Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi dice che Teheran si aspetta oggi la risposta Usa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre Trump smentisce di aver offerto concessioni a Teheran. Il petrolio resta sui massimi delle ultime settimane e la banca centrale australiana ha già alzato i tassi per lo shock energetico.
Il mercato torna a guardare allo Stretto di Hormuz proprio nel giorno in cui, secondo Teheran, dovrebbe arrivare la risposta Usa alla proposta iraniana di riaprire il passaggio. Sullo sfondo, il petrolio resta su livelli elevati, la banca centrale australiana ha già alzato i tassi citando lo shock energetico,e i mercati obbligazionari europei aprono con lo spread BTP-Bund fermo a 94 punti alla vigilia di una nuova asta del Tesoro.
La scadenza di oggi su Hormuz
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, a New York per l’Assemblea generale dell’Onu, ha dichiarato che Teheran si aspetta oggi la risposta ufficiale statunitense sulla proposta iraniana per la riapertura dello Stretto di Hormuz:
«Hanno presentato delle idee e noi le abbiamo discusse. Devono sottoporre nuovamente la questione alla parte Usa, dopodiché la risposta finale degli Stati Uniti ci verrà trasmessa tramite il mediatore qatariota»,
ha detto Araghchi, aggiungendo che i mediatori del Qatar sperano che questo avvenga entro oggi.
Sul fronte opposto, il presidente Usa Donald Trump ha smentito questa mattina, su Truth Social, di aver offerto a Teheran alcuna distensione sulle sanzioni o sui fondi congelati, definendo «una bufala» le indiscrezioni circolate su Axios e scrivendo: «Non ho offerto loro nulla!». Il Segretario generale dell’Onu Guterres è coinvolto come ulteriore canale di mediazione e incontrerà Araghchi in giornata. Secondo Bloomberg, Teheran resta scettica su un accordo definitivo prima delle elezioni di metà mandato Usa del 3 novembre.
Il petrolio resta sui massimi delle ultime settimane
Il greggio ha aperto in rialzo anche questa mattina, con il Brent salito a 107,48 dollari al barile (+2,09%) e il WTI a 94,40 dollari (+1,94%), in linea con i massimi della sessione di ieri. Il mercato prezza soprattutto l’incertezza sulla tenuta del passaggio, più che un rischio di blocco imminente: altre fonti indicano che i flussi regionali si sono avvicinati ai livelli pre-bellici grazie a rotte alternative, segno che parte del premio pagato oggi è politico, non solo fisico.
La RBA alza i tassi, colpa dell’energia
Nella notte la Reserve Bank of Australia ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base al 4,60%, il livello più alto da 15 anni, con una motivazione legata esplicitamente allo scenario mediorientale: «Dalla riunione precedente, alcuni dei rischi al rialzo per l’inflazione si stanno materializzando», scrive la banca centrale, spiegando che «il conflitto in Medio Oriente si è allargato e i prezzi globali dell’energia sono ora molto più alti di quanto ipotizzato nelle previsioni di agosto» e ribadendo che «il Board resta concentrato nell’assicurare che l’inflazione elevata non si radichi» comunicato ufficiale RBA, 29/9/2026. È il quarto rialzo dell’anno, dopo che già a marzo la RBA aveva mosso i tassi per la stessa pressione energetica.
La mossa della RBA è un segnale concreto di come uno shock energetico persistente possa tradursi in politica monetaria più restrittiva anche lontano dal Medio Oriente. Se il petrolio restasse su questi livelli, la pressione salirebbe anche sull’agenda della Bce, con riflessi sul costo del debito italiano. Per chi ha BTP o fondi obbligazionari in portafoglio, la giornata è un test su due fronti collegati: la tenuta dello spread e l’esito dell’asta.
Effetto sui BTP, alla vigilia dell’asta del Tesoro
In Europa lo spread BTP-Bund ha aperto stabile a 94 punti base, con il rendimento del decennale italiano in lieve calo al 4,57% e proprio oggi il Tesoro italiano colloca fino a 8 miliardi di euro tra due BTP e un CCTeu.