Tutti pazzi per le azioni Technoprobe. Quanto potrebbero valere 10.000 euro tra 2 anni?

Flavia Provenzani

Commenta

Technoprobe è salita di oltre il 300% in un anno ed è entrata nel FTSE MIB. Quanto potrebbero valere 10.000 euro investiti oggi tra due anni? Target, stime sugli utili e scenari.

Tutti pazzi per le azioni Technoprobe. Quanto potrebbero valere 10.000 euro tra 2 anni?

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Con 10.000 euro, al prezzo di 34,58 euro registrato alle 16 di oggi, 7 ottobre, si comprano 289 azioni Technoprobe, con un esborso di 9.993,62 euro. Il titolo è una delle storie più straordinarie di Piazza Affari degli ultimi anni, in dodici mesi ha guadagnato oltre il 300% e da inizio anno il rialzo è del 183%, con una capitalizzazione che oggi supera i 22,5 miliardi di euro. Il massimo dell’anno, 38,58 euro, risale al 22 giugno, e oggi il titolo è circa il 10% più in basso.

La seduta di oggi ricorda però quanto può essere volatile. Dopo aver toccato ieri i 37,88 euro, il livello più alto da giugno, sulla scia dell’avvio di copertura di JPMorgan, oggi Technoprobe cede oltre il 6%, colpita dalle prese di profitto in una giornata negativa per tutta Piazza Affari, con il FTSE MIB in calo di oltre il 2,5% e vendite su tecnologici e banche.

Dal 21 settembre la società di Cernusco Lombardone fa parte del FTSE MIB, dove ha preso il posto di DiaSorin. Quanto potrebbero valere quei 10.000 euro tra due anni? Analizziamo i target dei broker e le stime sugli utili fino al 2028.

Perché il mercato corre dietro a Technoprobe

Technoprobe progetta e produce probe card, le schede che verificano il funzionamento dei chip quando sono ancora sul wafer di silicio, prima del taglio e dell’assemblaggio, passaggio obbligato della filiera. Più i chip diventano complessi, più il collaudo diventa delicato e costoso. Fondata da Giuseppe Crippa, ex tecnico di STMicroelectronics, la società opera in un sostanziale duopolio con l’americana FormFactor e tra i suoi clienti conta Nvidia, Apple, Samsung, Qualcomm e Intel.

Il motore della crescita è l’intelligenza artificiale, dato che le GPU e gli acceleratori per i data center sono chip di enormi dimensioni, con migliaia di connessioni da testare, che richiedono probe card sempre più avanzate. Secondo Equita, l’AI pesa per il 63% dei ricavi 2026 e salirà al 75% nel 2027. JPMorgan sottolinea anche il ruolo nelle memorie ad alta banda (HBM) di nuova generazione, dove la tecnologia Vertical MEMS di Technoprobe, con una quota di mercato intorno al 60%, è destinata a essere adottata per i futuri standard HBM4E e HBM5.

Guardando ai numeri del primo semestre 2026 la tendenza sembra essere confermata. I ricavi sono saliti a 464,1 milioni di euro (+42,4%), l’EBITDA è quasi raddoppiato a 206,2 milioni, con un margine passato dal 32,6% al 44,4%, e l’utile netto è balzato a 143,1 milioni, contro i 34,4 milioni di un anno prima. La posizione finanziaria netta è positiva per 685,9 milioni e la società non ha debito di rilievo.

Ad agosto il management ha alzato per la terza volta in dodici mesi la guidance ed ora, per il 2026, prevede ricavi tra 1,05 e 1,1 miliardi (dai 628 milioni del 2025) e un margine EBITDA tra il 46% e il 48%. Per il terzo trimestre l’indicazione è di ricavi per 314 milioni, con un margine EBITDA del 52%. Per sostenere la domanda, il piano di investimenti fino al primo trimestre 2027 è stato portato da 250 a circa 350 milioni, con l’obiettivo di raggiungere una capacità produttiva annualizzata di 1,6 miliardi di ricavi.

Le previsioni degli analisti sulle azioni Technoprobe

Il consenso è positivo, ma i target sono molto distanti tra loro. Secondo MarketScreener, i 9 analisti che seguono il titolo hanno un giudizio medio Buy e un target price medio di 42,11 euro, con stime comprese tra 34 e 50 euro.
L’ultima novità è l’avvio di copertura di JPMorgan, che il 6 ottobre ha assegnato un giudizio Overweight con target di 45 euro. L’orizzonte, però, è giugno 2028, quindi più lungo dei consueti dodici mesi. Per la banca americana il premio di valutazione rispetto ai concorrenti è giustificato da una crescita e da margini «più forti e più duraturi». Pochi giorni prima, il 29 settembre, Goldman Sachs aveva alzato il target da 40 a 44 euro.

Deutsche Bank è la più ottimista, a 50 euro, mentre UBS è a 41 euro. Equita e Banca Akros erano entrambe a 40 euro dopo la semestrale: per Equita Technoprobe resta un titolo «must-have» per chi cerca esposizione all’AI. Sul fronte opposto c’è Berenberg, con un target di 34 euro, sotto il prezzo attuale.

Le stime di consenso raccolte da MarketScreener disegnano una crescita fatta di ricavi a 1,1 miliardi nel 2026, 1,53 miliardi nel 2027 e 1,92 miliardi nel 2028, con l’utile netto che salirebbe da 349 a 665 milioni. JPMorgan è ancora più ottimista e stima per il 2028 un utile per azione di 1,19 euro.

Anno Ricavi (mld €) Utile per azione (€) P/E al prezzo di 34,58 €
2025 (consuntivo) 0,63 0,15 230,5x
2026 (stima) 1,10 0,54 63,7x
2027 (stima) 1,53 0,80 43,1x
2028 (stima) 1,92 1,04 33,3x
2028 (JPMorgan) - 1,19 29,1x

Fonte: bilancio 2025 Technoprobe; consenso MarketScreener; stime JPMorgan del 6 ottobre 2026.

Finora, Technoprobe ha reinvestito tutta la cassa generata in capacità produttiva, senza distribuire dividendi. Il consenso ipotizza una prima cedola simbolica, intorno ai 2 centesimi per azione sull’esercizio 2026 e ai 4 centesimi sul 2027. Il rendimento per l’azionista dipende quindi quasi interamente dal prezzo del titolo.

Quanto potrebbero valere 10.000 euro investiti in azioni Technoprobe?

I calcoli che seguono sono esempi, non previsioni e li facciamo per tradurre in euro l’impatto delle stime degli analisti e rendere più concreto che cosa significherebbero per chi investe. Non vanno letti come una stima di Money.it sul futuro del titolo né come un invito all’acquisto.

In tutti i calcoli partiamo da 289 azioni comprate a 34,58 euro, con 6 euro rimasti liquidi. Gli importi sono lordi, prima di commissioni e della tassazione italiana del 26% sulle plusvalenze.

Orizzonte 12 mesi

Qui basta moltiplicare le azioni per il target di ciascun broker: l’eventuale cedola sull’esercizio 2026 vale pochi euro e non sposta il risultato.

Scenario Target (€) Valore finale (€) Rendimento
Prudente: Berenberg 34,00 9.832 −1,7%
Consenso 42,11 12.176 +21,8%
Goldman Sachs 44,00 12.722 +27,2%
Ottimista: Deutsche Bank 50,00 14.456 +44,6%

Nello scenario di consenso, al netto delle tasse, restano in tasca circa 11.610 euro. Con il target di JPMorgan, 45 euro a giugno 2028, i 10.000 euro diventerebbero 13.011, con un guadagno del 30,1% in circa venti mesi.
Va notato che il target medio di 42,11 euro equivale a circa 41 volte l’utile per azione atteso nel 2028: gli analisti stanno già pagando oggi, con un multiplo da titolo in piena crescita, gli utili di due anni dopo.

Orizzonte due anni (autunno 2028)

Rapportiamo gli utili attesi a un multiplo plausibile. Prendiamo tre ipotesi di utile per azione 2028:

  • 0,80 euro, cioè nessuna crescita rispetto alle stime 2027: il ciclo degli investimenti in AI si ferma e gli utili restano ai livelli dell’anno precedente;
  • 1,04 euro, il consenso di MarketScreener;
  • 1,19 euro, la stima di JPMorgan.

E le incrociamo con quattro multipli:

  • 25 volte è un rapporto prezzo/utili da società tecnologica matura;
  • 35 volte è un multiplo che riconosce un premio di crescita, ma molto inferiore a quello attuale;
  • 45 volte è un premio pieno da «storia di crescita AI»;
  • 55 volte è poco sotto ciò che il mercato paga oggi sugli utili 2026, circa 64 volte.

Ai valori si aggiungono le cedole stimate dal consenso per il 2027 e il 2028, circa 19 euro in tutto.

Utile per azione 2028 P/E 25x P/E 35x P/E 45x P/E 55x
0,80 € (utili fermi) 5.823 € (−41,8%) 8.142 € (−18,6%) 10.462 € (+4,6%) 12.781 € (+27,8%)
1,04 € (consenso) 7.517 € (−24,8%) 10.514 € (+5,1%) 13.511 € (+35,1%) 16.508 € (+65,1%)
1,19 € (JPMorgan) 8.623 € (−13,8%) 12.062 € (+20,6%) 15.501 € (+55,0%) 18.940 € (+89,4%)

Con gli utili di consenso, il pareggio si raggiunge a circa 33 volte gli utili. Sotto quella soglia, i 10.000 euro si riducono anche se Technoprobe rispetta tutte le stime di crescita, perché il prezzo di oggi incorpora già due anni di espansione. Se gli utili si fermassero ai livelli del 2027, per non perdere servirebbe un multiplo di 43 volte.

Nello scenario di consenso con un multiplo da 45 volte il guadagno è del 35% in due anni, circa il 16,2% annuo composto. Se il mercato continuasse a pagare 55 volte gli utili, si salirebbe a circa il 28,5% annuo. Se invece il titolo venisse valutato come una società tecnologica matura, a 25 volte, la perdita arriverebbe a circa un quarto del capitale anche con gli utili in piena crescita.

È la differenza principale rispetto a titoli industriali come Prysmian. La forbice tra lo scenario migliore e quello peggiore è molto più ampia, perché il mercato valuta Technoprobe soprattutto sulla base di quanto crescerà, più che di quanto guadagna oggi.

I rischi da conoscere

A 34,58 euro Technoprobe tratta a circa 64 volte gli utili attesi per il 2026 e a 43 volte quelli del 2027. Il mercato ha già pagato in anticipo una parte importante della crescita futura e anche risultati semplicemente in linea con le attese potrebbero non bastare a sostenere il titolo. C’è poi la dipendenza dall’AI. Con tre quarti dei ricavi legati all’intelligenza artificiale nel 2027, un rallentamento degli investimenti dei grandi gruppi tecnologici nei data center si rifletterebbe rapidamente sugli ordini. L’industria dei semiconduttori resta ciclica, e la stessa società segnala tra le incertezze geopolitica, politiche commerciali e debolezza dei segmenti consumer e automotive.

Pesa anche la concentrazione dei clienti, legata a pochi grandi produttori di chip, e l’esposizione alla Cina, dove ad agosto Technoprobe ha completato la costituzione di una partnership strategica: un’opportunità commerciale, ma anche un fronte esposto alle restrizioni sull’export di tecnologia.

Infine, chi entra deve mettere in conto oscillazioni molto ampie, basta guardare come tra il massimo di giugno e i minimi di agosto il titolo abbia perso oltre il 30%, il 14 settembre ha ceduto l’8,58% in una sola seduta, il 29 settembre è salito del 6,81% e oggi perde oltre il 6% dopo aver guadagnato più del 4% ieri. A luglio, inoltre, alcuni membri della famiglia Crippa e l’amministratore delegato Stefano Felici hanno venduto il 4,2% del capitale con un collocamento accelerato a sconto.

Il prossimo banco di prova è l’11 novembre, quando il consiglio di amministrazione esaminerà ricavi ed EBITDA al 30 settembre. Il mercato li confronterà con la guidance di 314 milioni di ricavi e un margine del 52%.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su