Uno dei timeframe più battuti da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), l’emittente del risparmio gestito, cioè buoni e libretti postali, è il 4 anni. È un arco temporale che rappresenta il giusto compromesso tra le scadenze medio-lunghe come il 7-10 anni e quelle corte alla lettera come il 6-12-18 mesi.
Dati gli attuali livelli sia di inflazione che di rendimento sul reddito fisso avere cash infruttifero per X anni è davvero un lusso da ricchi. In un quadriennio la perdita di potere d’acquisto cumulata può raggiungere e, nei casi estremi anche superare, il 10%. Cioè 1.000 € oggi potrebbero valere sui 900 € effettivi a ottobre 2030, e questo senza aver mosso 1 euro dal conto o dal libretto. Poi ci sono le tasse allo Stato e le eventuali spese di gestione rapporto, per cui nella più rosea delle ipotesi la perdita quadriennale sarebbe almeno quel 10%. Dall’altro lato ci sono i potenziali ritorni tornati a salire grazie alle tensioni sul comparto obbligazionario. Vediamo, al riguardo, 4 diversi buoni fruttiferi postali a 4 anni per guadagnare fin al 12,55% lordo totale.
Sfruttare i buoni come un Piccolo Piano di Accumulo del Capitale (PAC)
Per chi intende costituire mattone dopo mattone un capitale a scadenza e cerca un prodotto postale, la risposta si chiama Buono 4 anni risparmiosemplice. Sono titoli disponibili solo in formato dematerializzato e in favore di chi sottoscrive il Piano di Risparmio risparmiosemplice, da effettuarsi presso gli uffici postali. Il titolo prevede:
- sottoscrizioni periodiche a cadenza mensile o bimestrale, ogni 5 o 27 del mese, per importi minimi di 50 € e multipli fino ad un massimo 10mila € daily;
- sottoscrizioni da reinvestimento di un importo netto (l’intera somma, purché almeno pari a 50 €) incassato da un vecchio 4 anni risparmiosemplice giunto a scadenza;
- sottoscrizioni aggiuntive giornaliere, di almeno 50 € e multipli fino a un massimo di 10mila € giornalieri.
Ad ogni sottoscrizione CDP corrisponde un Buono 4 anni risparmiosemplice. Ancora, se si effettuano almeno 24 sottoscrizioni periodiche, CDP riconosce un rendimento premiale applicato su ciascun buono presente nel Piano portato a scadenza.
Veniamo ai ritorni annui lordi e netti della versione standard e premiale. La versione base paga l’1,25% annuo, l’1,10% al netto della trattenuta, con coefficienti pari a 1,05094534 e 1,04457717. La premiale, invece, riconosce l’1,50% annuo, che scende all’1,32% al netto delle tasse, con coefficienti pari a 1,06136355 e 1,05369311.
La serie in questione è ancora (dal 24/07/2026) la numero TF104A250624 e stupisce che CDP non l’abbia ancora rivista e aggiornata alle condizioni attuali di mercato. I tassi offerti, infatti, sono “anacronistici” rispetto all’esplosione degli yield avutasi soprattutto da settembre ai giorni nostri.
Il prodotto senza vincoli particolari di sottoscrizione
Buono 4 anni Plus è l’unico che non prevede criteri particolari di sottoscrizione, tranne quelli standard previsti per l’acquisto di un qualunque buono fruttifero. Ossia l’essere maggiorenne, rispettare il taglio minimo di sottoscrizione e la naturale scadenza del titolo, disporre di uno dei conti di regolamento previsti dall’emittente. Vale a dire un c/c postale o un libretto di risparmio postale con identica intestazione del buono comprato. Ancora, al pari degli altri BFP gli interessi sono tassati al 12,50%, il bollo è del 2X1.000 (nei soli casi di Legge) e sono esenti dalle imposte di successione. Inoltre fino a 50mila € a nucleo familiare non entrano nei calcoli ai fini ISEE, incluse (nei 50mila €) le giacenze su libretti e titoli di Stato.
Quanto alle condizioni economiche, la serie numero TF504A260922 disponibile dal 22 settembre paga il 2,25% annuo lordo, l’1,98% al netto delle tasse. I coefficienti finali sono pari a 1,09308332 e 1,08144790, come a dire che il titolo rende il 9,308% lordo e l’8,144% netto complessivo.
Il buono postale più ricco sull’orizzonte quadriennale
Il prodotto più ricco sull’orizzonte quadriennale è il Buono Soluzione Eredità (BSE), emesso esclusivamente in forma dematerializzata. Tuttavia, CDP ne ha limitato il perimetro di disponibilità a precise categorie di clienti, dato che è riservato ai soli beneficiari di un procedimento successorio concluso in Poste. I beneficiari lo possono sottoscrivere dal giorno dopo la conclusione dell’iter successorio fino al 90° giorno dalla data in cui vengono liquidate le somme in loro favore. Non muta il taglio minimo di sottoscrizione di 50 € e multipli e le altre condizioni generali come cointestazione, emissione, costi e tasse.
Anche BSE paga interessi fissi a naturale scadenza, con gli interessi calcolati su base annua in regime di capitalizzazione composta. In concreto, il tasso effettivo annuo di rendimento a scadenza è del 3,00% lordo e 2,64% netto. Invece i rispettivi coefficienti per la determinazione del montante spettante a scadenza sono 1,12550881 e 1,10982021. Tradotto, il ritorno lordo e netto cumulato in 4 anni è pari, nell’ordine, al 12,55% nel primo caso e al 10,98% nel secondo.
4 diversi buoni fruttiferi postali a 4 anni per guadagnare fin al 12,55% lordo totale
Senza mezzi termini, il buono più interessante sul 4Y è il BSE con il suo 3,00% annuo lordo, l’assenza totale di rischio di mercato e le zero spese di gestione. Inoltre non necessita della Mifid, ha tagli minimi modesti di sottoscrizione, è tutelato dallo Stato ed è sempre liquidabili prima del termine. In verità sono tutti vantaggi che hanno anche il 4 anni risparmiosemplice e il Buono 4 anni Plus, eccetto il rendimento annuo lordo a scadenza.
Fuori dal perimetro del risparmio postale le occasioni non mancano, a partire dai titoli di Stato. Ad esempio, il BTP Tf 1,65% 1Dic30 Eur, con ISIN IT0005413171 prezza 91,78 (prezzo di chiusura di Borsa di martedì 13) e rende il 3,47% annuo netto a scadenza. In soldoni, in 4,13 anni rende poco più del 14% netto totale, con le cedole pagate regolarmente ogni 6 mesi. Invece, se con un buono si dovesse malauguratamente uscire anzitempo dall’investimento, addio agli interessi fino ad allora maturati.
Morale, proprio se si è intolleranti al rischio e/o i capitali da impegnare sono esigui e/o non si vuole attivare la Mifid e il dossier titoli, allora vanno bene i buoni postali. Ma se il conto titoli è già presente, si è certi del periodo di impiego del capitale e un minimo di tolleranza al rischio sussiste, allora è il caso di rivedere le preferenze. Specie nel caso di importi più consistenti, perché i maggiori ritorni di altri prodotti (BTP e non) giustificherebbero, e come, l’eventuale profilatura Mifid e le spese di gestione titoli.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.