Saipem e Nexi, gli short seller stanno comprando proprio quello che tu stai vendendo

Tommaso Scarpellini

17 Aprile 2026 - 16:55

Gli hedge fund vedono segnali che il mercato retail continua a ignorare: e questi due titoli di Piazza Affari lo dimostrano.

Saipem e Nexi, gli short seller stanno comprando proprio quello che tu stai vendendo

Se gli hedge fund stanno costruendo posizioni corte su questi due titoli italiani, cosa sanno che il retail italiano non sta vedendo?

In particolare, sono due i titoli a cui fare attenzione, non perché hanno guidance negative o crolli annunciati, ma proprio perché sono fra i più shortati della borsa italiana mentre il mercato continua a mandargli segnali contrastanti.

La vera domanda è: quanto tempo ancora prima che la realtà si allinei a quello che i professionisti dello short selling stanno già prezzando nel nostro portafoglio?

Gli short seller leggono i segnali che noi ignoriamo

Quando parliamo di short interest concentrato, stiamo parlando di un’informazione ricavabile dai dati ufficiali della Consob e dai database specializzati come Whales Wisdom. È un fatto numerico, un’impronta del comportamento professionale dei fondi di investimento globali. E i numeri non mentono, anche quando ci mostrano cose scomode.

Secondo l’ultimo screening disponibile, tre titoli di Piazza Affari presentano concentrazioni di short selling anormali rispetto alle medie del mercato italiano. Ma per questa analisi ci concentreremo sui due che meritano più attenzione sotto il profilo del rischio operativo e della contraddizione fra prezzo e fondamentali: Saipem e Nexi.

Saipem presenta 12 posizioni corte nette dichiarate, equivalenti al 10,69% del capitale flottante. Non è un numero piccolo. È il dato di short interest più elevato fra i titoli large cap del nostro mercato. BFF Bank segue con il 6,25%, ma è un caso meno significativo dal punto di vista dei fondamentali operativi. Nexi, invece, si attesta al 5,91% con 6 posizioni nette, un livello che non dovrebbe passare inosservato se consideriamo la volatilità storica di questo titolo.

Quello che rende affascinante questa situazione è l’incongruenza fra il positioning dei fondi short e la performance effettiva dei prezzi. E è proprio questa incongruenza che merita una spiegazione.

Saipem: la crescita che cela un pericolo strutturale

Saipem oggi è in calo rispetto alla scorsa seduta, nonostante le tensioni regionali mantengano i prezzi del petrolio ancora su livelli sostenuti. Questo numero nasconde però un ragionamento più profondo che gli short seller stanno già leggendo nei loro modelli di valutazione.

Saipem dipende direttamente dalla spesa in conto capitale del settore energetico globale. Non è semplice trading di commodity; è una società di servizi, ingegneria e costruzione che prospera quando i majors petroliferi e le compagnie di esplorazione decidono di investire nei loro progetti infrastrutturali. Quando il prezzo del petrolio scende in modo significativo, questo non significa solo compagnie più profittevoli nel breve termine per via dei bassi costi. Significa esattamente l’opposto: significa riduzione dei capex, significa rinvio di progetti, significa meno commesse nel sistema.
Il segnale che gli short seller stanno leggendo è chiaro sotto questo aspetto. Se il petrolio continua a diminuire, scenario tutt’altro che implausibile nel momento in cui le tensioni Iran dovessero trovare una resoluzione (cosa che effettivamente gli ultimi mesi hanno iniziato a suggerire), allora i capex energetici globali diminuiranno con conseguente pressione ribassista sugli ordini di società come Saipem.

Ma qui arriviamo al punto che rende il caso Saipem particolarmente interessante e contraddittorio. Dal 2022, anno dei minimi post-crisi energetica, Saipem ha registrato una crescita cumulata superiore al 550%. Una performance straordinaria, non suscettibile di malinterpretazione. Eppure, in questo stesso periodo, le posizioni corte si sono mantenute persistentemente elevate, e i fondi short non hanno capitolato come tipicamente
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Nexi: quando il downgrade strategico diventa irreversibile

Nexi è un caso diverso, ma non meno affascinante per chi cerca di comprendere cosa stiano davvero facendo i professionisti dello short selling in Italia. Questa società è stata presentata per anni come una stella del mercato italiano, beneficiaria diretta della digitalizzazione dei pagamenti e della transizione away from cash nella nostra economia.

Sulla carta, questo ragionamento tiene perfettamente. L’infrastruttura di pagamenti digitali dovrebbe teoricamente beneficiare da trend strutturali incontrastabili. E tuttavia, Nexi è crollata dai suoi massimi del 2021 di circa l’81%. Se qualcuno ha comprato ai massimi, oggi ha perso più dell’80% del capitale investito. Non è un dato secondario, è una cifra che cambia completamente il quadro psicologico e operativo.

Gli short seller, leggendo questa dinamica, hanno visto confermato qualcosa: la tesi della crescita strutturale di Nexi non era costruita su fondamentali robusti come sembrava. Era costruita su valutazioni esplosive e su assunzioni di crescita che il mercato ha successivamente rivisto drasticamente al ribasso.

Il 5,91% di short interest attuale su Nexi non è una massiccia posizione, ma è significativa. E ciò che rende ancora più interessante il caso è che qualsiasi squeeze su questi short nel prossimo futuro comporterebbe il ritiro di posizioni corte significative. Tuttavia, il rischio sottostante, quello cioè che i fondamentali operativi continuino a deteriorarsi, resta il driver principale.

Short squeeze o short trap? Cosa aspettarsi

La domanda che molti investitori retail si pongono quando vedono concentrazioni di short interest elevate è: non rischia questo di trasformarsi in uno short squeeze devastante, dove i fondi short sono costretti a coprire le posizioni in fretta, mandando il titolo alle stelle?

È una domanda legittima, e la risposta è che dipende dalla natura della tesi di short sottostante. Se la tesi è costruita su speculazione tecnica o su una temporanea disallineamento, allora sì, uno squeeze è probabile. Ma se la tesi è costruita su fondamentali deterioratisi, allora lo squeeze non avviene, perché i dati continueranno a peggiorare e a confermare la direzione della posizione corta.

Nel caso di Saipem, il rischio di squeeze esiste, specialmente se gli analisti downstream dovessero revisare al rialzo le stime di capex energetici globali. Ma nel caso di Nexi, lo squeeze rappresenta un rischio inferiore, perché i fondamentali operativi stanno tracciando un percorso diverso che gli short seller leggono.

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