Un anno di Trump. Ecco quello che nessuno ti racconta dei suoi successi

Glauco Maggi

22/01/2026

È difficile o semplicemente impossibile decifrare Trump? Vediamo in dettaglio i successi che i media ignorano.

Un anno di Trump. Ecco quello che nessuno ti racconta dei suoi successi

È difficile o semplicemente impossibile decifrare Trump?

Da dieci anni è (sempre più) sulla breccia e ha creato in America due schiere, sempre urlanti, di sostenitori e oppositori. Tra i primi ci dovrebbero essere almeno tutti quelli che lo hanno eletto. E invece non è così. Anche tra costoro non mancano i critici, che si sono “turati il naso” (due volte!) e hanno concluso che la politica è il reame del “possibile”, e che il “perfetto è il nemico del bene”.

Un anno dopo l’entrata in carica di Trump come 47esimo presidente è tempo di fare un primo bilancio. La metà dell’America, quella che non lo demonizza, trova valide ragioni per essere nel complesso soddisfatta, ma nello stesso tempo mantiene un approccio critico sui suoi comportamenti stonati, irritanti se non negativi.

Partiamo dalle cose concrete, positive.

  • Immigrazione. Trump, con l’appoggio dei Repubblicani uniti, ha sistemato i confini, chiudendoli come fanno tutte le nazioni normali. Ha dimostrato che i 10 milioni di clandestini entrati negli USA negli anni di Biden sono stati il frutto di politiche sbagliate, non di problemi tecnici. Bastava deciderlo, nel rispetto della legge, al contrario dei Democratici che avevano teorizzato la linea dell’ingresso illimitato degli ispanici, con il disegno di farne una scorta di voti futuri. Ma poi, e siamo nella cronaca, Trump sta rovinando il suo successo perché non ha saputo far capire al Paese che hanno torto le “città santuario”, ossia le amministrazioni locali Democratiche che proteggono gli irregolari criminali osteggiandone la legittima cacciata da parte degli agenti federali dell’ICE (l’ente di controllo delle frontiere). Le espulsioni di soggetti incriminati, pericolosi, finora già oltre 11mila, sono un buon risultato sul piano della sicurezza interna per i cittadini. Però il tragico incidente di una manifestante pro-clandestini uccisa in Minnesota da un poliziotto ad un posto di blocco ha fornito alla sinistra l’occasione per proteste e sollevazioni contro l’ICE, anche se l’incidente è ancora tutto da chiarire, e il governo sostiene che l’inchiesta e il processo assolveranno il poliziotto.
  • Venezuela. L’operazione “Maduro” è entrata nella storia, ma la cattura del dittatore comunista e criminale narcotrafficante è solo l’inizio. Forte della lezione di George W. Bush in Iraq, per non parlare del fiasco obamiano in Libia e della vergogna di Biden in Afghanistan, Trump non parte dalla “imposizione” della democrazia, con elezioni immediate supervisionate da funzionari idealisti. Se vogliamo, Trump è un neocon di nuova generazione. Interviene all’estero nelle crisi ma non manda soldati. Parte dalla stabilizzazione del Paese. Nel caso del Venezuela, distrutto dalla ideologia comunista, sta facendo leva su uomini e donne della burocrazia locale sopravvissuta che, con i loro occhi, hanno visto che cosa è stato capace di fare lui con i suoi marines: eliminare centinaia di militari cubani. Le elezioni? Verranno a tempo debito, e intanto le compagnie petrolifere americane aggiusteranno le infrastrutture e garantiranno lo sfruttamento del petrolio. A loro profitto, ma anche a beneficio dei venezuelani che apprezzeranno e non torneranno indietro ai sogni collettivisti di Chavez, diventati incubi.
  • Iran. Il Medio Oriente è sempre stato una polveriera di terrorismo, con l’obiettivo ultimo di eliminare Israele. Ma al suo interno c’erano fermenti “modernisti”, non “democratici” ma sensibili alla diversificazione strategica del business del petrolio. Contrari al ruolo destabilizzante dell’Iran sciita, gli Emirati Arabi ed altri quattro Stati avevano firmato gli Accordi di Abramo con Israele già nel primo mandato di Trump, risultato che in un mondo normale sarebbe stato sufficiente per dargli il Nobel della Pace fin da allora. Tornato alla Casa Bianca, dopo aver cancellato definitivamente l’accordo nucleare di Obama con Teheran, Trump ha bombardato l’arsenale nucleare iraniano, avviando il declino irreversibile del regime islamo fascista a cui stiamo assistendo. Altri Accordi di Abramo seguiranno.
  • Gaza-Hamas-Ostaggi. Si fa in fretta a dimenticare, ma è a Trump che si deve la soluzione della crisi provocata dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Gli ostaggi ancora in vita sono tornati a casa, e il Consiglio di sicurezza dell’Onu (ripeto, dell’Onu!) ha approvato alla unanimità il Piano in 20 punti congegnato da Trump per la pace a Gaza e la sua ricostruzione, con beneficiari primi i palestinesi. Il processo è alla seconda fase, con il disarmo dei terroristi di Hamas quale nodo più duro da sciogliere. Ma ora il vento politico internazionale è a favore di una soluzione considerata impossibile solo un anno fa, che ora è nelle mani del “Board of Peace”, il consiglio della pace creato dal presidente americano, che sta diventando un organismo globale in concorrenza-cooperazione con le Nazioni Unite per risolvere le crisi internazionali, anche oltre la Striscia. Una quarantina di nazioni hanno già accettato di entrare nel Board, presieduto da Trump che l’ha inventato. Alla prova c’è dunque un organismo di “diplomazia” basata sul potere reale, quello degli USA. Vedremo se sarà più efficace delle Nazioni Unite.

