Il mercato delle criptovalute, e in particolare Bitcoin, non ha mai conosciuto mezze misure. È un’arena dove si confrontano visioni diametralmente opposte: da una parte ci sono i sostenitori incrollabili, veri e propri profeti del sistema decentralizzato, che vedono in BTC il futuro della finanza globale. Dall’altra, ci sono i pessimisti irriducibili, convinti che l’intero sistema crypto non sia altro che un castello di carte destinato a crollare rovinosamente.
Nel tempo, il dibattito si è acceso e spento come un pendolo che oscilla tra avidità e paura, tra euforia irrazionale e depressione dei mercati. E proprio come un pendolo, anche le previsioni su Bitcoin seguono cicli alterni: quando il mercato sale, tornano le profezie da «1 milione di dollari entro l’anno»; quando scende, riaffiorano le visioni apocalittiche.
Ma quali sono le 3 previsioni shock più drastiche sul futuro (o sul presunto collasso) di Bitcoin? Una di queste è molto recente e arriva da una voce di enorme peso nel panorama economico mondiale.
Un pendolo chiamato “Fear & Greed Index”
Prima di entrare nel vivo delle 3 tipologie di previsioni, è utile introdurre un concetto fondamentale per comprendere il sentiment del mercato: il Fear & Greed Index. Questo indicatore, disponibile anche per il mercato crypto su CoinMarketCap, misura l’equilibrio tra paura e avidità tra gli investitori. Nei momenti di euforia (Greed), si moltiplicano i target price da capogiro; nei momenti di panico (Fear), tornano in voga teorie complottiste e scenari da fine del mondo.
Ecco perché oggi, in una fase di forte correzione sia per le crypto che per i mercati tradizionali, le voci pessimistiche tornano prepotenti sulla scena. Come funghi dopo un temporale in montagna. Vediamo quali sono le 3 previsioni shock più emblematiche della storia (e del presente) di Bitcoin.
1. Ray Dalio & Co: “Bitcoin è una bolla”
Correva l’anno 2017. Il prezzo di Bitcoin era appena esploso verso i $20.000, alimentando un entusiasmo mai visto prima. Ma tra gli applausi, non mancavano le voci fuori dal coro. Ray Dalio, uno dei più rispettati gestori di hedge fund al mondo, definì Bitcoin una “bolla” altamente speculativa. A rincarare la dose fu Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, che lo bollò come una vera e propria “frode”. E come se non bastasse, Larry Fink (BlackRock) dichiarò che il Bitcoin era un “indice di riciclaggio di denaro”.
Queste dichiarazioni, all’epoca, fecero il giro del mondo e alimentarono un clima di diffidenza generale. Eppure, a distanza di qualche anno, il prezzo di BTC è salito di oltre 5 volte da allora. Chi ha avuto ragione?
La parte interessante arriva ora: gli stessi personaggi che avevano affossato il Bitcoin oggi si stanno muovendo in direzione opposta. JPMorgan studia soluzioni crypto per i clienti istituzionali. BlackRock è diventata una delle principali promotrici degli ETF su Bitcoin. E lo stesso Dalio, pur mantenendo alcune riserve, ha riconosciuto che la blockchain ha un potenziale interessante.
2. Donald Trump: “Una truffa pericolosa”
Nel 2018, durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, Donald J. Trump si espresse in termini inequivocabili: le criptovalute erano una “truffa”. In più di un’occasione, celebre quella a FOX Business, definì Bitcoin una minaccia per il dollaro e un sistema da ostacolare.
Anche in quel periodo, il dibattito sul Bitcoin era reso ancora più acceso da una figura come Elon Musk, che oscillava tra l’entusiasmo e la critica feroce. Prima annunciò che Tesla avrebbe accettato BTC come pagamento. Poi, ritrattò tutto, citando l’impatto ambientale. Infine, dichiarò alla BBC che “Bitcoin ha un valore totalmente infondato”.
Oggi? Lo scenario si è completamente ribaltato.
Trump ha cambiato radicalmente la sua narrazione. In vista delle elezioni, ha cercato il supporto degli attori crypto. Si parla addirittura della possibilità di inserire Bitcoin come riserva strategica statale. In campagna elettorale, DOGE viene persino menzionato come “Dipartimento governativo”, guidato dall’emblematico Elon Musk.
In pochi anni, da “truffa” a risorsa strategica. Un cambio di paradigma che lascia il segno.
3. Fama (molto) recente: “Bitcoin andrà a zero”
Questa è la previsione più recente e probabilmente la più clamorosa delle tre.
Durante una puntata del podcast Capitalisn’t, il premio Nobel Eugene F. Fama, uno degli economisti più influenti del mondo, ha espresso un’opinione durissima:
“Bitcoin andrà a zero [...]", aggiungendo di non sapere come, ma che succederà. Secondo l’economista, non può funzionare in un sistema economico sano.
Secondo Fama, la blockchain non è un sistema efficiente, e le criptovalute non sopravvivranno nel lungo periodo perché non rispettano le regole della teoria monetaria. A suo dire, se davvero Bitcoin dovesse resistere, andrebbe riformulata completamente la teoria su cui si basa l’intero sistema economico moderno.
Un’affermazione forte, che arriva in un momento di grande pessimismo nel mercato crypto. Non sorprende quindi che abbia avuto un’enorme eco mediatica. E, come da copione, anche in questo caso non possiamo fare a meno di chiederci: parleremo tra qualche anno di un’altra previsione smentita dai fatti?
Il pendolo continuerà a oscillare
Ciò che emerge da queste previsioni, tutte accomunate da un forte senso di negatività, è che Bitcoin è un asset che divide, ma che allo stesso tempo riesce sempre a rientrare nel dibattito economico e politico globale.
In parte è merito della sua natura decentralizzata, in parte della sua imprevedibilità. Ma forse, soprattutto, è per il ruolo che gioca nei momenti di instabilità: un’alternativa, un punto di discussione, una scommessa sul futuro.
Il Fear & Greed Index è oggi in una delle sue fasi più cupe. E quando domina la paura, è normale che le previsioni estreme prendano il sopravvento. Ma come ci insegna il passato, il pendolo prima o poi torna a oscillare. E quando lo fa, tornano anche le visioni euforiche, i target a sei zeri, e i meme con laser eyes.
Cosa dedurre quindi?
Oggi ci troviamo in una fase di pessimismo estremo, ma come la storia ci ha insegnato, anche le previsioni più drastiche possono cambiare nel tempo. E, chissà, magari tra qualche anno vedremo Eugene Fama promuovere una “Strategic Bitcoin Reserve” come ha fatto Peter Schiff.
Per ora, una cosa è certa: Bitcoin non smette mai di far parlare di sé.