Negli ultimi anni, la frequenza e l’intensità dei disastri naturali sono aumentate drasticamente.
Ogni continente ha subito eventi meteorologici estremi, con conseguenze devastanti per le economie locali. Nel gennaio 2024, gli incendi in California hanno causato danni fino a 150 miliardi di dollari, secondo AccuWeather.
Tra il 2019 e il 2020, gli incendi in Australia hanno distrutto milioni di ettari, mentre il ciclone Idai ha provocato oltre 1.000 vittime in Africa meridionale. Le alluvioni in Germania del 2021 hanno generato danni per 40 miliardi di dollari, rendendole la catastrofe naturale più costosa della storia tedesca.
Secondo Aon, nel 2024 le perdite economiche globali dovute a disastri naturali hanno raggiunto i 368 miliardi di dollari, superando del 14% la media annua aggiustata all’inflazione dal 2000. Di queste perdite, solo il 40% è stato coperto dalle assicurazioni, lasciando un vuoto finanziario del 60% da colmare con risorse pubbliche e private. L’aumento di questi costi non si limita ai danni diretti alle infrastrutture, ma ha un impatto significativo anche sulla produttività economica, sulla perdita di valore immobiliare e sulla sostenibilità dei sistemi di protezione sociale. Il progressivo riscaldamento globale e l’intensificarsi dei fenomeni meteorologici estremi stanno contribuendo a un’accelerazione di queste dinamiche, rendendo sempre più difficile la previsione e la gestione dei rischi associati.
Le compagnie assicurative stanno progressivamente riducendo la loro esposizione ai rischi climatici. Aziende come State Farm e Allstate hanno abbandonato il mercato californiano, evitando così i costi degli incendi del gennaio 2024. In Louisiana, quasi 20 compagnie hanno interrotto l’attività negli ultimi due anni. Questa tendenza non riguarda solo gli Stati Uniti, ma anche altre aree vulnerabili come l’Asia meridionale e l’Europa meridionale, dove l’intensificarsi degli eventi estremi ha reso economicamente insostenibile la copertura assicurativa per molte proprietà. Grazie a innovazioni nel data science e nell’intelligenza artificiale, gli assicuratori possono analizzare immagini satellitari e dati storici per prevedere con maggiore precisione le aree più a rischio, aumentando il numero di zone non assicurabili. Questo approccio, se da un lato migliora l’efficienza delle compagnie, dall’altro rischia di lasciare scoperti milioni di cittadini che si trovano in aree ad alto rischio.
La progressiva uscita degli assicuratori da mercati ad alto rischio lascia governi e cittadini in una posizione difficile. Il World Economic Forum stima che i costi del cambiamento climatico possano superare i 3.000 miliardi di dollari entro il 2050. Tuttavia, i governi non possono coprire interamente questi costi senza imporre impopolari aumenti fiscali. L’incapacità di fornire una soluzione strutturale a lungo termine rischia di generare instabilità sociale ed economica, in particolare nelle regioni più esposte ai fenomeni estremi. La vulnerabilità delle comunità locali aumenta esponenzialmente quando i costi della ricostruzione e del ripristino non vengono adeguatamente coperti, creando un circolo vizioso che spinge molte famiglie a lasciare le proprie abitazioni o a ricorrere a soluzioni finanziarie precarie per affrontare i danni subiti.
Diverse nazioni stanno sperimentando soluzioni ibride. In Gran Bretagna, il programma Flood Re permette agli assicuratori di trasferire il rischio legato alle alluvioni in un fondo comune, ma la copertura è limitata e l’iniziativa scadrà nel 2039. La Svizzera utilizza un modello di mutualizzazione del rischio, dove 12 compagnie assicurative coprono congiuntamente il 90% del mercato dei rischi naturali, finanziando le polizze attraverso premi proporzionati al valore degli immobili anziché al rischio specifico. Questo approccio riduce la discriminazione tra aree più e meno esposte, ma potrebbe non essere sostenibile in caso di eventi catastrofici particolarmente intensi.
Negli Stati Uniti, diversi stati hanno adottato il sistema FAIR (Fair Access to Insurance Requirements), che obbliga gli assicuratori a coprire le zone ad alto rischio. Tuttavia, il piano della California ha mostrato i suoi limiti quando, a febbraio 2024, ha richiesto un finanziamento di emergenza di 1 miliardo di dollari. La difficoltà di mantenere in equilibrio queste soluzioni è evidente: da un lato, la necessità di garantire copertura ai cittadini più esposti, dall’altro la necessità di evitare il fallimento degli assicuratori, che potrebbero non essere in grado di sostenere un numero sempre maggiore di richieste di risarcimento.
Il settore assicurativo si trova a un bivio. Da un lato, il ritiro delle compagnie da aree a rischio aumenta l’insicurezza economica e sociale; dall’altro, mantenere la copertura senza adeguamenti espone gli assicuratori a perdite insostenibili. Un possibile approccio potrebbe prevedere regolamentazioni edilizie più severe per aumentare la resilienza degli edifici a incendi, uragani e alluvioni. Il miglioramento delle infrastrutture e l’adozione di standard di costruzione più avanzati potrebbero contribuire a ridurre la vulnerabilità del territorio e, di conseguenza, il rischio assicurativo. Inoltre, la creazione di schemi di co-partecipazione pubblico-privata potrebbe rappresentare una soluzione efficace per distribuire equamente il peso economico tra compagnie assicurative e istituzioni governative. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del data science può affinare i modelli predittivi e prevenire le catastrofi piuttosto che gestirne solo le conseguenze. Infine, incentivi per la riduzione del rischio potrebbero premiare i proprietari che investono in misure di protezione, favorendo un approccio più sostenibile nel lungo periodo.