Nel gestire il proprio denaro bisogna fare molta attenzione perchè non conoscere le regole potrebbe portare a essere segnalati all’Agenzia delle Entrate. Vediamo cosa prevede la normativa e la prassi.
Quando si trasferisce denaro si deve fare attenzione a diversi limiti imposti per evitare la segnalazione al Fisco. Anche se la legge non stabilisce precisi limiti a bonifici, prelievi e versamenti, trasferire denaro sopra un determinato importo comporta la segnalazione dell’operazione all’Agenzia delle Entrate.
In Italia la legge stabilisce un solo limite reale, quello relativo al trasferimento di contanti nel 2026 è confermato a 5.000 euro per i trasferimenti tra soggetti diversi (parenti inclusi, se non conviventi o per donazioni non tracciate).
Appurato questo si potrebbe pensare che tutte le movimentazioni tramite bonifici e assegni non facciano correre rischi, ma in realtà non è così. In Italia esiste la normativa antiriciclaggio che prevede la segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca di Italia da parte delle banche riguardo ai clienti che movimentano più di 10.000 euro nel mese solare. La segnalazione non fa correre un rischio diretto con il FIsco, ma l’informazione dall’Uif potrebbe essere girata anche all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza.
Sia ben chiaro, il cittadino non ha limiti di prelievo del proprio denaro e può decidere di gestire i propri soldi come meglio crede: la banca non impedirà mai il prelievo, anche se la somma supera i limiti in questione, ma essere oggetto di una segnalazione potrebbe esporre a un’attenzione maggiore da parte del Fisco sulle movimentazioni bancarie e questo, in seguito, potrebbe portare a un accertamento fiscale se emergono delle anomalie o delle incongruenze.
Partiamo con il dire che i prelievi di denaro sono del tutto leciti (indipendentemente dall’importo) e non hanno conseguenze fiscali. A intervenire, quando si supera un determinato limite, è la normativa antiriciclaggio.
Da sottolineare che un cittadino può decidere tranquillamente di prelevare tutto il denaro che ha sul proprio conto corrente senza che la banca possa impedirglielo e senza che intervengano delle conseguenze dal punto di vista fiscale. L’impiegato della banca che è allo sportello, però, è tenuto a segnalare all’UIF qualsiasi operazione che sembri sospetta o qualora i prelievi effettuati superino il limite mensile di 10.000 euro.
Attenzione ai trasferimenti di denaro
L’UIF non dispone di strumenti propri per verificare i trasferimenti di denaro e per intervenire su operazioni sospette o su prelievi che superano un determinato importo, deve essere allertato dalla banca o dall’ufficio postale. Gli istituti di credito devono inviare una segnalazione all’UIF con cadenza periodica che contenga tutte le operazioni che sembrano a rischio o che superano il limite sopra indicato.
Quello che bisogna tenere presente, però, è che la stessa segnalazione che dalle banche arriva all’UIF arriva anche all’Agenzia delle Entrate per andare a confluire nell’anagrafe dei conti correnti che l’Ade detiene. Una volta ricevuta la segnalazione l’Agenzia delle Entrate incrocia i dati presenti nelle diverse banche dati per valutare se per quello specifico contribuente è necessario un accertamento fiscale.
A questo punto è bene precisare che l’Agenzia delle Entrate non può effettuare alcun controllo sul prelievo che il privato cittadino effettua sul proprio conto corrente, ma la segnalazione all’UIF che l’Agenzia riceve può sicuramente allertare anche quest’ultima a tenere d’occhio il contribuente e i suoi redditi.
I controlli fiscali, infatti, non riguardano i prelievi, ma solo i versamenti. Lo stesso articolo 32 del TUIR, infatti, prevede che qualsiasi somma in entrata sul conto corrente possa essere considerata come “reddito” (salvo prova contraria), ma non può agire sui prelievi del contribuente che è libero di utilizzare i propri soldi come vuole.
Il limite nel trasferimento del denaro
Se nell’arco di un mese solare un cittadino preleva o trasferisce tramite bonifico o assegno a terzi somme di denaro pari o superiori a 10.000 euro, c’è una segnalazione all’UIF. Come avviene la segnalazione? L’impiegato bancario che esegue l’operazione deve effettuare una registrazione ed entro un determinato lasso di tempo inviare una segnalazione all’UIF che ha lo scopo di contrastare il riciclaggio del denaro sporco.
