UniCredit è una “banca straniera” - come ha rimarcato più volte il vicepremier, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini - ma, a quanto pare, al governo Meloni va bene se a blindare Banco BPM siano i francesi di Crédit Agricole.
L’asse tra il governo Meloni e la Banque Verte è, di fatto, ufficialmente partito, come ha confermato la mossa con cui i francesi, già azionisti di maggioranza di Banco BPM, sono saliti ulteriormente nel capitale di Piazza Meda, portando la loro partecipazione a oltre il 15%, con tanto di placet, a quanto pare, di Palazzo Chigi. E con tanto di richiesta alla BCE di ottenere l’autorizzazione per avanzare fino al 20% circa del Banco.
D’altronde, la priorità del governo Meloni è quella di fare da scudo al cavaliere bianco disponibile (ma lo è davvero?) a scrivere la parola fine al dossier MPS-Banca Monte dei Paschi di Siena: esattamente, Banco BPM.
Obiettivo: creare un terzo polo bancario in Italia, come ha rimarcato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ruoti attorno alla banca senese risanata. Uno scenario, quello di ipotetiche nozze tra l’istituto guidato dal CEO Giuseppe Castagna e il Monte finalmente più libero dal giogo di Stato, su cui anche Piazza Affari ha scommesso, visto che Banco BPM ha fatto shopping di una quota di MPS pari al 5% che, in caso di successo dell’OPA lanciata su Anima, sarebbe pari al 9%.
Dopo OPS UniCredit Piazza Affari premia azioni Banco BPM e Anima
Nel frattempo, c’è chi si è messo in moto guardando a quegli sportelli in eccesso che la rete di UniCredit avrebbe, nel caso in cui l’OPS lanciata su Banco BPM andasse a buon fine: niente è infatti ancora escluso, visto che l’ultima parola sull’offerta annunciata da Piazza Gae Aulenti, dopo che il CDA di Piazza Meda guidato dal CEO Giuseppe Castagna ha già detto di no, spetta agli azionisti del Banco.
Il matrimonio UniCredit-Banco BPM che per il governo Meloni non s’ha da fare è insomma ancora possibile, in attesa che Orcel decida se e quando alzare la posta di Piazza Meda.
A tal proposito, il banchiere si è già espresso, affrontando la possibilità di un rilancio, attenzionando al contempo anche Anima, il gioiello italiano del risparmio gestito che, secondo gli analisti, sarebbe il vero oggetto del desiderio di tutti: in primis di Banco BPM, che ha lanciato infatti un’OPA su Anima Holding (di cui è già maggiore azionista) agli inizi di novembre; ovviamente di Crédit Agricole, che è l’azionista di maggioranza di Banco BPM, e che ora ha ulteriormente rafforzato la sua presenza nel gruppo, pur avendo cura di fare una precisione, anticipando gli interrogativi di chi ha sospettato il lancio di una possibile OPA e, dunque, una dichiarazione di guerra a UniCredit.
A mettere nel mirino Anima anche di Francesco Gaetano Caltagirone che, oltre a salire giorni fa nel capitale di Monte dei Paschi di Siena, ha fatto incetta di altre azioni della SGR, blindandone sicuramente il DNA italiano, tanto caro al governo Meloni.
Il messaggio è arrivato chiaro e tondo da Piazza Affari dove, a migliorare, non è stato solo l’appeal speculativo delle azioni Banco BPM, che hanno testato il record di sempre, ma anche quello di Anima Holding.
Rumor sulle banche interessate agli sportelli post nozze UniCredit-Banco BPM. L’interesse di Iccrea & Co.
Vero è che finora UniCredit ha congelato il prezzo iniziale lanciato su Banco BPM senza offrire di più, nonostante il premio chiesto ripetutamente da Piazza Affari.
Non sono chiare dunque le mosse di Piazza Gae Aulenti, impegnata anche nella partita che vede protagonista la seconda banca tedesca Commerzbank, su cui Orcel ha lanciato anche in questo caso un blitz, nei primi giorni di settembre. Blitz anch’esso a quanto pare congelato, in quanto il collasso del governo Scholz ha reso il dossier ancora in più imprevedibile, in vista dell’appuntamento delle elezioni anticipate in Germania, previste per il gennaio del 2025.
Intanto Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato oggi, parla di “corsa agli sportelli” da parte di diversi attori del settore finanziario italiano, che starebbero riflettendo su quali filiali potrebbero magari acquistare, nel caso in cui Orcel annunciasse “Mission Accomplished”, ovvero riuscisse ad acquisire il controllo di Banco BPM, a dispetto delle manovre che il governo Meloni sta mettendo in atto per impedire a tutti i costi che Piazza Meda, da acquirente potenziale di MPS, finisca per far parte della galassia di UniCredit.
“Da quanto raccolto dal Sole24 Ore, tra le banche che si sarebbero fatte avanti, o comunque aperte a valutare il dossier, ci sarebbero per ora Banca Popolare di Sondrio, Credem, Iccrea, Banco Desio, Sparkasse, Sella e Baps (l’ex Pop. Ragusa)”.
E, di fatto, Iccrea ha già detto la sua, con il DG Mauro Pastore che ha aperto alla possibilità di farsi avanti per acquistare le filiali in eccesso che Piazza Gae Aulenti dovrebbe mettere sul mercato, in linea con le richieste dell’Antitrust.
Nella giornata di ieri, commentando l’OPS lanciata da UniCredit su Banco BPM, Pastore si è così espresso: “ Guardiamo sempre tutto. Vedremo e faremo le nostre scelte imprenditoriali nel momento in cui eventualmente le cose si dovessero palesare”.
Nel frattempo, a proposito di sportelli, il ministro Salvini ha continuato nei giorni scorsi a sbandierare la minaccia del golden power, riferendosi anche al pericolo di una chiusura degli sportelli in caso di matrimonio tra UniCredit e Banco BPM.
“Io ritengo che sia opportuno tutelare le banche dei territori, e l’acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit porterebbe alla chiusura di centinaia di sportelli, al licenziamento di migliaia di dipendenti e all’allontanamento delle banche da territori come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, che hanno bisogno dei avere sportelli, non di sportelli chiusi”.