Borse mondiali in preda al caos con l’incertezza della guerra in Medio Oriente: chi sono i titoli vincenti e quali azioni stanno crollando sotto la pressione del conflitto in Israele?
Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.
Turbolenze nei mercati finanziari e Borse travolte dall’incertezza della guerra in Israele nella giornata di lunedì 9 ottobre. Il conflitto in Medio Oriente sta spingendo i guadagni di alcuni titoli e affossando sotto la parità altre azioni: chi vince e chi perde in questo nuovo scenario?
I titoli azionari europei sono finiti sotto pressione a causa degli scontri militari in Israele che hanno scatenato una corsa verso beni rifugio come obbligazioni e oro, aumentando al tempo stesso i prezzi del petrolio di circa il 3%.
L’indice paneuropeo STOXX 600 scende dello 0,25%, con le società del commercio al dettaglio e dei viaggi e tempo libero che hanno guidato le perdite settoriali.
Negli Usa, i futures sulle azioni sono sprofondati in rosso e anche l’indice di volatilità CBOE, l’indicatore della paura di Wall Street, è salito a 19,10, riflettendo l’ansia degli investitori.
In questo clima molto teso e di preoccupazione, accanto ai titoli che crollano ci sono azioni in rally, spinte proprio dalla prospettiva di un’altra guerra e di turbolenze energetiche. Chi vince e chi perde nelle Borse con il Medio Oriente in fiamme?
Guerra in Israele: chi vince nelle Borse? Queste azioni volano
In generale, gli investitori globali sono diventati avversi al rischio in quanto gli scontri militari tra Israele e il gruppo islamico palestinese Hamas hanno aggravato l’incertezza politica in tutto il Medio Oriente e sollevato preoccupazioni sull’approvvigionamento petrolifero.
Tuttavia, alcuni titoli stanno guadagnando nei vari indici azionari globali. Negli Usa, le società energetiche, tra cui Chevron, Exxon Mobil, Marathon Oil e Occidental Petroleum sono balzate di circa il 3% ciascuna nel trading pre-mercato.
Nel settore della difesa, i titoli come RTX e Lockheed Martin hanno evidenziato un aumento del prezzo delle azioni del 5% nel contesto di guerra.
La società mineraria d’oro Newmont e le azioni quotate negli Stati Uniti di Barrick Gold sono aumentate rispettivamente dell’1,7% e del 2,4%.
Non solo negli Usa, anche in Europa i titoli legati al petrolio, all’energia e al comparto militare e di difesa stanno avanzando a grande ritmo. Con i prezzi del greggio che schizzano e la possibilità di un allargamento del conflitto, i due settori risultano i favoriti dalla guerra.
Le azioni di società di difesa come la svedese Saab, l’italiana Leonardo e la tedesca Rheinmetall sono aumentate tra il 6,1% e il 9,5% sulla prospettiva di un conflitto militare prolungato nella regione.
Focalizzando lo sguardo su Borsa Italiana, oltre al titolo Leonardo che vola a +4,60%, degne di nota sono le performance di Saipem (+1,23), Snam (+1,0%), Tenaris (+2,63%), Eni (+2,32%).
I titoli perdenti in Borsa
Il clima teso e violento in Medio Oriente sta anche generando tonfi azionari a Wall Street e in Europa.
I titoli delle compagnie aeree, tra cui IAG, proprietaria della British-Airways, Air France KLM e Lufthansa, sono scesi tra il 2,5% e il 3,4% poiché diverse compagnie aeree internazionali hanno sospeso i servizi di volo con Tel Aviv e sono ora preoccupate per l’aumento del costo del carburante.
United Airlines, Delta Air Lines e American Airlines hanno anch’esse bloccato i voli per la capitale israeliana. Le loro azioni sono scese di oltre il 2% ciascuna.
I principali titoli tecnologici tra cui Apple, Meta Platforms, Alphabet e Amazon.com sono diminuiti dallo 0,9% all’1,2%. Anche le azioni chip Intel, Nvidia, Qualcomm e Advanced Micro Devices hanno perso tra l’1,0% e il 2,2%.
Energean è crollata del 15,9%, rendendo il produttore di petrolio quotato nel Regno Unito e in Israele e focalizzato sul Mediterraneo orientale il principale perdente sullo STOXX 600.
A Piazza Affari, industriali e bancari guidano le perdite milanesi.
Gli investitori restano nervosi e le azioni potrebbero subire ancora scosse pesanti. “Per il momento potrebbe prevalere un atteggiamento di avversione al rischio, almeno fino a quando la portata del conflitto non sarà più chiara”, ha affermato Chris Beauchamp, capo analista di mercato di IG.
Il rischio più ampio è che un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio agisca come una rinnovata pressione inflazionistica e sostenga ulteriormente il messaggio di tassi più alti per un periodo più lungo secondo Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.