia, in un’ottica di medio-lungo periodo, STM resta un nome da monitorare: la ripresa ciclica dei semiconduttori, i segnali positivi dalle divisioni “personal electronics” e “industrial”, e la solidità di un gruppo europeo strategico nel tech suggeriscono che, nonostante il momentum negativo, un eventuale test dell’area 19 euro potrebbe rappresentare un punto di ingresso interessante per chi ha una view più paziente.
leggi anche
STM crolla in Borsa dopo i conti. Titolo sotto pressione: occasione o segnale d’allarme?
4) Saipem
Grafico Saipem
Fonte Tradingview
Saipem è uno dei titoli più vivaci e controversi del panorama estivo di Borsa Italiana. Non è certo un’azione per investitori prudenti, ma proprio la sua elevata volatilità e i forti volumi attraggono i trader alla ricerca di movimenti esplosivi. A luglio il titolo ha registrato una nuova fiammata rialzista, poi riassorbita bruscamente. Sebbene Barclays abbia leggermente tagliato il target price a 3,30 euro, il giudizio resta “Overweight” e il mercato continua a credere nel potenziale di Saipem, anche in ottica di una possibile aggregazione da 300 milioni di dollari con Subsea 7.
Il punto critico per Saipem, tuttavia, rimane la redditività. Il nuovo modello asset-light garantisce flessibilità e cassa, ma pesa sui margini, come dimostrano i costi di leasing crescenti e l’EBIT sotto il 6%. Nonostante questo, il portafoglio legacy,che finora ha zavorrato i conti, sta arrivando a fine corsa. Chi guarda a Saipem oggi deve mettere in conto scossoni anche violenti, ma chi sa cavalcare la volatilità potrebbe trovarsi tra le mani uno dei cavalli vincenti della seconda metà del 2025.
5) Campari
Campari
Campari ha sorpreso positivamente sul fronte dell’EPS (+12,5% rispetto alle attese), ma ha deluso sul piano dei ricavi e dell’utile netto, in calo nel secondo trimestre 2025. Il mercato ha reagito con una volatilità marcata: nonostante il beta contenuto (0,67), la volatilità mensile ha sfiorato il 9%, segno di un titolo conteso tra chi vede spazio per un rimbalzo tecnico e chi teme l’avvio di una nuova gamba ribassista.
La reazione post-trimestrale è stata netta (+7,5% a 6,516 euro), alimentata da una solida crescita organica (+3,5%) e da un ebit adjusted in miglioramento (+3%). Il sentiment è virato in positivo, soprattutto tra gli investitori che avevano posizioni short prima della pubblicazione dei conti. Equita, Mediobanca e Barclays hanno rivisto le stime: il consensus si attesta su un target price compreso tra 6,20 e 8 euro. Se l’avvio promettente dell’estate dovesse tradursi in una stagione forte, come indicato da Equita, il titolo potrebbe trovare nuovi catalizzatori e salire stabilmente oltre 6,50 euro (limite superiore del doppio minimo disegnato tra febbraio e aprile. In tal caso, sarebbe lecito ambire al test di 7,85 euro, target del pattern e massimi di ottobre 2024.
Tuttavia, permangono rischi legati al cambio (impatto negativo del dollaro) e ai dazi USA. L’attesa ora è per il Capital Market Day di novembre, da cui potrebbe emergere una nuova narrativa strategica. Intanto, il potenziale upside medio supera il 15%, ma il mercato vuole certezze, non solo suggestioni.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |