Technoprobe entra oggi nel FTSE MIB. Perché il titolo continua a salire e cosa si aspettano gli analisti?

Ufficio Studi Money.it

21/09/2026

Da oggi l’azienda lombarda delle probe card siede tra le 40 blue chip di Piazza Affari al posto di DiaSorin. Dietro il rally del 2026 ci sono ricavi e margini in forte accelerazione grazie ai chip per l’intelligenza artificiale.

Technoprobe entra oggi nel FTSE MIB. Perché il titolo continua a salire e cosa si aspettano gli analisti?

Da questa mattina Technoprobe fa parte del FTSE MIB. La società di Cernusco Lombardone prende il posto di DiaSorin nell’indice delle 40 principali società di Piazza Affari, in esecuzione della revisione trimestrale decisa da FTSE Russell, e festeggia il debutto con un rialzo di circa il 4%, in area 30,5 euro.

Con il suo ingresso il peso della tecnologia nell’indice sale oltre il 4%, finora sostenuto dalla sola STMicroelectronics, mentre si riduce ai minimi quello della sanità. Per il titolo è l’ultimo capitolo di un anno straordinario, basti pensare che lo scorso 2 gennaio Technoprobe valeva 12,39 euro per azione e che a giugno ha toccato i massimi a quota 38,58 euro. Anche dopo la correzione dell’estate, il rialzo da inizio anno supera il 140%. Quali sono, ad oggi, le previsioni degli analisti?

Dentro il business di Technoprobe

Technoprobe progetta e produce probe card, schede di collaudo che verificano il funzionamento dei chip quando sono ancora sul wafer di silicio, prima del taglio e dell’assemblaggio. Un passaggio indispensabile, poiché ogni chip difettoso intercettato in questa fase evita costi molto più alti nelle fasi successive della produzione.

La società è nata da un’idea di Giuseppe Crippa, tecnico che dopo 35 anni in STMicroelectronics aveva sviluppato un metodo più rapido per produrre queste schede, e oggi è guidata dall’amministratore delegato Stefano Felici. Opera in un sostanziale duopolio con la statunitense FormFactor, che capitalizza circa la metà del gruppo italiano, e serve i principali nomi del settore: Nvidia, Apple, Samsung, Qualcomm e Intel.

Tra gli azionisti c’è anche l’americana Teradyne, specializzata nelle apparecchiature per il collaudo dei semiconduttori, salita all’11,59% del capitale.

Perché le azioni Technoprobe sono in salita?

Il motore del rally sono i conti. Nel primo semestre 2026 Technoprobe ha registrato ricavi per 464,1 milioni di euro, in crescita del 42,4% e sopra i 455,8 milioni attesi dal consenso raccolto da Bloomberg. Oltre la metà del fatturato del semestre è arrivata da applicazioni legate all’intelligenza artificiale.

Ancora più rilevante è la redditività. L’Ebitda è salito a 206,2 milioni di euro, in aumento del 93,8%, con un margine passato dal 32,6% al 44,4%. L’utile netto è arrivato a 143,1 milioni di euro, contro i 34,4 milioni dello stesso periodo del 2025.
È la leva operativa tipica delle aziende industriali ad alto contenuto tecnologico - quando i volumi crescono e i costi di struttura restano stabili, i margini si allargano molto più velocemente dei ricavi.

L’accelerazione si vede trimestre dopo trimestre, infatti nel secondo trimestre i ricavi sono stati di 277 milioni di euro, in crescita del 64% su base annua e del 48% rispetto ai tre mesi precedenti, con un margine Ebitda salito al 49%.

Negli ultimi dodici mesi Technoprobe ha alzato gli obiettivi di crescita per tre volte consecutive. L’ultima revisione, ad agosto, ha portato la previsione di ricavi 2026 a 1,05-1,1 miliardi di euro, dal precedente intervallo di 950 milioni-1,05 miliardi, e quella di margine Ebitda al 46-48%, dal 44-46%.

Per il terzo trimestre la società prevede ricavi per 314 milioni di euro, con una tolleranza del 3%, un margine lordo al 61,5% e un margine Ebitda intorno al 52%. Se le indicazioni saranno rispettate, i ricavi trimestrali risulteranno più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2025. Il prossimo appuntamento con i conti è fissato per il 10 novembre, con i risultati dei primi nove mesi.

Le previsioni degli analisti sul titolo Technoprobe

Il consenso delle banche d’affari che seguono il titolo resta positivo. Secondo i dati di MarketScreener, sugli 8 analisti che coprono Technoprobe il giudizio medio è Buy, con un prezzo obiettivo medio di 40,50 euro. Rispetto ai circa 30,5 euro di stamattina, il potenziale teorico è di circa il 33%.

Dietro la media, però, le valutazioni sono molto distanti tra loro.

BrokerRatingPrezzo obiettivoPotenziale su 30,5 euro
Bank of America Buy 44 euro +44,3%
UBS Buy 41 euro +34,4%
Equita Buy 40 euro +31,1%
Intesa Sanpaolo Buy 40 euro +31,1%
Berenberg Hold 34 euro +11,5%
Mediobanca Research Neutral 24,60 euro -19,3%

La forbice tra l’obiettivo più alto e quello più basso supera i 19 euro. Mediobanca indica un valore inferiore al prezzo attuale, segno che una parte degli analisti ritiene che il mercato abbia già incorporato buona parte della crescita attesa. Equita, all’opposto, considera Technoprobe un titolo irrinunciabile per chi vuole esposizione all’intelligenza artificiale.

Il nodo della valutazione

Il nodo è la valutazione: con circa 640 milioni di azioni in circolazione, al prezzo di stamattina la società capitalizza intorno ai 19,5 miliardi di euro. Se la guidance 2026 sarà rispettata, l’Ebitda dell’anno si collocherà tra circa 480 e 530 milioni di euro. La capitalizzazione vale quindi tra 37 e 40 volte l’Ebitda atteso, un multiplo elevato anche per un’azienda in forte crescita, che sconta la prosecuzione del ciclo espansivo per diversi anni.

Attenzione: si tratta di un calcolo approssimativo che non considera la posizione finanziaria netta della società, ma rende l’idea di quanto il prezzo dipenda dalla tenuta delle stime.

L’effetto FTSE MIB

L’ingresso nell’indice principale ha anche una conseguenza tecnica, con i fondi e gli ETF che replicano il FTSE MIB tenuti ad acquistare il titolo in proporzione al suo peso nell’indice e l’aggiustamento dei portafogli è avvenuto in chiusura della seduta di venerdì 18 settembre.

Questo tipo di domanda, però, ha un effetto una tantum perché, una volta completato il ribilanciamento, l’andamento del titolo torna a dipendere dai fondamentali. In compenso, la presenza nell’indice aumenta la visibilità della società presso gli investitori internazionali e, di norma, la liquidità degli scambi.

I rischi da considerare

Il rovescio della medaglia sta proprio in ciò che ha fatto la fortuna del titolo. Technoprobe lavora in un settore storicamente ciclico, in cui a fasi di forte espansione seguono correzioni anche profonde, e chi produce strumenti per il collaudo tende ad amplificare entrambe le fasi. Quando la domanda rallenta, i produttori di chip rinviano prima di tutto gli investimenti in nuova capacità.

Oltre la metà dei ricavi arriva da applicazioni legate all’intelligenza artificiale e un ripensamento dei grandi gruppi tecnologici sulla spesa per i data center si tradurrebbe in fretta in un calo degli ordini. La concentrazione su un unico motore di crescita, finora un punto di forza, diventerebbe in quel caso il principale elemento di fragilità.

Il mercato lo sa, e lo dimostra la volatilità del titolo. Tra il massimo di giugno e i minimi di agosto le azioni hanno perso oltre il 30% e non sono state rare le sedute con oscillazioni superiori al 5%. Con multipli come quelli attuali, davanti a un risultato semplicemente in linea con le attese può bastare poco per innescare prese di profitto consistenti.

Resta infine il fronte della concorrenza. Il duopolio con FormFactor garantisce barriere all’ingresso elevate, ma una domanda in crescita così rapida spinge tutti gli operatori ad ampliare la capacità produttiva. Se la corsa agli investimenti dovesse superare la domanda effettiva, la pressione ricadrebbe sui prezzi e, di conseguenza, su quei margini che oggi rappresentano il vero punto di forza della società.

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