Tredicesima 2026, quando arriva e quanto resto di netto

Emanuele Di Baldo

1 commento

Il calcolo del lordo e del netto e il calendario degli accrediti della tredicesima 2026, per fugare tutti i dubbi su tassazione e pagamenti

Tredicesima 2026, quando arriva e quanto resto di netto

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

La tredicesima del 2026 è ormai all’orizzonte e, come ogni anno, porta con sé la stessa domanda: quanto arriverà davvero sul conto corrente? Per lavoratori dipendenti e pensionati la mensilità aggiuntiva di dicembre resta una delle entrate più attese dell’anno, ma l’importo netto non coincide quasi mai con il lordo: contributi, Irpef e un meccanismo fiscale meno generoso di quello dello stipendio ordinario finiscono per assottigliarla.

Quest’anno, però, c’è una novità che gioca a favore di una parte dei contribuenti: dal 1° gennaio 2026 la seconda aliquota Irpef è scesa dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, con effetti, seppur limitati, anche sul prelievo della tredicesima. Nessuna sorpresa, invece, sul fronte della detassazione: l’ipotesi di un’imposta sostitutiva sulla mensilità aggiuntiva, rilanciata nel confronto sulla Manovra 2027, ha perso terreno e, in ogni caso, non toccherebbe l’accredito di dicembre 2026. E non tornerà nemmeno il bonus Natale da 100 euro, misura una tantum del 2024 non riproposta dalla legge di Bilancio 2026.

Quando arriva la tredicesima 2026

La data di pagamento della tredicesima cambia tra pensionati, dipendenti pubblici e privati. I primi a incassarla sono i pensionati. Per legge (articolo 1, comma 302, della legge n. 190/2014) le pensioni vengono pagate il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’unica eccezione di gennaio. Nel 2026 il 1° dicembre cade di martedì, quindi la rata di dicembre comprensiva di tredicesima sarà accreditata martedì 1° dicembre 2026. Nello stesso cedolino, ai pensionati con redditi bassi che rispettano i limiti fissati dalla legge n. 388/2000, l’Inps riconosce in automatico anche l’importo aggiuntivo di 154,94 euro. A dicembre, inoltre, sulla pensione non pesano le trattenute per le addizionali regionali e comunali, recuperate nelle rate da gennaio a novembre.

Per i dipendenti pubblici gestiti da NoiPA la tredicesima arriva insieme allo stipendio di dicembre, in anticipo rispetto alla consueta scadenza del 23 del mese, secondo il calendario stabilito dal decreto del ministero del Tesoro del 4 aprile 1995. Nel 2025 l’accredito è arrivato il 15 dicembre: per il 2026 le date vanno verificate sul portale, dove il cedolino è consultabile già tra fine novembre e inizio dicembre. Quanto ai docenti supplenti, chi ha avuto un incarico concluso prima del 1° dicembre, come le supplenze fino al 30 giugno 2026, riceve i ratei con un’erogazione speciale, mentre chi è in servizio da settembre li trova nel cedolino di dicembre.

Per i dipendenti privati, infine, non esiste una data unica nazionale. A fissare la scadenza sono il Ccnl applicato, il contratto individuale o le prassi aziendali: la regola generale è il pagamento entro dicembre, prima delle festività, e nel commercio il riferimento ricorrente è la vigilia di Natale. Alcune aziende versano stipendio e tredicesima nello stesso giorno, altre in due momenti distinti.

Come si calcola la tredicesima lorda

La tredicesima mensilità è un diritto garantito da tutti i Ccnl in vigore in Italia, a differenza della quattordicesima, riconosciuta solo in alcuni settori. Il calcolo della tredicesima parte dal lordo, che matura mese per mese: ogni mese di lavoro vale un rateo pari a 1/12 della retribuzione mensile. La formula è la seguente:

(Retribuzione lorda mensile x Numero di mesi lavorati) / 12

Chi ha lavorato tutto l’anno a tempo pieno riceve quindi una tredicesima lorda pari a una mensilità. Se invece il rapporto è iniziato il 1° marzo 2026 con una retribuzione di 1.000 euro lordi al mese, il conto sarà:

(1.000 euro x 10 mesi) / 12 = 833,33 euro

Partendo dalla RAL, la tredicesima lorda è pari indicativamente a RAL diviso 13 se il contratto prevede 13 mensilità, a RAL diviso 14 se ne prevede 14. Per la maggior parte dei contratti, un mese si considera interamente lavorato se coperto da almeno 15 giorni, mentre il part-time riduce l’importo in proporzione alla retribuzione effettiva.

