Stessa scadenza, rendimenti diversi. BTP Nv29 al 3,59% contro il bond Intesa in dollari al 5,74%

Stefano Vozza

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Analizziamo due prodotti sulla carta “concorrenti” ma che hanno tutta una serie di elementi che li distinguono nitidamente

Stessa scadenza, rendimenti diversi. BTP Nv29 al 3,59% contro il bond Intesa in dollari al 5,74%

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La ripresa degli yield ha acceso gli appetiti sul reddito fisso anche sul medio termine, preferibile al lungo per via dei minori rischi di mercato. Consideriamo in questa sede due obbligazioni a 36 mesi. Aldilà della pari durata poi divergono in tanti parametri chiave, a partire dalla natura sovrana in un caso e corporate dall’altro. Andando oltre si scorgono divergenze in termini di struttura dei tassi, valuta di denominazione, duration e tassazione, nonché rating emittente. Strano ma vero, l’emittente corporate vince la sfida del merito rispetto al prodotto targato MEF.
È giunto il tempo di conoscerli meglio e da vicino, soffermandoci sui rispettivi pro e contro. Dunque, ecco un BTP 5,25% e un bond Intesa Sanpaolo in $, yield al 5,73% e pari scadenza al novembre 2029.

L’obbligazione del Tesoro con tasso annuo fisso al 5,25%

Iniziamo dal bond che, da più punti di vista, potremmo definire il prodotto “standard” per eccellenza, ossia il classico BTP del Tesoro.

Si tratta del BTP Fx 5,25% 1Nv29 con matricola ISIN IT0001278511 ed emesso il 1° novembre del ’98, il secolo scorso, quando c’erano ancora le lire. È un ex trentennale in origine a cui è rimasto un ultimo meglio da percorrere prima del suo definitivo rimborso. Non proprio una bella notizia per il MEF, visto che negli anni il titolo ha raccolto quasi 31 miliardi di euro (30,819) di flottante. A scadenza, il futuro titolare del dicastero dovrà fare provvista di 31 mld e passa di euro, visto che oltre al capitale ci sarà da pagare l’ultimo coupon semestrale.
Il titolo paga il 5,25% lordo, il 2,625% semestrale, con date di stacco al 1° di novembre e di maggio. Sul MOT gode di elevati volumi di scambio, sia in termini di contratti che di controvalori. Rivenderlo prima del termine, quindi, non dovrebbe essere affatto un problema.

La cedola è più ricca del rendimento

Lunedì 2 il titolo ha terminato le contrattazioni a 104,76 (yield: 3,59), sopra la pari, valori che si attestano a ridosso dei minimi annui a 103,94. Il massimo 2026 l’ha formato a febbraio a 110,22 e molto probabilmente è destinato a restare l’ultimo acuto della sua vita. Oggi i rendimenti sovrani sono relativamente alti e sperare in un loro rapido rientro appare un azzardo. Parimenti la vita residua del titolo si andrà sempre più accorciando per cui anche il fattore tempo giocherà contro il recupero dei massimi ’26.

Questo non vuol dire che al 100% non tornerà mai più a 110,22, ma che le probabilità di farlo oggi sono minime, e tra un annetto saranno nulle o quasi.

In sostanza il “tempo delle gioie” del titolo in ottica di trading di medio e lungo termine è passato. Di buono resta la ricca cedola che si scontrerà con la minus a scadenza, la tassazione agevolata, l’elevata liquidità, la modesta durata e duration (2,72%) e la garanzia sovrana. Poi per il resto è un comune bond di medio termine che si scontra con prodotti similari tipo, giusto per fare un esempio, il BTP Tf 3,00% Ag29. Quest’ultimo dura 3 mesi in meno del BTP 1Nv29 e prezza pure sotto la pari, a 98,64 per un effettivo del 3,59% (dati: Borsa Italiana).

L’obbligazione corporate a tassi decrescenti

A seguire ecco l’obbligazione di banca Intesa Sanpaolo emessa a metà novembre del 2023 per una durata totale di 6 anni, senza callability. Il bond ha identificativo ISIN XS2698043606, è denominato in $ USA ed è negoziato (corso secco) sull’EuroTLX di Borsa Italiana. In verità è scambiato di rado, visto che il prodotto rasenta l’illiquidità sul mercato secondario.

Oltre alla valuta, ci sono altri due tratti distintivi a partire dalla cedola trimestrale ad ogni 10 di febbraio, di maggio, di agosto e di novembre. L’altra riguarda la struttura cedolare, dato che i tassi nominali annui sono del tipo step-down, decrescenti, per cui partono forti e poi vanno scemando. In questo caso gli step hanno durata biennale (sequenza: 2-2-2) e hanno pagato l’8,00% lordo nei primi 2 anni, il 6% nel 3° e 4° e il 4% p.a. nel 3° e ultimo step. In pratica tra una settimana il titolo completerà il 3° anno in assoluto, il primo dei due anni del secondo step, e pagherà l’1,50% lordo trimestrale del valore nominale del prestito sottoscritto. Ovviamente anche le cedole, oltre al capitale, sono espresse in dollari statunitensi.

Il taglio minimo di sottoscrizione, infine, è di 2.000 USD e relativi multipli, per cui al cambio attuale €/$ a 1,1202 servono 1.785 € per sottoscrivere un titolo.

Un BTP 5,25% e un bond Intesa Sanpaolo in $, yield al 5,74% e pari scadenza. Pro e contro

Malgrado la quasi durata del BTP precedente, qui il rendimento effettivo a scadenza è quasi di 2 punti percentuali in più. Al momento il prezzo di riferimento è 97,45 per uno yield del 5,74% e duration modificata del 2,63%. A proposito di valutazioni, i corsi min-max annui sono stati a 96,86 e 101,3%.

Un aspetto interessante è che da emissione ad oggi il titolo è stato quasi sempre sopra la pari, con un picco a 108,64 il 23 luglio 2024. Solo dallo scorso agosto si può dire che le quotazioni sono stabilmente sotto la pari e, come prima, è difficile pensare in un forte recupero ben oltre 100 per il solo effetto tassi. Oltretutto qui c’è che tra 375 giorni il tasso annuo scenderà al 4%, peraltro tassato al 26%, per cui viene più facile attendersi quotazioni a sconto che a premio.

Oltre alla componente tassi, infine, c’è anche il cambio che da solo potrebbe sovvertire molti esiti di fine investimento. Secondo l’Agenzia di Previsioni Economiche il cross tra le due monete per novembre ’29 è atteso nel range 1,083–1,115, cioè un recupero del biglietto verde sull’euro di circa il 2%. Dato che è l’USD la valuta di denominazione del bond, sarebbe altro fieno in cascina per il possessore del titolo. Tuttavia, c’è un grande “però” con cui fare i conti. Mentre il rendimento è già noto in partenza, il cambio futuro è solo stimato, o “molto stimato” nel caso di attesa misurata in termini di anni.

In definitiva, l’Isp Sc Nov29 Usd si presenta sicuramente più interessante e più plastico in termini di strategie operative. Presuppone però elevata propensione al rischio e tanta padronanza e dimestichezza sul come muoversi sui mercati finanziari.

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A volte i titoli sovrani sembrano una scelta sicura, ma il mercato secondario degli orologi di lusso può offrire rendimenti sorprendenti a lungo termine. Voi che ne dite?

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