Ueda alla vigilia della Bank of Japan, «Vogliamo continuare ad alzare i tassi». Rendimenti giapponesi ai massimi dal 1996

Ufficio Studi Money.it

17 Settembre 2026 - 09:04

Il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda ha confermato l’intenzione di proseguire i rialzi dei tassi alla vigilia della riunione di giovedì e venerdì, mentre il rendimento del titolo di Stato decennale giapponese tocca il livello più alto dal 1996 e lo yen scivola sopra quota 155 sul dollaro.

Ueda alla vigilia della Bank of Japan, «Vogliamo continuare ad alzare i tassi». Rendimenti giapponesi ai massimi dal 1996

Kazuo Ueda, economista accademico prima che banchiere centrale, guida la Bank of Japan (BoJ) dall’aprile 2023. Il consiglio direttivo dell’istituto si riunisce giovedì 17 e venerdì 18 settembre 2026 per la prossima decisione sui tassi, come conferma il calendario ufficiale della BoJ. Un appuntamento che arriva dopo cinque rialzi consecutivi, che hanno portato il costo del denaro all’1%, il livello più alto dal 1995. Le parole di Ueda contano più del solito oggi perché cadono nella settimana in cui anche la Federal Reserve ha deciso di rialzare i tassi e a pochi giorni dall’ultima mossa della Banca Centrale Europea.

Le parole di Ueda, presidente Bank of Japan

Martedì 1° settembre 2026, in conferenza stampa ad Asheville (North Carolina) a margine della riunione dei ministri finanziari del G20, Ueda ha dichiarato: «Le condizioni monetarie restano accomodanti, quindi speriamo di continuare ad alzare i tassi d’interesse», pur riconoscendo la necessità di «esaminare con attenzione gli effetti cumulativi sull’economia» dei cinque rialzi già varati dal 2024. Sullo sfondo, gli swap sui tassi overnight prezzavano già una probabilità vicina al 100% di un rialzo giovedì: parole che hanno confermato, più che sorpreso, le attese di mercato.

Perché riguarda anche chi investe da Milano

Il Giappone resta una delle maggiori fonti di capitale a basso costo al mondo. Quando la BoJ alza i tassi, si riduce l’incentivo al cosiddetto «carry trade», cioè prendere yen a prestito a basso costo per investirli in attività a rendimento più alto altrove, comprese le obbligazioni sovrane europee e americane.

Una normalizzazione soprattutto domestica

A differenza della lettura data martedì scorso da Bruegel sul rialzo globale dei rendimenti (spinto più da tassi reali e domanda di capitali che da fattori nazionali), il caso giapponese sembra avere una matrice in gran parte interna. Nella stessa occasione Ueda ha descritto l’inflazione sottostante come «vicina al 2%» dopo anni sotto obiettivo, con una crescita salariale che la BoJ giudica ormai più solida.

A questo si somma un fattore tutto domestico: il rendimento del JGB decennale ha toccato il 3,025% martedì 15 settembre, il livello più alto da settembre 1996, salendo ulteriormente al 3,041%, anche per il timore che il taglio delle tasse sul cibo allo studio del governo non abbia ancora copertura di bilancio chiara. Curiosamente lo yen non si è rafforzato, è scivolato sopra quota 155 sul dollaro, ai minimi di tre sedute, complice un dollaro sostenuto dalle attese sulla Fed, segno che, in una settimana con due banche centrali sul piatto, il cambio riflette il differenziale relativo più della sola politica BoJ.

Da segnalare anche gli interventi di tre membri del board BoJ su toni restrittivi nelle ultime tre settimane: il vicegovernatore Ryozo Himino il 27 agosto, i membri Hajime Takata il 2 settembre e Kazuyuki Masu il 10 settembre, un allineamento di comunicazione che i mercati leggono come ulteriore preparazione a un rialzo.