Dal 1° luglio entra in vigore la tassa sui pacchi di importo inferiore a 150 euro che graverà di 3 euro su ogni articolo. Vediamo cosa cambia da come era stata annunciata.
Per i piccoli pacchi, quelli di valore inferiore ai 150 euro, l’Agenzia delle Dogane si prepara al superamento della franchigia. Con l’avviso pubblicato il 15 maggio dall’Adm si annuncia che dal 1° luglio 2026 tutte le spedizioni provenienti dalla Cina e da altri Paesi extra UE saranno soggette a dazi doganali, visto che la soglia de minimis che consentiva ai pacchi con valore fino a 150 euro di essere esenti da dazi è stata abolita.
Cosa cambia, in concreto, per chi acquista dai colossi del fast fashion cinesi o da qualsiasi altro e-commerce situato fuori dai confini UE?
La soglia dei 150 euro per l’esenzione dei dazi doganali, negli ultimi anni, è stata favorevole al proliferare dell’e-commerce low cost. Il nuovo regime, che dovrebbe entrare in funzione nel 2028, prevede che ci sia un hub doganale europeo che monitori e verifichi tutte le merci in entrata effettuando riscossione uniforme dei dazi.
Le novità, però, non resteranno sospese fino al 2028, perché il primo vero cambiamento si avrà già da luglio 2026 quando entrerà in vigore un regime transitorio.
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Tassa di 3 euro sui piccoli pacchi
Inizialmente era stato annunciato dal 1° luglio 2026 un dazio forfettario di 3 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro spediti in Europa da Paesi extra europei come misura ponte che avrebbe dovuto accompagnare il settore fino all’entrata in funzione dell’Hub europeo nel 2028. In realtà sono stati previsti dazi doganali a costo fisso per i pacchi di modico valore.
La stretta decisa da Bruxelles sulla questione delle micro-importazioni era nell’aria, e spiega il passo indietro dell’Italia, che ha scelto di congelare l’applicazione della tassa nazionale da 2 euro (inizialmente prevista per il 1° gennaio 2026) proprio per evitare un duplice balzello.
Con l’intervento dell’Europa, quindi, si evita che i flussi dei pacchi vengano deviati, facendo chiaramente capire che la decisione non è soltanto politica, ma anche economica. Negli ultimi anni i colossi dell’e-commerce cinese (Shein e Temu in testa) avevano iniziato a frammentare le spedizioni per i consumatori europei in diversi pacchi per evitare di pagare i dazi doganali.
Il dazio fisso da luglio 2026
Dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028 si applicherà per i pacchi con valore fino a 150 euro un regime transitorio che prevede un dazio fisso di 3 euro. La tariffa fissa, però, non sarà applicata per ogni pacco, ma ad ogni articolo in esso contenuto dichiarato all’importazione.
La conseguenza è che il dazio non aumenta se nel pacco sono presenti più prodotti classificati con la stessa voce doganale, ma aumenta in presenza di articoli diversi. Se si acquistano, quindi, cinque camicie il dazio sarà solo di 3 euro, se si acquista una camicia, un paio di jeans e una t-shirt il dazio sarà di 9 euro (3 euro per ogni articolo diverso).
Dal 1° luglio 2028, invece, entrerà in vigore il nuovo sistema che prevede l’applicazione della Taric (tariffa doganale comune) e sarà pienamente operativo il Data Hub europeo che permetterà di applicare a ogni prodotto le misure tariffarie previste dalla Taric.
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Il danno per i venditori europei
I bassi prezzi degli e-commerce cinesi hanno prodotto una concorrenza sleale nei confronti dei venditori europei sottoposti a tassazione e obblighi. Inoltre le strutture doganali si sono trovate di fronte a volumi di spedizioni da gestire che non erano mai state viste prima.
Il dazio imposto dall’Europa sulle spedizioni extra Ue di piccolo valore non serve per aumentare il gettito ma per:
- limitare la concorrenza sleale nei confronti dei venditori europei;
- finanziare il maggior lavoro a cui sono sottoposte le strutture doganali;
- rendere economicamente meno conveniente effettuare spedizioni frammentate.
Cosa cambia per i consumatori?
L’impatto per chi acquista dai colossi del fast fashion cinese non sarà eccessivamente gravoso: quei 3 euro che le piattaforme si troveranno a pagare per far entrare gli articoli in Europa, molto probabilmente saranno trasferiti agli utenti finali o come aumento del prezzo dei prodotti acquistati o come tassa da pagare sulla spedizione. Non è da escludere che i colossi dell’e-commerce decidano di assorbire il costo, magari aumentando la soglia per poter usufruire della spedizione gratuita, per restare competitivi sul mercato.
In ogni caso la riforma doganale avrà l’obiettivo di spingere, tra le altre cose, i grandi venditori extra Ue a creare magazzini e hub all’interno dell’Ue, per avere a disposizione merci già sdoganate come fa Amazon. E questo segnerebbe una trasformazione strutturale delle spedizioni.
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