Chi non riconosce il ruolo positivo del leader americano sui teatri di guerra citati o è cieco, o è in male fede. Ora Trump è impegnato in un braccio di ferro con la Danimarca, e la Nato, per la questione del controllo della Groenlandia. Il presidente, mappa dell’Artico alla mano, ha spiegato a suo modo, usando il ricatto delle tariffe, l’importanza strategica dell’isola per la difesa dell’America, e tanto più dell’Europa. La Cina e la Russia da decenni stanno operando attivamente per costituire posizioni e basi per la conquista del territorio artico attorno all’isola. Del resto, è quello che stanno facendo nel resto del mondo, dove trovano Paesi e regimi disponibili alle loro mire economiche. Basta pensare alla Via della Seta cinese che è penetrata nel sud dell’Europa, in Africa, e persino a Panama con l’acquisto di territori e porti. Anche negli Stati Uniti è scattato l’allarme contro l’invasione di Pechino: la Florida ha deciso per legge di impedire ad enti cinesi di comprare terreni e immobili, una pratica in corso da anni, specialmente attorno a zone militari.

Mosca, si sapeva dal tempo della crisi di Cuba, ha stretto accordi politico-economico-commerciali con chi è allineato, ovunque, nel fronte anti americano. Trump ha deciso proprio per questo di rilanciare la Dottrina Monroe, che persegue l’influenza USA sull’America tutta, a partire da Caracas. L’idea del possesso della Groenlandia rientra in questa strategia di mettere in sicurezza l’emisfero occidentale, ma il tono dello strappo con gli alleati della Nato - da “presidente bullo” - è stato assolutamente esagerato nella forma. Che, in politica, è anche sostanza se e quando dà agli avversari l’occasione di attaccare gli USA.
Intanto Trump ha saputo spingere i Paesi membri della Nato ad alzare prima al 2% (la base concordata, ma disattesa dai più), e ora verso il 5% la percentuale di spesa dei PIL nazionali a favore delle spese militari. Ma invece di gloriarsi di essere il salvatore della Alleanza, riesce dal 2016 a passare per il suo affossatore. In Europa, dove sanno che senza la difesa USA non possono reggere ad alcun attacco militare vero, sono terrorizzati dalle minacce di essere abbandonati, comprensibilmente. Trump sa che gli USA non lascerebbero mai al loro destino gli europei: per un maldestro calcolo retorico nel tirare la corda, tuttavia, ha spesso detto il contrario.

Con tutto l’anti-americanismo che c’è già in giro, il leader USA attuale, forse il più odiato di sempre in Europa, dovrebbe eliminare le sparate contro gli amici e gli alleati. A Davos, per la verità, nel discorso ufficiale che è stato applaudito dalla comunità degli affari mondiali, ha mandato un messaggio da colomba. Ha escluso il ricorso alla forza per prendere la Groenlandia. Poi è emerso che su quell’isola si sta andando verso una soluzione pacifica: se non tutta, una parte diventerà “americana” (l’area della base militare già occupata, come minimo).

Come “esperto” delle mattane di Trump, che seguo e commento dal 2015, ho sempre creduto che questa fosse la soluzione di buon senso. Marco Rubio l’aveva sostenuta negli incontri diplomatici con tutti gli interlocutori: niente atti di guerra, acquisto concordato.
Il fatto è che Trump viene - ovviamente - preso sempre sul serio quando dice le cose sbagliate, e lo fa spesso. Non è che Trump sia impossibile da decifrare. È che lui è convinto che le apparenze, le parole minacciose, non hanno un peso negativo. Per lui contano solo i fatti, alla fine.
Sbaglia? Liberi tutti di decifrarlo.