E se i rifiuti elettronici fossero la soluzione per le materie prime critiche?

26 Giugno 2022 - 09:00

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L’Italia e l’Europa sono a rischio approvvigionamento di materie prime critiche. La soluzione potrebbe essere nel riciclaggio dei rifiuti elettronici.

E se i rifiuti elettronici fossero la soluzione per le materie prime critiche?

L’Italia è a rischio approvvigionamento di materie prime critiche, essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per l’economia del Paese. La produzione industriale italiana dipende, infatti, per 564 miliardi di euro (pari a circa un terzo del Pil al 2021) dall’importazione di materie prime critiche extra-Ue, per le quali spendiamo 5,2 miliardi l’anno.

Uno scenario aggravato anche dall’attuale contesto di conflitto russo-ucraino in quanto l’Italia risulta esposta verso la Russia per materie prime critiche che entrano nella produzione di quasi 107 miliardi di euro, legati alla fornitura di palladio (35 per cento), rodio (33 per cento), platino (28 per cento) e alluminio primario (11 per cento).

La soluzione è dentro di noi 

La soluzione però, almeno in parte, ce l’avremmo già, e in casa: per esempio basterebbe incrementare il riciclo dei Raee, i Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, dai quali si possono ricavare fino a 15,6 tonnellate di materie prime critiche all’anno. Sì, perché come dice Lorenzo Tavazzi, responsabile scenari e intelligence di The European House – Ambrosetti «i rifiuti elettronici sono una miniera urbana di metalli, una miniera che può consentire di ridurre la dipendenza da materie prime critiche».

Proprio da uno studio di The European House Ambrosetti, commissionato da Erion, il più importante sistema multi-consortile italiano di responsabilità estesa del produttore per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici, provengono dati e considerazioni di cui sopra: dalla mappatura di tutti i settori industriali nei quali tali materie prime sono coinvolte, risulta che ben 26 materie prime critiche su 30 sono indispensabili per l’industria aerospaziale, 24 per quella ad alta intensità energetica, 21 per l’elettronica e l’automotive e 18 per le energie rinnovabili. Un settore, quest’ultimo, che con la transizione ecologica ed energetica è destinato a forti potenziali di crescita della domanda di materie prime critiche, essenziali allo sviluppo dell’industria dell’eolico, del fotovoltaico e della mobilità elettrica.

Un problema tutto europeo

Il problema non è solo italiano, ma dell’intera Unione Europea, dove le materie prime critiche contribuiscono alla generazione di oltre 3 trilioni di euro. Anche perché, come continente, dipendiamo moltissimo da realtà come appunto la Russia, ma soprattutto dalla Cina, di fatto il primo fornitore di materie prime critiche in Europa (44 per cento del totale) e principale esportatore dell’Ue di terre rare (98 per cento del totale): viste le attuali turbolenze geopolitiche proprio in quelle aree, anche in questo settore sembrerebbe giunto il momento di iniziare a svincolarsi per quanto possibile dall’import di materie prime.

Nel 2020 sono state prodotte a livello mondiale 55,5 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, e la previsione di crescita parla di 75 milioni di tonnellate per il 2030: da questi materiali si possono ricavare materie prime critiche. Diventa, quindi, a maggior ragione strategico migliorare il riciclo dei rifiuti tecnologici: questo vale soprattutto in Italia se si considera che nel 2021 solo il 39,4 per cento di questi è stato riciclato correttamente, a fronte di un target europeo da raggiungere del 65 per cento.

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