Superbonus 110%, stop improvviso del Governo: la decisione di Draghi che scontenta molti

Chiara Esposito

29/06/2022

29/06/2022 - 15:49

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Sembrava ci fosse spazio per una proroga ma sono finiti i fondi. Si continua con la sola possibilità di modificare il sistema della cessione del credito.

Superbonus 110%, stop improvviso del Governo: la decisione di Draghi che scontenta molti

Stop alla proroga del Superbonus. L’indiscrezione giunge come un fulmine a ciel sereno, proviene da alcune agenzie stampa e sembra essere trapelata a partire dalla riunione tra la maggioranza e l’esecutivo in corso alla Camera.

All’incontro, oltre a un rappresentante per ogni gruppo, avrebbero partecipato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, la sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento Debora Bergamini e Laura Castelli, viceministro all’Economia.

Dalle ricostruzioni disponibili sappiamo che il governo avrebbe detto no categorico a qualsiasi ipotesi di prorogare le misure perché non ci sarebbe la disponibilità economica per mettere in campo ulteriori risorse. Secondo questa linea la sola opportunità d’intervento sarebbe quindi rivolta al meccanismo delle cessioni del credito. Prendono forma quindi le prime ipotesi di modifica o le preoccupazioni.

Quanti fondi c’erano per il Superbonus

Il Superbonus 110% è la misura di incentivazione, introdotta dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020. Nelle ultime settimane si era parlato di prorogarlo ma secondo i dati pubblicati da Enea, lo scorso 31 maggio il valore totale delle detrazioni a carico dello Stato previste a fine lavori toccava quota 33,7 miliardi di euro.

Questo valore si discosta però da quanto il governo ha messo sul tavolo: la stima totale era di 33,3 miliardi di euro fino al 2036. Queste cifre hanno quindi prodotto scontri tra Governo e maggioranza con i partiti che hanno insistito per una revisione del meccanismo che punta a rendere più efficienti e sicure le abitazioni da una parte e il ministero dell’Economia che – secondo il resoconto riportato dall’Ansa – non ha mostrato nessuna apertura mettendo a verbale di non essere disponibile ad alcun ulteriore ritocco su questo fronte.

Taglio netto: proposte e prospettive

I rappresentanti dei gruppi parlamentari hanno chiesto più tempo per le villette, per le case popolari e per gli spogliatoi degli impianti sportivi ma il governo ha detto no.

L’unica ipotesi plausibile in questo quadro conflittuale allora è quella di estendere il sistema a soggetti che non siano solo le banche, escludendo comunque le persone fisiche.

L’esecutivo si è mostrato aperto sotto questo punto di vista con l’intenzione di portare in Parlamento i prospetti per applicare tale modifica. La perplessità su questo fronte però emerge nelle parole di Luca Sut, vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, che ha infatti affermato:

“Restiamo in attesa della riformulazione dei nostri emendamenti finalizzati a sbloccare i crediti incagliati nei cassetti fiscali e a farne ripartire la circolazione, ma non si può correre il rischio di mettere in campo un provvedimento che non risolva definitivamente il problema. Ci confronteremo con le imprese edili e del settore bancario e con le associazioni di categoria coinvolte per valutare la riformulazione del Governo: un intero comparto e centinaia di migliaia di famiglie chiedono alle Istituzioni di portarle fuori dal limbo in cui si sono ritrovate a causa dello ‘stop and go’ normativo di questi mesi”.

Preoccupazioni a pioggia

I primi timori tra i soggetti direttamente coinvolti sono stati già manifestati. A questi sono seguiti anche alcuni incontri come quello del presidente e del segretario generale della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) Dario Costantini con il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco. Il confronto è avvenuto nella sede del Ministero e i rappresentanti della Cna definiscono il colloquio “cordiale” sebbene evidenzino ugualmente “le preoccupanti difficoltà per decine di migliaia di imprese della filiera delle costruzioni che non riescono a cedere i crediti d’imposta legati ai bonus per la riqualificazione degli immobili a causa del congelamento del mercato”.

C’è in ballo infatti un problema di tempistiche visto che per accedere al sussidio è necessario che il 30 per cento degli interventi sia stato ultimato a 6 mesi dal termine (data oggi fissata al 30 giugno 2023). Tuttavia, andando per logica, se le imprese edili non ricevono i fondi e i lavori non proseguono automaticamente il bonus non arriva e la realizzazione stessa delle opere messe a progetto va in crisi.
La Camera è chiamata quindi a risolvere l’impasse non solo in modo chiaro e trasparente ma anche piuttosto rapido.

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