L’S&P 500 sta segnando nuovi massimi storici. Ma fermati un attimo. Cosa penseresti se ti dicessi che questo rally spettacolare è stato trainato da appena 10 titoli? Proprio così: mentre i titoli in prima fila attirano i riflettori, tutto il resto del mercato sembra vivere in un’altra realtà.
Alcuni parlano di euforia, altri di squilibrio. Ma la vera domanda è un’altra: gli altri titoli sono un’occasione epocale, oppure questo disequilibrio è un campanello d’allarme prima del crollo?
La concentrazione è al massimo storico
Partiamo dai dati: la capitalizzazione delle prime 10 aziende dell’S&P 500 rappresenta oggi oltre il 35% dell’intero indice. Un record annuale. Questo significa che le performance dell’indice sono sempre più influenzate da un numero ristretto di big cap, le cosiddette “Magnificent 7” (Apple, Microsoft, Nvidia, ecc.) e qualche altra blue chip ad alta capitalizzazione.
Un modo tecnico per capire la portata di questa concentrazione è confrontare l’S&P 500 “market weight” con il suo equivalente “equal weight”. Ebbene, l’S&P 500 equal weight sta sottoperformando in modo marcato: segnale che la stragrande maggioranza dei titoli è stagnante o addirittura in calo.
Xtrackers S&P 500 Equal Weight vs S&P 500
Grafico lineare del Xtrackers S&P 500 Equal Weight vs S&P 500. Fonte: baha.com
La situazione è ancora più evidente se si guarda fuori dall’S&P 500: il Russell 2000 è fermo ai box, incapace di partecipare al rally dei colossi tecnologici. Un pattern che abbiamo già visto prima di grandi inversioni di mercato: nel 2000, prima dello scoppio della bolla dot-com, e nel 2021, prima del sell-off legato all’aumento dei tassi.
Ma se stavolta fosse diverso?
C’è però un’altra chiave di lettura. Oggi non siamo in recessione. L’economia USA continua a crescere, il mercato del lavoro tiene, e l’inflazione, pur fastidiosa, non è più fuori controllo. In questo scenario, le big cap continuano a macinare utili, forti di modelli di business solidi e flussi di cassa abbondanti. Al contrario, le aziende più piccole, spesso più indebitate e sensibili ai tassi, fanno fatica. Non è solo uno squilibrio tecnico, ma una conseguenza strutturale del mercato attuale.
Quindi, finché i tassi restano alti, le big cap potrebbero continuare a dominare. Ma se la Fed cambiasse rotta?
Il turning point: la Fed e il taglio dei tassi
Ecco dove si gioca la vera scommessa. Se la Federal Reserve dovesse iniziare a tagliare i tassi nei prossimi mesi, gli investitori potrebbero improvvisamente riscoprire quelle aree del mercato dimenticate: small cap, mid cap, settori ciclici, aziende value. Titoli che oggi sembrano “morti”, ma che in realtà sono solo in attesa di una nuova liquidità per tornare interessanti.
Un modo semplice è affiancare all’S&P 500 tradizionale un ETF equal weight (come Xtrackers S&P 500 Equal Weight), per avere un termometro della partecipazione più ampia al mercato. Per le small cap, si può guardare a ETF come IWM (che replica il Russell 2000). Quando questi iniziano a sovraperformare l’S&P 500 classico, potrebbe essere il primo segnale che qualcosa sta cambiando.
Quindi
In conclusione: sì, solo 10 titoli stanno salendo davvero. Ma gli altri non sono necessariamente “sbagliati”: potrebbero solo essere in attesa. In attesa di un cambio di regime, di una nuova fase macroeconomica. In attesa che qualcuno torni a guardarli.
Quindi se oggi ti senti fuori dal mercato perché non stai cavalcando Nvidia o Apple, sappi che il mercato è fatto di cicli. E, proprio quando tutti corrono nella stessa direzione, è lì che nascono le vere opportunità.