Torna l’ISIS, oltre 29 morti in attacco terroristico kamikaze

L’ISIS continua a seminare morte con attacchi terroristici kamikaze. L’ultimo episodio si è verificato in Afghanistan, con decine di vittime e prigionieri in fuga dal carcere. Il terrorismo islamico non è affatto scomparso, cosa aspettarsi?

Torna l'ISIS, oltre 29 morti in attacco terroristico kamikaze

L’ISIS è tornata a diffondere terrore e morte nel complesso scenario afghano.

Mentre il mondo è alle prese con la pandemia di coronavirus, nei Paesi distrutti da decenni di guerra e instabilità politica, come l’Afghanistan, il terrorismo continua a trovare terreno fertile per le sue operazioni mortali.

L’ultimo drammatico episodio è accaduto in una prigione nella città orientale di Jalalabad.

Un’escalation di violenza si è consumata a partire da domenica 2 agosto, con l’esplosione di un’autobomba alla quale sono seguiti gli attacchi dei terroristi, i combattimenti con le forze di sicurezza del carcere, la fuga di prigionieri, tra i quali talebani, la morte di decine di civili.

Il fatto di cronaca riaccende i riflettori sull’intricato quadro afghano e sulla pericolosità dell’ISIS, ben lontana dall’essere sconfitta. Cosa aspettarsi per la sicurezza internazionale?

L’ISIS torna a colpire: cosa è successo

Uno scontro a fuoco tra combattenti dello Stato Islamico e forze di sicurezza afgane si è scatenato tra il 2 e il 3 agosto in una prigione nella città orientale di Jalalabad.

Il bilancio è di almeno 29 persone uccise e più di 40 feriti dopo l’assalto notturno dei militanti islamici del gruppo ISIL, che ha causato una fuga di massa dei prigionieri.

L’attacco è iniziato domenica sera con un’autobomba fatta esplodere all’ingresso del carcere. Sono seguite altre esplosioni, mentre gli uomini armati dell’IS hanno aperto il fuoco contro le guardie di sicurezza.

La polizia e le forze speciali afghane sono state schierate e ne è seguita una battaglia armata durata almeno un’ora. I funzionari afgani hanno affermato che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare.

Durante gli attacchi, molti prigionieri - tra i quali presunti terroristi - sono fuggiti dalla struttura. Il portavoce della polizia di Nangarhar Tareq Aziz ha riferito all’agenzia di stampa AFP che circa 100 detenuti hanno tentato di fuggire, ma molti di loro sono stati catturati dalle forze di sicurezza.

L’attacco alla prigione è arrivato il giorno dopo l’annuncio dell’agenzia di intelligence afghana dell’uccisione di un alto comandante dell’ISIL.

L’episodio ha sancito, di fatto, la violazione di una fragile tregua armata che era stata accordata in occasione di alcune festività musulmane in corso.

Terrorismo ISIS in Afghanistan: cosa aspettarsi?

L’ultimo episodio di violenza mortale causato dal gruppo ISIS in Afghanistan non è isolato, ma segue altre esplosioni e uccisioni avvenute nei mesi scorsi.

Questo dimostra che il terrorismo islamico è ancora in grado di colpire e destabilizzare, nonostante alcuni passi avanti fatti in ambito politico-diplomatico e, purtroppo, a causa di un generale abbassamento della guardia sul fenomeno a livello internazionale.

Un rapporto delle Nazioni Unite del mese scorso ha stimato che ci sono circa 2.200 membri dell’ISIL in Afghanistan e che mentre il gruppo è in ritirata sul territorio e la sua leadership è stata indebolita, “rimane in grado di eseguire attacchi di alto profilo in varie parti del paese, incluso Kabul”.

Gli sforzi per avviare colloqui di pace tra talebani e il Governo afghano si sono arrestati dopo che i talebani e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo a febbraio, pubblicizzato come l’intesa per porre fine alla più lunga guerra di Washington.

L’accordo raggiunto nella capitale del Qatar, Doha, prevede piani per il ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan in cambio di garanzie di sicurezza da parte dei talebani.

Tuttavia, il quadro resta complesso e i gruppi affiliati al terrorismo islamico ancora rappresentano una reale minaccia, in un territorio ben lontano dalla completa stabilizzazione.

Squadre della morte britanniche in Afghanistan

A complicare un quadro già delicato e difficile da comprendere, è giunta l’indiscrezione della presenza di una vera e propria “squadra della morte” di truppe armate britanniche sul territorio afghano.

I fatti risalgono al lontano 2011, ma mettono in luce pratiche brutali e illegali che si sarebbero consumate durante le operazioni delle Special Air Services del Regno Unito.

Media stranieri, come Sunday Times e Time hanno riportato indizi sull’uccisione ingiustificata di almeno 10 civili in raid notturni condotti nel villaggio di Gawahargin nella provincia afghana di Helmand.

Le forze speciali britanniche avrebbero ucciso uomini a freddo senza prove che si trattasse dei terroristi che stavano cercando. I fatti sono finiti sotto inchiesta e ora si ipotizza l’esistenza di un vergognoso squadrone della morte che ha operato in diversi villaggi.

Gli episodi sono sotto inchiesta e non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto già in possesso degli inquirenti, secondo il ministro della Difesa del Regno Unito.

La vicenda, però, è tornata in prima pagina nella nazione inglese, dopo che l’Alta Corte di Londra ha scoperta il furto di documenti importanti sulla questione.

Si aggiungono, dunque, dettagli drammatici sull’esplosivo territorio afghano. Tutto concorre a capire quanto la nazione sia stata destabilizzata negli anni precedenti. E quanto ancora oggi sia una bomba pronta a esplodere anche a colpi dell’ISIS.

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