Bitcoin non riesce a risalire. Quattro settimane di ribassi e un pattern che ricorda il 2022

Tommaso Scarpellini

9 Giugno 2026 - 17:38

Bitcoin in calo da un mese, ma i segnali si contraddicono. Crollo imminente o occasione nascosta? Il 2022 torna a fare paura, il futuro resta aperto.

Bitcoin non riesce a risalire. Quattro settimane di ribassi e un pattern che ricorda il 2022

Bitcoin chiude il quarto venerdì consecutivo in territorio negativo, e qualcosa nel pattern ricorda da vicino ciò che accadde prima del grande crollo del 2022. I mercati delle criptovalute non vivono nel vuoto: reagiscono alla liquidità globale, ai tassi reali e all’appetito per il rischio che in questo momento sembrerebbe sotto pressione su più fronti.Chi ha vissuto il 2022 sa che i segnali arrivano sempre con anticipo, ma vengono spesso ignorati fino a quando il danno è già fatto.

Da oltre un mese, Bitcoin non riesce a chiudere una settimana in positivo. Ogni rimbalzo infrasettimanale viene venduto, ogni tentativo di recupero si esaurisce prima di raggiungere i massimi precedenti. Questo schema, nel gergo dei mercati, si chiama sequenza di massimi decrescenti e minimi decrescenti, e rappresenta la definizione stessa di tendenza ribassista nel breve periodo.

Una sequenza che a molti ricorda uno degli episodi più dolorosi della storia recente delle criptovalute: il 2022. In quell’anno, fra fallimenti a cascata e crolli sistemici, sembrava davvero che il mercato non avesse un pavimento. Il prezzo di Bitcoin continuò a scendere per mesi, fino a che non invertì rotta in modo improvviso e quasi incomprensibile per chi seguiva solo il sentiment del momento.

Oggi, come allora, le opinioni si dividono in modo netto. Analisti come Peter Schiff continuano a indicare un possibile ritorno verso i $30.000, mentre voci come quella di Michael Saylor vedono ancora spazio per una corsa verso l’alto, sostenuta dal contesto monetario in cui ci troviamo. Chi dei due potrebbe avere ragione è una delle domande più difficili da rispondere in questo momento di mercato.

Il fantasma del 2022: analogie e differenze strutturali

Il 2022 rimane una cicatrice nella memoria di chiunque abbia avuto esposizione alle criptovalute.

Bitcoin perse oltre il 75% del suo valore nel giro di circa dodici mesi, trascinato da un cocktail micidiale: rialzo aggressivo dei tassi da parte della Federal Reserve, collasso di ecosistemi come Terra/Luna, e una crisi di fiducia sistemica che culminò con il fallimento di FTX. La domanda che molti si pongono oggi è se la struttura di mercato attuale presenti analogie sufficienti da giustificare una preoccupazione simile.

Sul piano dell’analisi ciclica, esistono alcune somiglianze che meritano attenzione. Anche nel 2022, il deterioramento cominciò con settimane consecutive di chiusure negative, accompagnate da volumi calanti nei rally e crescenti nei ribassi, esattamente come si osserverebbe oggi. La divergenza tra prezzo e indicatori di momentum, come l’RSI settimanale che non riesce a superare la soglia di 50, sembrerebbe replicare un pattern già osservato in quella fase.

Allo stesso modo, nel 2022, il mercato operava in un contesto di liquidità in forte contrazione, con la Fed che alzava i tassi di 75 punti base a riunione. Oggi il ciclo di rialzi è tornato un argomento aperto, e si discute di possibili aumenti futuri.

La similitudine che non puoi ignorare

Per capire perché questo potrebbe essere rilevante, è utile partire da un’immagine concreta. Bitcoin si comporta come un contenitore di dimensioni variabili: ogni quattro anni, con l’evento chiamato halving, quel contenitore si restringe.

La quantità di nuovi Bitcoin che vengono emessi ogni giorno si dimezza, e l’offerta disponibile sul mercato diventa strutturalmente più scarsa. In teoria, se la domanda rimane costante o cresce, il prezzo dovrebbe salire. Ma c’è una condizione implicita in tutto questo meccanismo che viene spesso trascurata: perché il prezzo salga davvero, devono esserci abbastanza «monete» pronte a essere inserite in quel contenitore che si restringe. In altre parole, ci deve essere liquidità sufficiente nel sistema.

Ed è qui che emerge la similitudine con il 2022. La Fed, in quel periodo, non stava allargando la base monetaria: la stava comprimendo, aggressivamente. I tassi salivano, il denaro costava di più, e il capitale disponibile per gli investimenti ad alto rischio si riduceva. Bitcoin, nonostante l’halving del 2020 avesse già operato il suo effetto teorico, non riuscì a sostenere i livelli raggiunti proprio perché il carburante monetario venne a mancare.

Oggi ci troviamo in una situazione che potrebbe presentare delle analogie. Dopo il ciclo di rialzi più aggressivo degli ultimi decenni, molti investitori avevano scommesso su tagli rapidi e significativi dei tassi da parte della Fed. Quei tagli avrebbero dovuto riaprire i rubinetti della liquidità, spingere capitali verso gli asset rischiosi e dare nuova linfa a Bitcoin. L’economia, però, si è dimostrata più resiliente del previsto, e i tagli non sono mai arrivati con la velocità e la profondità che il mercato aveva prezzato. Il risultato è un limbo: Bitcoin ha beneficiato dell’ottimismo legato all’attesa, ma potrebbe soffrire nel momento in cui quella stessa attesa si sgonfia. In 13 anni di storia, la criptovaluta ha seguito con una coerenza notevole i cicli della liquidità globale. Quando la Fed allenta, Bitcoin tende a salire. Quando stringe, tende a soffrire. Il rischio oggi è che ci si trovi nella seconda condizione, pur senza che molti lo abbiano ancora pienamente riconosciuto.

Sentiment e liquidità: gli indicatori da monitorare

Questo si riflette naturalmente anche nel sentiment: l’analisi di sentiment offre segnali contrastanti. Il Fear & Greed Index delle criptovalute si trova stabilmente in zona «paura», un livello che storicamente ha coinciso tanto con capitolazioni definitive quanto con fasi di accumulazione da parte dello smart money prima dei rimbalzi. L’ambiguità di questo indicatore è parte integrante della sua natura: non dice quando, dice solo che l’umore del mercato retail è deteriorato.

Nessuno può sapere con certezza se queste quattro settimane rappresentino l’anticamera di qualcosa di più grave o semplicemente una pausa fisiologica all’interno di un ciclo ancora rialzista. I mercati hanno la capacità di sorprendere in entrambe le direzioni, e chi ha attraversato il 2022 sa quanto rapidamente il sentiment possa deteriorarsi quando la fiducia viene meno. Proteggere il capitale non significa necessariamente restare fermi, ma significa capire con chiarezza cosa si sta tenendo in portafoglio, perché, e con quale livello di rischio si è davvero a proprio agio.