Nella base di calcolo rientrano gli elementi fissi e continuativi della retribuzione: paga base, indennità di contingenza, scatti di anzianità, Edr, terzi elementi, eventuali superminimi e indennità legate alla mansione. Restano esclusi, invece, i compensi per lavoro straordinario e l’indennità per ferie non godute.

La tredicesima continua a maturare anche nei periodi in cui il lavoratore non presta servizio, in particolare durante:

  • ferie e permessi retribuiti;
  • malattia e infortunio;
  • congedo di maternità, nei limiti della quota a carico del datore di lavoro;
  • congedo matrimoniale;
  • riposi giornalieri per allattamento.

Al contrario, non maturano ratei durante l’aspettativa non retribuita e nei casi di assenza ingiustificata. Più articolato il caso della cassa integrazione, per il quale la maturazione dipende dal tipo di intervento e dalle regole del Ccnl applicato. Per i pensionati il meccanismo è analogo: chi ha iniziato a percepire l’assegno in corso d’anno riceve una tredicesima proporzionata ai ratei di pensione effettivamente maturati.

Perché la tredicesima netta è più bassa dello stipendio

Il passaggio dal lordo alla tredicesima netta avviene in due tempi. Prima si sottraggono i contributi previdenziali a carico del lavoratore, pari in via indicativa al 9,19% nel settore privato e all’8,80% nel pubblico impiego, ma variabili in base alla categoria e alla gestione previdenziale: su una tredicesima di 2.000 euro si tratta rispettivamente di 183,80 e 176 euro. Sull’imponibile che resta si calcola poi l’Irpef, partendo dagli scaglioni in vigore nel 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro.

Qui si spiega la differenza con lo stipendio. Per la tassazione della tredicesima l’articolo 23 del Dpr n. 600/1973 prevede una ritenuta calcolata separatamente, con gli scaglioni annui ragguagliati al mese e senza detrazioni. Queste ultime vengono ripartite dal sostituto d’imposta sulle dodici mensilità ordinarie, così come, di norma, le misure del taglio del cuneo fiscale introdotte dalla legge di Bilancio 2025 e tuttora in vigore. Parliamo della somma esente per i redditi di lavoro dipendente fino a 20.000 euro, dell’ulteriore detrazione di 1.000 euro tra 20.000 e 32.000 euro, della detrazione decrescente fino a 40.000 euro e del trattamento integrativo da 100 euro al mese, che spetta di norma fino a 15.000 euro. Agevolazioni che gonfiano il netto dello stipendio, ma non quello della gratifica natalizia.

Il netto della tredicesima risulta così quasi sempre inferiore a quello di una mensilità ordinaria, con differenze che possono superare il centinaio di euro.

Tredicesima netta 2026: gli esempi per RAL

Le simulazioni che seguono servono a orientarsi, ma non sostituiscono il cedolino. Ipotizzano un rapporto di lavoro a tempo pieno per tutto il 2026, una RAL distribuita su 13 mensilità, contributi a carico del lavoratore pari al 9,19% e la ritenuta Irpef calcolata con gli scaglioni mensili, senza detrazioni, addizionali, conguagli o trattenute particolari.

RAL annua lordaTredicesima lordaImponibile dopo i contributiAliquote Irpef applicateTredicesima netta stimata
26.000 euro 2.000 euro 1.816 euro 23% circa 1.398 euro
35.100 euro 2.700 euro 2.452 euro 23% e 33% circa 1.876 euro
52.000 euro 4.000 euro 3.632 euro 23% e 33% circa 2.667 euro
65.000 euro 5.000 euro 4.541 euro 23%, 33% e 43% circa 3.238 euro

Gli scaglioni ragguagliati al mese funzionano così: 23% sulla parte di imponibile fino a 2.333,33 euro, 33% sulla parte tra 2.333,33 e 4.166,67 euro, 43% su quanto eccede. Con una RAL di 65.000 euro, ad esempio, solo gli ultimi 374 euro circa dell’imponibile vengono tassati al 43%. Il prelievo sulla tredicesima, però, è un acconto: il conto definitivo arriva con il conguaglio fiscale di fine anno, che ricalcola l’Irpef sul reddito annuo e, per i redditi medio-alti, può tradursi in trattenute aggiuntive.

