Strategie e tecniche di trading: quanto dura un trend?

I trend non sono eterni: quali sono le correzioni vantaggiose? Quale lunghezza aspettarsi?

Strategie e tecniche di trading: quanto dura un trend?

Sulla base della tecnica di marketing è possibile fare trading sulla correzione.

L’unico problema è che non tutte le correzioni offrono le stesse opportunità, perché un trend non dura per sempre. A un certo punto, si romperà.

In questo articolo cerchiamo di scoprire quale sia la lunghezza di un trend che il trader può statisticamente aspettarsi.

L’approfondimento è a cura di TRADERS’ Magazine Italia

Un trend non dura per sempre

Nessuna tendenza di mercato dura per sempre, questo è ovvio. Quindi si solleva un quesito: come possiamo sapere quale sia la correzione più vantaggiosa e quale, invece, non dovrebbe più agire nella direzione del trend? Abbiamo esaminato il tutto e vorremmo proporvi i nostri risultati.

Figura 1: Trend della tecnologia di mercato

Per rispondere alla nostra domanda, abbiamo contato i trend. In questo modo è possibile scoprire quali siano le situazioni di entrata più vantaggiose (edge). Prima di passare alle statistiche, vorremmo spiegarvi com’è stato effettuato il conteggio in modo da permettervi di comprendere meglio i risultati.

Modello semplice di fase di tendenza

L’idea è semplice: il trend inizia con la fase zero. Questa è la situazione in cui non abbiamo ancora una situazione in entrata. Otteniamo l’informazione dal mercato che attualmente siamo in una situazione in cui potrebbe essere interessante investire long o short. La prima fase segue la fase zero. Qui troviamo la prima correzione e il primo movimento.

Se la tecnica di marketing e il trend rimangono intatte, si passa alla fase due. Le fasi continuano allo stesso modo finché non sarà possibile vedere una rottura nel trend. Tale rottura, si verifica sempre quando l’ultimo minimo o massimo si rompe, a seconda della direzione del trend. Dopo una rottura della tendenza, le fasi riprendono daccapo.

Dopodiché è necessario attendere per vedere in quale direzione il mercato mostri di nuovo un trend, in quanto dopo una rottura di tendenza non sappiamo in che direzione si svilupperà il mercato. Nelle nostre analisi abbiamo contato le tendenze e le loro fasi su periodi di tempo lunghi e per mercati differenti.

Figura 2: Statistiche S&P 500 sul grafico a 10 minuti

Risultati selezionati

L’esempio in figura 2 mostra le fasi del trend e le corrispondenti probabilità di una sua continuazione sull’S&P 500 nel grafico a 10 minuti. Si è contato un totale di 800 trend (400 long e 400 short). Sorprendentemente, le maggiori probabilità di continuazione sono già nella fase uno per i trend long e nella fase zero per quelli short. Nel complesso, si notano solo due trend long e uno short che sono stati più elevati nella fase sei.

Da questa analisi, possiamo vedere che solo la fase uno ci dà un vantaggio. Poiché solo allora si conferma il trend e in tutte le fasi più elevate le possibilità peggiorano evidentemente. Questo ci permetterebbe di proporre un’idea di trading anticiclico. Se il mercato è in una sua fase particolarmente elevata, per esempio in fase quattro e cinque, possiamo provare a entrare in un trend nell’unità di tempo sottostante che specula su una rottura di tendenza al livello temporale più alto.

Facciamo un esempio: siamo nella quinta fase di una tendenza al rialzo sul grafico a 1 ora. Dalle statistiche, possiamo vedere che è meno probabile confermare una fase sei anziché rompere un trend. Ecco perché passiamo al grafico a 10 minuti cercando di prendere un trend al ribasso che ci porterà verso la rottura del trend sul grafico orario.

Figura 3: Statistiche DAX sul grafico a 1 ora

Non dimentichiamo, però, che le statistiche ci dicono solo quando si rompe un trend e dove si conferma. Non sappiamo mai esattamente cosa succederà dopo la conferma e dopo la rottura. Dopo una rottura di tendenza, il prezzo può correre di nuovo nella direzione della tendenza o nella direzione opposta, oppure può funzionare senza tendenza per un periodo di tempo più lungo. Lo stesso vale dopo una conferma.

Ora potete vedere che il trading è più vantaggioso in alcune fasi del trend che in altre. Otteniamo risultati simili quando valutiamo il grafico di 1 ora dell’S&P 500. La figura 3 mostra le statistiche per il grafico a 1 ora del DAX come esempio. Sono stati analizzati anche diversi titoli statunitensi e i dati sono simili anche in questo caso. Sulla base di questa intuizione, è possibile sviluppare una strategia che si concentra sulla prima fase del trend.

Se volete ancora fare trading in fasi di trend più elevate, dovreste regolare il vostro rischio di conseguenza. Ora sapete che nelle fasi di tendenza più elevate le probabilità non sono più dalla vostra parte.

Tuttavia, le distanze di movimento coperte possono essere abbastanza grandi da compensare eccessivamente questo effetto. Poiché le statistiche si basano su un puro conteggio dei movimenti di continuazione ma non sulla loro distanza, questa possibilità non può essere esclusa.

Conclusione

Abbiamo identificato una fase tecnica di trend di mercato che ha un vantaggio statistico per il vostro trading: la prima fase. In tutte le altre fasi di trend e di correzione, è statisticamente svantaggioso saltare ad un trend esistente sulla base di un puro conteggio dei movimenti di continuazione.

Juri Ostaschov opera in borsa dall’età di 18 anni. Ha una laurea in economia ed è specializzato nel trading sistematico. Quasi tutti i sistemi di trading sono programmati e implementati in modo completamente automatico.

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