Boom di richieste per il nuovo BTP Valore. Gli italiani vedono il BTP come un parcheggio redditizio e sicuro dove custodire la propria liquidità, lontano dai rischi del mercato azionario. Ma quanto rende davvero questa scelta? E, soprattutto, esistono ETF obbligazionari in grado di competere con questo rendimento, magari offrendo qualcosa in più a chi è disposto a tollerare un pizzico di rischio aggiuntivo?
Alla fine, è sempre una questione di equilibrio tra sicurezza percepita e rischio reale. Ecco 2 ETF curiosi da analizzare, più dinamici del BTP, ma con potenzialità interessanti.
BTP Valore 2025: il nuovo “porto sicuro” per gli italiani?
Questa nuova emissione del BTP Valore, collocata a ottobre 2025, ha raccolto oltre 16 miliardi di euro da più di 500 mila investitori individuali. Numeri che confermano quanto il debito pubblico italiano resti, nel bene e nel male, il vero “asset del cuore” per molti risparmiatori.
Le caratteristiche tecniche di questa emissione sono chiare e studiate per attrarre il pubblico retail:
- Durata: 7 anni
- Cedole trimestrali con meccanismo “step-up” (3+2+2 anni)
- Premio finale extra: 0,8% per chi lo mantiene fino alla scadenza
- Capitale garantito a scadenza
- Tassazione agevolata al 12,5%
- Esenzione dall’imposta di successione
- Taglio minimo: 1.000 euro
I rendimenti minimi garantiti dal Tesoro sono strutturati in tre fasi:
- 2,60% per i primi 3 anni
- 3,10% per il quarto e quinto anno
- 4,00% per sesto e settimo anno
ETF vs BTP: due mondi simili, ma non uguali
Prima di passare agli esempi concreti, serve una distinzione cruciale:
mentre un BTP ha una scadenza e un rendimento certo se mantenuto fino alla fine, un ETF obbligazionario può oscillare nel tempo. Il suo rendimento dipende da tre fattori principali:
- Distribuzioni periodiche (yield da dividendi)
- Variazione del prezzo del fondo (capital gain o loss)
- Timing di ingresso e uscita
In altre parole, un ETF può rendere più o meno del suo yield dichiarato, a seconda dell’andamento dei tassi d’interesse e del contesto macroeconomico. È quindi fondamentale considerare l’orizzonte temporale e il profilo di rischio personale.
1) iShares Global Government Bond UCITS ETF (Dist)
Questo ETF replica l’indice FTSE G7 Government Bond, composto dai titoli di Stato di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.
È una soluzione globalmente diversificata che include tutte le scadenze (short, medium e long term), offrendo un’esposizione completa al debito sovrano dei principali Paesi sviluppati.
- Rendimento da distribuzione attuale: circa 3,05%
- Rating medio: Investment Grade
- Rischio aggiuntivo: esposizione valutaria (soprattutto verso USD, GBP e JPY)
A differenza del BTP Valore, qui il rischio principale non è legato all’emittente, trattandosi di economie solide, ma al fattore valutario. Se l’euro si apprezza rispetto alle altre valute, il rendimento in euro dell’ETF può ridursi. Tuttavia, questa esposizione valutaria può anche rappresentare un vantaggio in contesti di debolezza dell’euro, offrendo una sorta di copertura naturale.
2) iShares Core EUR Corporate Bond UCITS ETF (Dist)
Restando in Europa ma spostandosi dal debito sovrano al debito societario, si entra nel mondo dei corporate bond. Questo ETF segue l’indice Bloomberg Euro Corporate Bond, che include obbligazioni di emittenti industriali, utility e finanziari con rating Investment Grade.
- Rendimento da dividendo attuale: 3,28%
- Valuta di riferimento: euro (nessun rischio di cambio)
- Rischio aggiuntivo: esposizione al rischio di credito aziendale
Il rendimento superiore rispetto al BTP deriva proprio da questo rischio di credito: anche se gli emittenti sono solidi, il mercato chiede una remunerazione maggiore rispetto al debito sovrano. È una soluzione nell’area euro senza però esporsi alle fluttuazioni valutarie dei mercati globali.
Rendimento sì, ma consapevole
Questi confronti servono per ricordare che ogni punto percentuale di rendimento in più nasconde un rischio proporzionale. Il BTP Valore rimane una soluzione competitiva. Tuttavia, i mercati globali offrono anche altri tipi di strumenti flessibili che nel complesso aiutano a orientarsi sul mercato obbligazionario, molto segmentato per natura.
Va ricordato che gli ETF obbligazionari non offrono capitale garantito, ma in fin dei conti, neanche le obbligazioni singole. Le performance dipendono dai tassi, in entrambi i casi, poi però anche dal ciclo economico e, in alcuni casi, specialmente negli ETF globali dai movimenti valutari. In questi casi, esistono versioni “hedged” per coprire il rischio di cambio, ma queste comportano costi di copertura che riducono il rendimento netto.
In conclusione, il ragionamento alla base è sempre lo stesso, chi cerca rendimenti più alti deve essere disposto ad accettare anche una maggiore variabilità dei risultati. E se il BTP rappresenta un punto di arrivo per molti italiani, resta curioso sapere che esistono anche gli ETF obbligazionari.
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