Uno studio ha svelato che un comunissimo minerale è fenomenale per catturare il carbonio. Ecco l’incredibile scoperta
Mentre la maggior parte delle industrie del pianeta lavora per ridurre le emissioni e i governi di ogni Paese elaborano nuove politiche green, la Northwestern University di Evanston, in Illinois, scopre che uno dei migliori alleati contro i cambiamenti climatici si trova direttamente sotto i nostri piedi.
I ricercatori hanno svelato come la ferriidrite, un ossido di ferro simile alla ruggine presente vicino alle piante, riesce a immagazzinare enormi quantità di carbonio e a mantenerle al suo interno per secoli.
Una scoperta, quella pubblicata sull’autorevole rivista Environmental Science & Technology, che potrebbe rivelarsi un passaggio fondamentale nella tutela ambientale.
I minerali ferrosi sono incredibili magazzini di carbonio
Il fatto che molti dei minerali di ferro presenti nel suolo sono in grado di accumulare carbonio e di evitare che si trasformi in gas serra non è una novità.
Quello che abbiamo appena scoperto è il meccanismo di cattura. La ferriidrite, ad esempio, “riesce a utilizzare” contemporaneamente più metodi diversi per fare scorta di carbonio.
Il segreto di questo umilissimo materiale è la sua superficie non uniforme. Benché abbia una carica elettrica positiva, la ferriidrite ha una superficie disomogenea che appare con un piccolo mosaico di aree, alcune di esse con carica negativa.
Una struttura unica nel suo genere che permette di catturare molecole organiche con segno diverso e di creare con esse legami chimici diretti e stabili nel tempo.
Il suolo è uno dei principali serbatoio di carbonio del pianeta e gli ossidi di ferro tra i minerali più presenti sotto i nostri piedi. La ferriidrite, ad esempio, è concentrata nelle foreste, sotto i terreni agricoli e nei sedimenti. Praticamente ovunque.
Il lavoro dei ricercatori e come “funziona” la ferriidrite
Gli studiosi americani hanno usato tecniche e strumenti estremamente avanzati per studiare la forza attrattiva della ferrididrite e il comportamento delle sue molecole.
Una volta capita l’irregolarità della superficie hanno iniziato a esporla al contatto con alcune delle sostanze più presenti nei suoli come gli zuccheri, gli amminoacidi e gli acidi vegetali. E hanno fatto una scoperta incredibile: ogni molecola si legava in maniera diversa con la ferriidrite, a seconda della sua carica di partenza.
Ma non solo. Sono riusciti anche a svelare che spesso il processo inizia con una semplice attrazione elettrica per poi evolversi in un legame chimico più solido e duraturo.
Una scoperta fondamentale per combattere il surriscaldamento climatico
La comprensione dei meccanismi di cattura del carbonio della ferridrite, e più in generale la conoscenza dei processi con cui viene immagazzinato nel suolo sono processi decisivi per mitigare l’impatto delle emissioni e dei gas serra.
Ma le ricerche non sono finite qui. Il prossimo passaggio sarà capire cosa succede dopo la formazione del primo legame e comprendere come poter sfruttare consapevolmente le capacità della ferriidrite. Quello che la vicenda insegna, però, è che anche il minerale più banale e diffuso può rivelarsi fondamentale per salvaguardare il pianeta e che spesso le soluzioni sono più vicine di quanto pensiamo.
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