È utile specificare che queste segnalazioni sono automatiche e non implicano necessariamente una colpa, a differenza della segnalazione di operazione sospetta, che nasce da una valutazione discrezionale del funzionario. Quello al superamento dei 10.000 euro è un atto dovuto che serve a popolare le banche dati per la prevenzione del riciclaggio.
Attenzione, però. Non serve che vi sia un prelievo di 10.000 euro tutti in una volta. L’importo limite può essere raggiunto anche sommando più operazioni nel mese, se il risultato arriva a 10.000 euro o più (anche per 20 prelievi da 500 euro o per 5 da 2.000 euro) scatta la segnalazione.
Quando ci sono prelievi importanti nel corso del mese, un solo prelievo che raggiunga il limite o anche solo prelievi di importi esigui ma ricorrenti, il correntista è invitato dalla banca a compilare un modulo per autocertificare come si utilizzerà il denaro in questione.
Controlli sul conto corrente, un duplice scopo
I controlli che vengono effettuati sui conti correnti hanno un duplice scopo:
- da una parte segnalazioni per importi che superano i 10.000 euro per contrastare il riciclaggio;
- dall’altra c’è l’accertamento diretto dell’Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale.
Da tenere presente che anche se si va in banca o all’ufficio postale per richiedere un assegno circolare (che attinge dal conto corrente) con importo pari o superiore a 10.000 euro scatta la cosiddetta «norma antiriciclaggio» e al cittadino è richiesto di compilare il modulo che serve a determinare il profilo di rischio del cliente, a raccogliere informazioni in maniera molto veloce e a effettuare tutti gli adempimenti antiriciclaggio.
Non solo prelievi e trasferimento superiore a una certa soglia
Da sottolineare che la segnalazione all’UIF non scatta solo quando si supera il limite mensile sopra citato. La banca, come l’ufficio postale d’altronde, è tenuta a segnalare tutte quelle operazioni che sono ritenute sospette.
L’articolo 3 del decreto legislativo 231 del 21 novembre 2007 prevede che siano segnalate all’UIF tutte le operazioni sospette, ovvero quelle per le quali
«sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi, indipendentemente dalla loro entità, provengano da attività criminosa»
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Il sospetto, quindi, non nasce solo quando l’operazione supera il limite previsto, ma tutte le volte che si basi su una valutazione oggettiva da parte del funzionario di banca. Quest’ultimo deve valutare anche la capacità economica del soggetto e l’attività svolta.
Il decreto già citato contiene modelli e schemi che rappresentano comportamenti anomali così come gli indicatori di anomalie. Al comma 1 dell’articolo 35 si chiarisce che
Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, dall’entità, dalla natura delle operazioni, dal loro collegamento o frazionamento o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta, in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi acquisiti ai sensi del presente decreto. Il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non eccedenti la soglia di cui all’articolo 49 e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente, costituisce elemento di sospetto.
La UIF, con le modalità di cui all’articolo 6, comma 4, lettera e), emana e aggiorna periodicamente indicatori di anomalia, al fine di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette.
Superare la soglia dei 10.000 euro cosa comporta?
Sia che si effettui un’operazione singola, sia che nel corso del mese si accumulino prelievi che fanno superare il limite, la banca chiederà al cliente di compilare un modulo in cui è bene specificare l’origine dei soldi e la finalità del prelievo o del bonifico (ad esempio lavori di ristrutturazione, acquisto auto, parcella dentista). In questo caso la sincerità ripaga sempre; va ricordato, inoltre, che le dichiarazioni false in questo modulo costituiscono un reato.
Per i prelievi, si è liberi di disporre di qualsiasi somma senza correre rischi diretti con il Fisco: la segnalazione servirà solo a fini antiriciclaggio (ovviamente, se dalla segnalazione emergessero incongruenze rispetto al reddito, un accertamento fiscale potrebbe comunque scattare).
La maggiore attenzione si deve prestare ai versamenti: ogni singolo euro versato sul conto, se non trova corrispondenza nella dichiarazione dei redditi, fa scattare la presunzione che si tratti di reddito non dichiarato. Se si versano, ad esempio, 12.000 euro in contanti, bisogna essere pronti a dimostrare documentalmente la provenienza delle somme.
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