Dopo i rialzi dei tassi ufficiali delle Banche Centrali di settembre, BCE e FED in primis, gli yield di mercato stanno facendo ancora meglio, nel senso di peggio. I primi erano dettati dai timori inflazionistici legati ai rialzi dei prodotti energetici, e i secondi hanno aggiunto anche i timori sulla tenuta dei debitori sovrani. Ormai da anni i vari Esecutivi dei c.d. Stati avanzati sono dediti a spendere sistematicamente più delle entrate, a deficit costante. È come se ragionassero: “intanto oggi spendo e faccio contento l’elettorato, poi a pagare si pensa dopo o, al più, paghiamo a debito”.
Per i creditori non è mai simpatico prestare i propri soldi a chi non sa tenere i conti in ordine. Alla lunga le sue rassicurazioni (spesso solo a parole, non nei fatti) potrebbero non bastare e mettere a serio rischio i soldi prestati.
Il ritorno dell’inflazione e il rialzo dei rendimenti
Partiamo da una cifra relativamente modesta tipo 15mila € depositati su un normale conto corrente, e vediamo quanto rendono e quanto costano.
Sul primo fronte i c/c più remunerativi sono quelli delle banche fintech che possono rendere anche più del 2 o 3% annuo sulla giacenza, ma sono la minoranza dei conti. Più diffusi i c/c bancari e postali, anche dei rispettivi canali online. In termini molto sommari possiamo stimare uno 0,15% di tasso attivo annuo. Stiamo parlando di 22,50 € di incassi al lordo delle tasse, con trattenuta sugli interessi del 26% e il bollo di 34,20 €/annui. In pratica con le tasse siamo già in territorio negativo, un saldo che cresce ulteriormente tenendo conto delle spese di tenuta conto, in media comprese tra i 4 e gli 8 €/mese.
Tuttavia, il danno enorme è quello che non si paga in denaro vivo ma si subisce passivamente senza possibilità di replica, l’inflazione. Secondo i dati più recenti le sue stime a 6, a 12 e 18 mesi sono, nell’ordine del 2,7%, 2,6% e 2,5% (dati: Banca d’Italia).
Quanto costa avere 15mila euro fermi 6 o 12 o 18 mesi
Facciamo due calcoli veloci. Su un periodo di 1, 2 o 3 semestri i potenziali incassi lordi su 15mila € di capitale sarebbero di 11,25, 22,50 e 33,75 € di interessi attivi.
Le spese provengono da tre fronti differenti (più il costo opportunità). Abbiamo quelle certe da tasse, quelle “personali” che le detta la propria banca e quelle variabili che dipendono dall’inflazione di periodo.
Le prime (34,20 €/annui più le trattenute sugli interessi, se la banca li riconosce) si attestano sui 20, 40 e 60 € sulle scadenze a 6, 12 e 18 mesi. Se non ci sono interessi le spese coincidono per intero con l’imposta di bollo pro tempore.
Le seconde le facciamo variare entro range min-max approssimativi e stimiamo tre fasce di spese tra 24 e 48 € sui 6M, tra 48 e 96 € sui 12 e tra 72 e 144 € sul 18M.
Quanto all’inflazione, stimiamo una perdita di potere d’acquisto sui tre timeframe più o meno pari a 200 €, a 400 € e 560 €.
Morale, la liquidità infruttifera oltre le ordinarie esigenze di spesa (c.d. cuscino di liquidità) è sempre perdente.
leggi anche
Prezza 97,22 e paga il 16% nei primi 2 anni, poi cedole fino all’8% il callable bond GS in USD
I rendimenti attuali su un conto deposito
Su un noto portale specializzato nella comparazione di prodotti finanziari vediamo quanto rende mediamente un conto deposito (CD) bancario.
Sulle tre durate qui considerate, la stragrande maggioranza dei conti, liberi e vincolati, riconosce tra il 2,50 e il 4% annuo lordo. Prendiamo a riferimento un conto mediano come può esserlo quello che riconosce il 3,25% annuo lordo, e facciamo due conti.
Sul timeframe a 6 mesi il guadagno netto sarebbe sui 165 €, dopo aver detratto 15 €di imposta di bollo e 63 € di trattenute sugli interessi. In pratica avremmo azzerato l’imposta di bollo e abbattuto una buona parte dell’inflazione pro tempore. Quanto alle spese di tenuta c/c, tutto dipende da caso a caso, dato che il CD non ha spese di gestione.
Sulle distanze a 12 e 18 mesi, invece, i rispettivi guadagni netti su ipotetici 15mila € e su un CD al tasso annuo del 3,25% sarebbero di 334 € e di 500 €. Tuttavia, è doveroso ricordare che all’aumentare del tempo di impiego del capitale il valore mediano si sposta verso il 3,4% annuo lordo circa.
Quanto rende spostare 15.000 dal conto corrente al conto deposito per 6 o 12 e 18 mesi?
L’antidoto naturale all’erosione del potere d’acquisto è l’investimento della liquidità a un tasso almeno pari al costo della vita e alle spese di gestione del rapporto di turno. Altri parametri tramite cui ottimizzare la gestione del capitale sono il contenimento delle spese e/o l’incremento dei rendimenti e/o la maggiore flessibilità di gestione dei soldi. Ad esempio si potrebbe attivare un rapporto bancario completamente gratuito o dalle spese il più contenute possibile. Quanto al rendimento, invece, si potrebbe optare per un titolo di Stato a breve termine, molto plastico nella gestione, dai buoni ritorni e con aliquota al 12,50%.
In alternativa pensiamo all’ETF monetario, che rispetto al CD (specie vincolato) offre una enorme libertà di entrata e uscita dal fondo. Inoltre se il sottostante è composto da bond sovrani la tassazione sulla plusvalenza scende al 12,50%. Tra i contro, però, c’è che il broker prevede la commissione di compravendita di pochi euro ad eseguito. Inoltre abbiamo che il rendimento segue da vicino i tassi BCE, per cui quello che vale oggi, ottobre 2026, potrebbe non valere più ad aprile o novembre del 2027. Restiamo allora sul timeframe a 6 mesi, il più vicino a noi. Bene, in 1 semestre un capitale di 15mila € oggi potrebbero rendere tra i 140 € e i 125 € netti (di tasse e bollo) a secondo dell’aliquota al 12,50% (1° caso) o al 26% (2° caso).
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.