C’è un’opinione assai diffusa, ma del tutto infondata, che in Borsa sia come giocare alle slot machine. Inserisci il soldo, tiri la leva e poi allunghi la mano ad arraffare i soldi che cadono nel contenitore. Una storiella da bar, appunto.
Investire è un’arte sopraffine a metà strada tra la maestria tecnica e la matematica pura da un lato, e la gestione del rischio, la disciplina e l’autocontrollo dall’altro. Niente è dato al caso e dal caso e ogni trend ascendente o discendente o in congestione, sia di breve che medio o lungo termine, ha il suo perché.
Martedì 30 giugno si è chiuso il primo dei due semestri 2026. A Piazza Affari c’è chi soffre più dei 40 gradi all’ombra di questi giorni, ma anche chi ha portato a casa una pagella da dieci e lode in tutte le materie. In particolare, standing ovation al +187,07% del titolo di Piazza Affari che in 6 mesi ha quasi triplicato.
I mercati azionari mondiali dopo 6 mesi del 2026
Partiamo da lontano prima di giungere al particolare di casa nostra (fonte: JustETF). A livello mondiale molti indici sono in doppia cifra sul timeframe YTD. È il caso del FTSE All-World a +13,20%, dell’MSCI All Country World (ACWI) a +13,33%) e dell’MSCI All Country World Investable Market (ACWI IMI) a +14,04%.
Qualche divergenza in più spicca quando l’analisi scinde i mercati sviluppati da un lato e gli emergenti dall’altro, sempre a livello globale. Tra i primi abbiamo il +8,80% del Dow Jones Global Titans 50, il +13,42% del FTSE Developed, l’11,46% dell’MSCI World e il +14,34% dello STOXX® Global Select Dividend 100. Tra i secondi, invece, citiamo il +8,91% del Dow Jones Emerging Markets Select Dividend, il +12,16% del FTSE Emerging e il +25,94% dell’MSCI Emerging Markets.
Chiudiamo l’analisi con una panoramica YTD sugli indici settoriali mondiali. In cima tra i più performanti troviamo i settori energia (MSCI World Energy, +22,84%), l’informatica (MSCI World Information Technology 20/35 Custom, +21,03%) e l’industria (MSCI World Industrials, +16,35%). Si collocano nel tratto medio-alto i servizi di pubblica utilità (MSCI World Utilities, +13,19%), le materie prime (MSCI World Materials, +11,78%) e i beni di prima necessità (MSCI World Consumer Staples, +10,65%).
Chiudono i settori finanza (MSCI World Financials, +6,68%), salute (MSCI World Health Care, +5,22%), TLC (MSCI World Communication Services 20/35 Custom,+0,25%). L’unico con il segno meno è il settore dei beni voluttuari a –0,27% (MSCI World Consumer Discretionary).
Le stesse dinamiche, infine, bene o male le ritroviamo anche a livello di analisi regionale, ossia Europa, Asia, America, mercati emergenti.
leggi anche
Le ultime 3 crisi ci ricordano che il problema arriva quando scende il petrolio, non quando sale
I peggiori titoli a Piazza Affari
Numericamente parlando, solo 15 titoli su 40 del FTSE Mib hanno chiuso il 1° semestre ’26 con il segno meno davanti. Tuttavia, se togliamo gli 8 titoli con perdite racchiuse entro il 10% allora il novero dei deludenti si restringe a 7 realtà, di cui solo 3 hanno fatto davvero malissimo. Procediamo con ordine e vediamo quali azioni popolano ed animano i rispettivi tre gruppi.
Nel novero delle perdite soft incontriamo Azimut (–0,73%), Fineco Bank (–1,13%), DiaSorin (–1,25%), Campari (–1,63%), A2A (–2,16%). Obiettivamente parlando si tratta di risultati irrisori data la natura altamente speculativa dell’asset, in cui basta un giorno per ribaltare un –3% a +3% etc. Un tantino peggio, se rapportati al semestre, hanno fatto Leonardo a –4,55%, Monclear a –7,54% ed Hera a –9,15%.
Infine i cali sono a doppia cifra per Buzzi Unicem a –13,87%, Brunello Cucinelli a –16,07%, Nexi a –16,09% e Inwit a –21,88%.
Performance allarmanti per queste tre azioni
Arriviamo ai titoli da allarme rosso, dove purtroppo ritroviamo un titolo che ormai da due anni e passa domina questo triste primato.
Al terzultimo posto c’è Amplifon, in calo del –31,08% su base YTD, del –12,10% nel solo mese di giugno e del –52,14% sul timeframe a 1 anno e del –71,79% a 3. Sulle valutazioni dell’azienda pesano i deludenti dati di bilancio, il taglio delle stime di crescita e l’aumento di capitale di maggio per finanziare l’acquisto di GN Hearing in vista dell’espansione del business.
