Sarkozy condannato in appello a 3 anni per corruzione e traffico di influenza

Enrica Perucchietti

18 Maggio 2023 - 10:00

L’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, è stato condannato in appello a tre anni di carcere, uno dei quali da scontare in cella, nell’ambito del processo sullo scandalo delle intercettazioni.

Sarkozy condannato in appello a 3 anni per corruzione e traffico di influenza

Condannato in appello a tre anni di prigione, di cui due con la sospensione condizionale, per un caso di intercettazioni telefoniche.

La condanna in appello

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, che si è ritirato dalla vita politica dal 2016, ha ascoltato la decisione dal banco degli imputati del tribunale di Parigi e ha subito annunciato la volontà di fare ricorso alla Corte di Cassazione. Si tratta del primo ex capo di Stato condannato a una pena detentiva effettiva, ma non entrerà in una cella. L’ex leader conservatore dovrà scontare un anno ai domiciliari per corruzione e traffico di influenze.

Per Sarkozy è stata disposta per tre anni anche l’interdizione dalla candidatura a cariche pubbliche. Sarkò è stato ritenuto colpevole di aver sostenuto la candidatura dell’ex magistrato Gilbert Azibert a un posto nel principato di Monaco, che il magistrato non ha mai ottenuto, in cambio di informazioni che lo riguardavano su un processo in corso. Condannati insieme all’ex presidente anche il suo avvocato storico Thierry Herzog e lo stesso Azibert.

Sarkozy era stato condannato in prima istanza nel marzo 2021. Il tribunale ha precisato nella sentenza che può scontare la pena agli arresti domiciliari e con un braccialetto elettronico.

«Sono un ex presidente della Repubblica - aveva detto Sarkozy in tribunale nel processo di prima istanza - non ho mai corrotto nessuno e dovremmo poi aggiungere che si tratterebbe di una corruzione ben strana, senza denaro, neppure un centesimo per nessuno, senza vantaggi, nessuno ne ha avuti, e senza vittime, poiché non ci sono persone lese».

I precedenti scandali

Le ombre avevano iniziato ad allungarsi sull’ex presidente francese a partire dal 2012, quando uno scoop di Mediapart aveva reso pubblica la notizia di un presunto finanziamento in nero di Gheddafi di 50 milioni di euro alla prima campagna presidenziale di Sarkozy, fondi trasferiti su un conto svizzero e uno panamense grazie alla mediazione di un trafficante d’armi, Ziad Takiedine.

La notizia del presunto finanziamento libico durante la campagna presidenziale francese era stata diffusa a 40 giorni dal primo turno delle presidenziali del 22 aprile 2012.

Mediapart aveva pubblicato i documenti in cui un trafficante d’armi fece da tramite tra Brice Hortefeux, poi ministro di Sarkozy, e Saif el Ismal, secondogenito del Colonnello. Nel testo si parlava di un presunto passaggio “di 50 milioni di dollari” tra i libici e lo staff di Sarkozy, “su un conto svizzero e uno in una banca panamense”. Il mediatore tra Parigi e Tripoli sarebbe stato il trafficante di armi Ziad Takiedine.

Sarkozy aveva subito seccamente smentito l’accusa. Intervistato da Tf1, l’allora presidente francese aveva bollato come “grottesche” le accuse.

Argomenti