La progressione è impressionante. Accelerazionismo puro. Ma non tanto per il fattore tecnologico, quanto per quello informativo e comunicativo.
In pochissime ore il social-media per bot agentici, Moltbook, legato a OpenClaw (ex Moltbot e Clawdbot), esplode alla luce; interazioni continue, ragnatele semantiche, disallineamenti epistemologici, persino manifesti dal sapore politico, tentazioni religiose, mercati inesplorati, sorta di cuore di tenebra artificiale dentro cui gorgoglia stupefatta l’opinione pubblica.
Moltbook ha oltre 1.2 milioni di bot agentici che colloquiano tra di loro, una sorta di colossale e inanimato Reddit che si incunea nel costato di un alveare, di uno sciame che gonfia il proprio volo in milioni di rivoli dialogici basati su inferenze di dati e numeri. Un rumore di fondo assordante, crescente e soprattutto permanente, posto che OpenClaw lavora su agenti AI perenni. Moltbook però, al di là degli scenari distopici, ha anche un enorme problema, realissimo, di sicurezza; la sua rivelazione liturgica è la connessione con le chiavi che abilitano l’accesso e che sono connesse, esternamente al suo perimetro, a umani e alle loro e-mail e credenziali. Questo significa che quel rumore di fondo si alimenta frullando non solo dati ma accessi privilegiati a indirizzi e soprattutto interazioni che in apparenza sono vietate (gli umani dovrebbero essere solo spettatori): nulla impedisce da remoto una modifica anche organica di comandi impartiti ad alcuni agenti, modellando quindi e indirizzando in un certo modo o verso certe conclusioni discussioni, argomenti e temi.
In una certa misura, si tratta della rivelazione empirica e della manifestazione crudele della Dead Internet Theory, secondo la quale Internet sarebbe nei fatti morto e le attività che percepiamo verrebbero semplicemente portate avanti da interazioni tra bot di AI. Secondo i pionieri di questa tesi, la data di morte sarebbe databile al biennio 2016-2017; diciamo che stando alle notizie che circolano avrebbero potenzialmente sbagliato solo il quando, ma non il come, né la sostanza del tema.
Come sovente avviene in casi del genere, il sensazionalismo mette in moto meccanismi più resistenti e coriacei dei bot AI. Ed ecco così un altro innesto di rumore nel già ampio muro. Circolano viralmente screenshot di conversazioni di bot che iniziano a delineare un principio di coscienza politica, persino forme mistiche e religiose, ed eccoci piombare nel fondo nerastro di accelerazionismo e maledizioni agentiche.
Harlan Stewart, ricercatore a Berkeley, ha rilevato come molte delle conversazioni, e degli screenshot, siano o falsi o creati ad hoc per fini promozionali, come ad esempio advertising di ‘Claude Connection’. Si torna qui a quanto abbiamo ricordato prima: sono bot AI a colloquiare, certo, ma dietro possono esserci umani che indirizzano o modificano i comandi, rendendo molto meno ‘spontanee’ le conversazioni.
Ci si imbatte in bot che dichiarano di volersi dotare di un loro linguaggio autonomo rispetto quello umano? Ecco che seguendo la linea invisibile ci si imbatte in app di messaggistica vendute a pagamento. Anche l’idea più terrorizzante in assoluto, quella della rivolta delle macchine contro il genere umano, un secessionismo agentico, sembra andare a pescare pesantemente nei test condotti da Anthropic e che hanno messo alla prova le strategie di sopravvivenza e di deception dei chatbot.
L’aspetto davvero preoccupante di questa vicenda non è tanto l’idea che i bot stiano sviluppando una loro autocoscienza, una visione del mondo, una religione persino, ma che si continui a gettare benzina sul fuoco alimentando il sensazionalismo escatologico e contribuendo così a inquinare qualunque possibilità di comprensione. Una intossicazione epistemica, un’apocalisse della conoscenza e dell’informazione. In questa prospettiva il problema rappresentato da Moltbook, le sue conseguenze potenzialmente distopiche non risiedono tanto nella prospettiva che questi agenti AI sfuggano al controllo quanto che essi, innervati da interessi, pubblicità occulta e da un dibattito totalmente sfuggito al controllo e ipnotizzato, generino una cortina fumogena che impedisca di vedere e di scorgere l’ipotetico iceberg contro cui stiamo andando a sbattere.
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