10 titoli di Piazza Affari con dividendi fino al 12%

Claudia Cervi

16 Marzo 2026 - 18:17

Se l’inflazione riparte, questi 10 titoli da dividendo possono fare la differenza. Ma c’è uno scenario da non sottovalutare.

10 titoli di Piazza Affari con dividendi fino al 12%

Il petrolio ha ricominciato a correre. E quando il Wti sfiora i 100 dollari al barile mentre il Brent supera quota 104, sui mercati torna alla memoria uno degli incubi più recenti degli investitori: l’inflazione.

Non è ancora un allarme rosso, ma i segnali stanno iniziando ad accumularsi. Negli ultimi giorni è successo qualcosa che gli operatori non hanno ignorato: un’asta di Bund tedeschi è andata praticamente deserta e, per convincere gli investitori a comprare debito pubblico, Berlino ha dovuto offrire rendimenti vicini al 2,9%, i più alti dal 2023.
Quando anche il mercato dei titoli di Stato, quello considerato il più prudente, comincia a chiedere rendimenti più alti, significa che le aspettative stanno cambiando. E che l’inflazione potrebbe tornare più velocemente di quanto molti si aspettino.

Il parallelo con il 2022 è inevitabile. Allora fu il gas a innescare la fiammata dei prezzi. Oggi il protagonista è il petrolio, con la guerra in Medio Oriente che continua ad alimentare tensioni sul fronte energetico. Se lo scenario dovesse davvero cambiare, molti portafogli potrebbero scoprirsi più esposti del previsto. Perché quando l’inflazione accelera non tutti i titoli reagiscono allo stesso modo. È anche per questo che sempre più investitori stanno tornando a guardare alle azioni con dividendi elevati, società capaci di generare flussi di cassa costanti anche nelle fasi più turbolente del ciclo economico. Ma è proprio qui che potrebbe nascondersi l’errore che molti portafogli stanno facendo.

10 titoli di Piazza Affari con dividendi fino al 12%

Quando il costo della vita aumenta, lasciare il capitale fermo significa vedere lentamente erodere il potere d’acquisto. Per questo motivo, nelle fasi di inflazione più persistente molti portafogli iniziano a privilegiare società capaci di distribuire cassa in modo regolare agli azionisti.

Secondo un’analisi di Schroders, negli anni in cui l’inflazione supera il 5%, le strategie azionarie ad alto dividendo hanno registrato in media una performance superiore di oltre il 6% rispetto all’indice MSCI USA.

Tra banche, utility ed energia, alcuni titoli della Borsa italiana offrono rendimenti da dividendo che superano ampiamente il 4-5%, con punte che arrivano persino oltre il 10%. Si tratta soprattutto di istituti di credito che negli ultimi anni hanno beneficiato del rialzo dei tassi deciso dalla BCE, ma anche di grandi gruppi industriali che continuano a mantenere una forte attenzione alla remunerazione degli azionisti.

Nella tabella seguente i 10 titoli di Piazza Affari con dividendi elevati.

Titolo Settore Dividendo Dividend yield
Intesa Sanpaolo Bancario 0,3760 7,3%
Unicredit Bancario 3,15 5%
Banco BPM Bancario 1 8,7%
BPER Banca Bancario 0,65 6%
Banca MPS Bancario 0,86 12,1%
Mediobanca Bancario 0,63 4%
FinecoBank Bancario 0,79 4,2%
Unipol Bancario 1,12 5,7%
Eni Energia 1,05 2,2%
Enel Utility energia 0,49 5,1%

A prima vista la tentazione è di puntare sui titoli con i dividendi più alti, soprattutto se l’inflazione torna a erodere il valore dei portafogli.

Ma guardando meglio la lista emerge subito un dettaglio: la forte concentrazione di banche. Un settore che può rendere molto quando l’economia cresce, ma che diventa più fragile se lo shock energetico dovesse rallentare la crescita.

Petrolio verso 120-140 dollari? Lo scenario che potrebbe mettere sotto pressione molti titoli bancari

Se il petrolio dovesse stabilizzarsi sopra i 120 dollari, lo scenario cambierebbe rapidamente con effetti sull’economia reale. Energia più cara significa inflazione più alta. Ma il secondo effetto è spesso più insidioso, perché colpisce direttamente consumi, margini delle imprese e crescita economica.

È lo scenario che gli economisti definiscono stagflazione: prezzi che continuano a salire mentre l’economia rallenta.

In un contesto simile, proprio il settore bancario potrebbe diventare uno dei più sensibili al cambio di scenario. Non tanto per i dividendi nel breve periodo, spesso già deliberati o sostenuti dagli utili degli ultimi anni, quanto per le prospettive di redditività futura.

Quando la crescita rallenta, infatti, l’intero meccanismo del credito tende a irrigidirsi. Le famiglie riducono la domanda di finanziamenti, molte imprese rimandano nuovi investimenti e aumenta il rischio di crediti deteriorati nei bilanci bancari. Parallelamente gli investitori iniziano a rivedere le valutazioni del settore, soprattutto se il rallentamento economico dovesse diventare più marcato.

Il risultato può essere un fenomeno già visto in passato: titoli con dividendi elevati ma prezzi azionari sotto pressione, con una parte dei guadagni distribuiti che viene compensata da perdite in conto capitale.

È anche per questo che diversi gestori stanno iniziando a ragionare sulla struttura complessiva dei portafogli, più che sul singolo titolo. In uno scenario di inflazione energetica, settori come energia, utility o società con flussi di cassa particolarmente stabili tendono storicamente a offrire una maggiore capacità di assorbire gli shock.

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