Dazi, guerra commerciale, inflazione in crescita, crollo del dollaro: oggi investire sui mercati è diventato più complicato che mai. Nonostante le prospettive sempre più cupe, alcune aziende potrebbero non solo resistere alla tempesta, ma anche salire fino al 90%.
Quando si entra in un periodo di stagflazione, tutto si complica: i prezzi continuano a salire, ma l’economia frena. Un contesto così mette in difficoltà sia le famiglie che le imprese e spesso anche i mercati non sanno da che parte girarsi. Non è la prima volta che succede. Negli anni ’70, ad esempio, la stagflazione ha lasciato il segno: il Dow Jones è rimasto praticamente immobile per dieci anni. Chi aveva puntato sulle azioni sbagliate si è ritrovato con un portafoglio che perdeva valore anno dopo anno, schiacciato dall’inflazione.
Eppure, anche in quella fase difficile, non tutto è andato male. Alcuni settori hanno fatto meglio del mercato. Sanità, beni di prima necessità e poche altre aziende con margini solidi hanno continuato a crescere, registrando ottime performance.
Oggi la situazione ricorda per molti versi quella degli anni ’70. L’inflazione resta alta, la crescita rallenta e i mercati faticano a trovare una direzione. Ecco perché, dopo la fuga da Wall Street, molti investitori stanno puntando sul mercato azionario europeo.
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1) Fresenius SE KGaA (XETRA, Germania)
Grafico Fresenius
Fonte Tradingview
Fresenius è uno dei player europei più interessanti nel settore sanitario dei prodotti elettromedicali. Dopo un periodo difficile, l’azienda sta completando un’importante ristrutturazione che le ha permesso di migliorare la redditività: ha dismesso attività a basso margine come Vamed e FMC, concentrandosi su unità più performanti come Helios (ospedali) e Kabi (farmaceutica). Nei prossimi cinque anni, Fresenius prevede una crescita del fatturato del 7% l’anno, con un miglioramento del ROE e dei flussi di cassa.
Gli analisti di JP Morgan hanno ribadito il rating “buy” sul titolo, indicando un prezzo obiettivo a 56,90 euro, distante il 42% dai valori attuali.
Il titolo ha recuperato la violenta correzione subita all’inizio del mese - dopo l’introduzione dei dazi americani - riaffacciandosi sui massimi di marzo a 40,80 euro. Oltre questo limite, atteso il test delle resistenze a 46 euro, 51 euro e 53 euro.
2) HEXPOL AB (Stoccolma, Svezia)
Grafico HEXPOL
Fonte Tradingview
HEXPOL è un’azienda svedese specializzata in composti in gomma e plastica, con clienti in tutto il mondo. È una di quelle aziende capace di adattarsi ai diversi cicli economici, con margini stabili e una gestione prudente. Nel bilancio 2024, i ricavi hanno toccato i 20 miliardi di corone, in linea con le attese, mentre l’utile per azione (EPS) si è ridotto del 7,3%, a 6,45 corone. Nonostante ciò, gli analisti si aspettano una ripresa già nel 2025, con un fatturato in crescita a 21,2 miliardi di corone (+3,8%) e un utile per azione atteso in aumento del 10%, fino a 7,10 corone.
Un aspetto interessante è che, pur essendo quotata a Stoccolma, una parte significativa del suo business è legata al mercato americano. Pertanto, la svalutazione del dollaro può giocare a suo favore, rendendo i suoi prodotti più competitivi all’estero.
Oggi HEXPOL è scambiata a valutazioni inferiori alla media del settore, ma le ultime acquisizioni ne hanno migliorato l’outlook con margini netti intorno all’11% e un tasso di crescita medio annuo previsto del 7%. Il fair value medio è superiore del 32,6% rispetto alla quotazione attuale, ma alcuni analisti spingono il target price fino a 115 corone, distante il 36% dal prezzo attuale.
3) Novo Nordisk (Danimarca)
Grafico Novo Nordisk
Fonte Tradingview
Novo Nordisk è uno dei nomi di riferimento a livello globale nel trattamento del diabete e dell’obesità – due mercati in fortissima espansione. Con prodotti di punta come Ozempic e Wegovy, l’azienda sta cavalcando una domanda in crescita esponenziale a livello globale.
Negli ultimi mesi però, il titolo ha subito un forte ridimensionamento, con una correzione di oltre il 50% in un anno, di cui il 30% solo nell’ultimo trimestre. La discesa ha riportato le valutazioni su livelli decisamente più interessanti: oggi Novo è scambiata con uno sconto del 59% rispetto alla sua media storica di prezzo/utili.
In vista dei prossimi risultati trimestrali, alcuni analisti ipotizzano una possibile reazione tecnica, anche perché i fondamentali restano solidi. Le stime parlano di una crescita dei ricavi del 68% nei prossimi cinque anni e un margine operativo stabile intorno al 40%. Numeri che continuano a fare gola, soprattutto in un momento in cui molti investitori cercano aziende resilienti e con una pipeline credibile.
Ecco perché banche d’affari come UBS e Stiefel hanno confermato un giudizio positivo sul titolo, con target price rispettivamente di 750 DKK (corone danesi) e 700 DKK, con un potenziale upside tra il 76% e il 90%.
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