Wirecard, scandalo in Germania: cosa è successo, tra maxi-frodi e crollo in Borsa

La rapida scalata della fintech tedesca bloccata da falsificazione dei conti e quella che appare come un’elaborata concatenazione di bugie

Wirecard, scandalo in Germania: cosa è successo, tra maxi-frodi e crollo in Borsa

Comparto finanziario sconvolto dallo scandalo Wirecard. La società di pagamenti tedesca - da start-up a colosso nel giro di pochi anni - avrebbe falsificato i propri conti “a scopo di truffa”.

Le azioni di Wirecard sono precipitate dopo che la stessa compagnia ha ammesso di non essere in grado di reperire circa 1,9 miliardi di euro di fondi, detenuti in due banche asiatiche.

I revisori hanno confermato di aver ricevuto “false indicazioni” relative al bilancio societario, e poche ore dopo l’amministratore delegato Markus Braun si è dimesso.

Gli stessi due istituti di credito filippini implicati nella vicenda hanno dichiarato di non aver mai detenuto liquidità per conto di Wirecard. In particolare, il documento che mostrerebbe il legame tra Wirecard e Bank of the Philippine Islands sarebbe un falso, e potrebbe far parte di un tentativo di frode.

Wirecard: scandalo in Germania

Non è stato esattamente un fulmine a ciel sereno, perché il continuo rinvio della pubblicazione dei conti aveva sollevato ben più di qualche sospetto.

Nella giornata di ieri il titolo ha perso circa il 65% del suo valore, passando da 100 a 22 euro sul DAX della Borsa di Francoforte. L’impossibilità di reperire circa 2 miliardi di euro ha fatto praticamente crollare una parte considerevole del bilancio di Wirecard, e azzerato la fiducia degli investitori.

Il CEO Markus Braun si è subito affrettato a parlare di “enormi raggiri” ai danni della compagnia, di “verità che verrà a galla presto” e di chiarimenti in arrivo. Ma nelle ore successive le dimissioni si sono rivelate praticamente una mossa obbligata.

Solo un mese fa, Braun scriveva su Twitter che il futuro sarebbe stato brillante per la società quando “tutto il rumore e la polvere si depositeranno”.
Ma ora la situazione appare molto complicata, dopo la scoperta che due terzi delle entrate del 2019 potrebbero essere praticamente ’soldi di carta’.

Le due banche asiatiche che avrebbero dovuto detenere il denaro hanno negato qualsiasi rapporto con Wirecard, sollevando nuove domande sulla compagnia e anticipando procedimenti giudiziari.

Chi ha investito in Wirecard

Quando Markus Braun è entrato a far parte di Wirecard, nel 2002, la società aveva poche decine di dipendenti e si occupava di servizi per clienti attivi nel gioco d’azzardo online e nel comparto erotico.

Ma da allora il giovane imprenditore austriaco ha dato avvio a una storia di incredibile crescita, acquisendo società negli Stati Uniti e in Asia. Oggi i clienti di Wirecard comprendono realtà come la prima società calcistica tedesca, il Bayern Monaco, l’operatore telefonico francese Orange e il colosso svedese IKEA.

Mentre, tornando al comparto finanziario, colossi come Commerzbank, ING, Cregit Agricole, DZ Bank, Citigroup, Deutsche Bank e Raiffeisen Bank devono fare i conti con la gestione dei loro importanti finanziamenti a Wirecard, ora in un vero e proprio limbo.

Anche SoftBank, holding giapponese, ha investito più di 900 milioni di euro su Wirecard, colpita dalla rapida scalata e l’intraprendenza della fintech tedesca.

Inutile dire però che il prezzo maggiore rischiano di pagarlo soprattutto i piccoli azionisti, che negli hanno avevano riposto la loro fiducia sulla compagnia tedesca, in grado di costruire una specie di favola finanziaria.

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