A seguire c’è Fincantieri, in forte storno dopo l’high a 27,38 dell’ottobre ’25, cioè appena 8 mesi fa. Il titolo ha chiuso il mese di giugno a 9,95 con cali su quasi tutti i timeframe: –8,97% weekly, –15,93% monthly, –40,42% YTD e –35,43% 1Y. Solo sulla distanza a 3 anni incontriamo un deciso segno positivo a +152,14%. Su FCT a pesare di più sulle vendite c’è stato anzitutto l’AdC che porta a un’inevitabile discesa degli utili per azione (EPS), almeno nel breve termine. A seguire ci hanno pensato le forti prese di beneficio del mercato dopo i robusti rialzi dei mesi precedenti.
Il primato della peggiore performance resta tuttavia un dominio di Stellantis, da due anni e passa in deciso trend ribassista. Dall’high a 27,35 € di marzo 2024 il grafico mensile ha inanellato una sfilza di candele rosse senza soluzione di continuità. Il prezzo di chiusura di giugno è stato 4,976 €, e il segno rosso è una costante su tutti i timeframe significativi che si possano considerare. Vale a dire –5,61% a 1 settimana, –27,52% a 2 mese, –47,41% YTD, –42,15% a 1 anno e –69,07% a 3 anni.
Se lo rapportiamo all’high storico di marzo ’24, invece, stiamo parlando di un –81,81% in 27 mesi, numeri davvero devastanti. Qui è difficile condensare in due battute il perché dei cali, dato che le cause sono molteplici e interconnesse. A pesare di più è la massiccia concorrenza delle case automobilistiche asiatiche, cinesi in primis, i conti in profondo rosso, strategie aziendali sbagliate specie sul fronte della transizione verso l’elettrico.
Semestre benevolo in Borsa per queste azioni
Un gruppone eterogeno di titoli di matrice bancaria, energetica, industriale, etc. affolla il range delle performance tra la parità e il 20%. A seconda dell’estremo più vicino, potremmo definirli poco significativi nel caso di rialzi più vicini a 0, o modesti se “nel centro”. Invece potremmo dire che danno un discreto margine di garanzia i valori più vicini a 20.
Nel primo caso c’è il +1,17% YTD di Intesa SanPaolo, +1,77% di Ferrari, +5,18% di Iveco, il +5,69% di Recordati, +6,52% di Italgas e il +7,16% di Avio. Nel gruppo intermedio facciamo rientrare Lottomatica (+8,48%), Unicredit (+10,35%) e Snam (+11,67%). Poi a seguire ecco Banca Mediolanum (+11,86%), Terna (+13,10%) ed Enel (+13,26%), sempre sul timeframe YTD.
Infine incontriamo i rialzi che dovrebbero dare buoni margini di tenuta performance per il ’26. Questo non vuol dire che i rispettivi titoli chiuderanno l’anno con certezza matematica del segno più, ma che ci sono buone probabilità ciò accada. Per la certezza assoluta attenderemo il 31 dicembre quando sapremo con certezza i promossi e i bocciati del ’26. Detto ciò, si tratta di Banco BPM a +16,05%, BPER Banca a +18,38%, Unipol Gruppo a +18,67%, Banca MPS a +18,99%, Assicurazioni Generali a +19,19%.
Standing ovation al +187,07% del titolo di Piazza Affari che in 6 mesi ha quasi triplicato
Chiudiamo con gli ultimi 8 titoli arrivati al giro di boa con un robusto segno più davanti. Il primo in ordine crescente è Eni, +27,76% YTD, +47,54% 1Y e +56,43 3Y, mentre complice la fine delle ostilità nel Golfo ha chiuso giugno a –10,91%. Un altro titolo in gran spolvero è Poste Italiane a +33,24% sull’YTD, poi incontriamo un doppio +46,64% su Mediobanca e Tenaris (più o me no le stesse dinamiche di Eni).
Sopra il 50% di rialzo si piazza anzitutto Telecom a +54,89%, in scia al +96,06% sulla distanza a 1 anno e al +208,69% a 3Y. Seguono Prysmian e Saipem con performance nell’ordine, a +69,08% e +81,81% sull’YTD e del +281,53% e +245,80% sui rispettivi 3Y.
L’olimpo dei rialzi spetta a STMicroelectronics in scia alle ottime performance degli ultimi mesi del settore informatico tra AI, data center e la domanda di semiconduttori. L’azione ha “steccato” il mese di giugno chiuso a –5,48%, ma si riscatta alla grande sia da gennaio (+187,07%) che sul timeframe a 1 (+140,43%) e a 3 anni (+41,62%).