Quanto al confronto con il 2025, sulla sola ritenuta della tredicesima il taglio di due punti della seconda aliquota pesa poco: circa 2 euro netti in più con una RAL di 35.100 euro, circa 26 euro con 52.000 euro e circa 37 euro con 65.000 euro, nessuna differenza con 26.000 euro. Il beneficio pieno si misura su base annua e arriva fino a 440 euro per chi supera i 50.000 euro di reddito.

Tassazione della tredicesima 2026: cosa cambia e cosa no

La legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) non ha introdotto alcuna agevolazione specifica sulla tredicesima, che continua a essere tassata con l’Irpef ordinaria. Ha però previsto misure che possono comparire nello stesso cedolino.Gli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026 e corrisposti nel 2026 sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 5%, per chi nel 2025 ha avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro. Le maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo e a turni scontano invece un’imposta sostitutiva del 15% entro il limite annuo di 1.500 euro, mentre per i premi di risultato l’aliquota agevolata scende all’1% nel 2026, entro un tetto di 5.000 euro, con la stessa misura già prevista anche per il 2027.

Nessuna di queste misure riguarda la tredicesima in quanto tale, ma un arretrato, un premio o un’indennità possono finire nella busta paga di dicembre e far salire il netto complessivo.

Detassazione della tredicesima: a che punto è la Manovra 2027

La tredicesima detassata è tornata al centro del dibattito estivo sulla legge di Bilancio 2027. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (FdI), ha proposto di sostituire l’Irpef sulla mensilità aggiuntiva con un’imposta sostitutiva del 15% o del 10%, mentre Forza Italia ha spinto per l’esenzione totale almeno per i redditi più bassi. La versione ritenuta più sostenibile prevedeva una flat tax al 15% per i redditi fino a 15.000 euro.

Le ultime notizie vanno però in un’altra direzione. Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio senza definire le misure della manovra e, secondo le ricostruzioni della stampa, la detassazione, anche parziale, della tredicesima ha perso terreno per mancanza di risorse. Al momento si tratta di ipotesi e non di norme approvate: un’eventuale agevolazione dipenderebbe dal testo definitivo della legge di Bilancio 2027 e dalla sua decorrenza. Per la tredicesima di dicembre 2026 vale quindi il regime ordinario.

Il tema resta caldo per ragioni di potere d’acquisto: secondo l’Istat, nel secondo trimestre 2026, dopo dieci trimestri consecutivi in cui gli stipendi avevano corso più dei prezzi, la crescita delle retribuzioni contrattuali è tornata sotto quella dell’inflazione.

Come leggere il cedolino di dicembre

La voce da cercare non è soltanto «tredicesima», ma il percorso che porta al netto. I passaggi da verificare sono cinque: i ratei maturati (12 su 12 oppure meno, in caso di assunzione, cessazione o periodi non retribuiti), la retribuzione utile su cui è stata calcolata la tredicesima, i contributi previdenziali, l’imponibile fiscale con la relativa Irpef e, infine, il netto a pagare, da leggere separando stipendio, tredicesima ed eventuali altre voci.

Per una stima rapida si divide la RAL per il numero di mensilità, così da ottenere il lordo, si sottraggono i contributi e si applicano gli scaglioni Irpef mensili. Il dato definitivo, però, lo dà soltanto la busta paga di dicembre, consultabile in anticipo sul sito Inps per i pensionati e su NoiPA per gli statali.

Commenti

1

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Non ci resta che sperare che la novità dell’aliquota Irpef faccia un po’ di bene. Ma con il governo che ci tiene sempre ’con la mano in tasca’, chissà! A ognuno il suo regime.

Cerca la tua Azienda su