Il benessere finanziario non è una cifra sul conto corrente, quanto invece una sensazione, piuttosto rara a dire il vero, di non dover controllare il saldo prima di ogni spesa.
Gli economisti lo definiscono in modo più elegante come la capacità di far fronte agli impegni correnti e agli imprevisti e sentirsi sulla buona strada rispetto ai propri obiettivi futuri, ma la sostanza è quella. E dipende da variabili molto personali: dove vivi, quanto spendi, se hai figli, che tipo di vita vuoi.
E c’è anche chi ha provato a misurarlo, il benessere finanziario. Nel 2010 i premi Nobel Daniel Kahneman e Angus Deaton, analizzando 450.000 risposte raccolte da Gallup, conclusero che il benessere emotivo quotidiano cresce con il reddito ma smette di migliorare oltre i 75.000 dollari l’anno (circa 64.000 euro). Il dato fece il giro del mondo, peccato fosse incompleto: nel 2021 lo stesso Kahneman, insieme a Matthew Killingsworth dell’Università della Pennsylvania, ha pubblicato su PNAS uno studio correttivo basato su 1,7 milioni di rilevazioni in tempo reale. Risultato: per la maggior parte delle persone la felicità continua a salire con il reddito, almeno fino a 500.000 dollari l’anno (circa 430.000 euro). Il famoso «tetto» dei 75.000 dollari vale solo per una minoranza infelice, circa il 15% del campione, per cui i problemi di fondo restano tali a prescindere dallo stipendio.
La morale? I soldi contano, ma contano soprattutto quando servono a comprare sicurezza e margine di manovra.
Come raggiungere il benessere finanziario
Un reddito stabile e adeguato è la base, ovvio, ma il reddito da solo non basta - conta quanto ne riesci a risparmiare. Ci sono famiglie che guadagnano 6.000 euro al mese e vivono con l’acqua alla gola, e famiglie che con 2.500 euro mettono da parte qualcosa ogni mese.
Per questo monitorare e gestire le spese pesa quanto guadagnare. Un budget scritto, anche approssimativo, ti dice dove finiscono davvero i soldi e ti evita quella spirale di piccoli debiti che erode tutto il resto.
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Risparmiare con regolarità e investire in modo diversificato è ciò che trasforma il reddito in patrimonio. Sul fronte opposto, i debiti a interessi alti sono il primo nemico da eliminare: nessun investimento ragionevole rende quanto costa un debito al 15%.
Poi c’è il lungo periodo: pensione, istruzione dei figli, obiettivi a dieci o vent’anni. Gli strumenti esistono, dalla pensione integrativa ai piani di accumulo, fino alle coperture assicurative. Il punto è usarli presto, perché partire a 30 anni invece che a 45 cambia radicalmente il risultato finale, per via dell’interesse composto.
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Le strategie per raggiungere il benessere finanziario
Un metodo semplice e collaudato è la regola 50/30/20, resa popolare dalla senatrice (ed ex docente di Harvard) Elizabeth Warren nel libro «All Your Worth»: il 50% del reddito netto alle spese necessarie (casa, bollette, cibo, trasporti), il 30% ai desideri, il 20% a risparmio e rimborso debiti. Non è una legge di natura, con gli affitti attuali il 50% può essere ottimista, ma è un punto di partenza concreto. Basta un foglio di calcolo o un’app di tracciamento: dopo due mesi vedrai nero su bianco dove perdi soldi senza accorgertene.
Ma la regola d’oro è «paga prima te stesso»: il trasferimento verso il conto di risparmio o il piano di accumulo deve partire in automatico il giorno dello stipendio, non a fine mese con quello che avanza (spoiler: non avanza mai). Su un reddito di 2.000 euro, anche solo 200 euro al mese, il 10%, fanno 2.400 euro l’anno più i rendimenti. Fidelity, uno dei maggiori gestori mondiali del risparmio, suggerisce di puntare nel tempo al 15% del reddito lordo destinato al futuro, contributi previdenziali del datore di lavoro inclusi.
Non dimentichiamo che diversificare tra azioni, obbligazioni e liquidità riduce il rischio senza rinunciare al rendimento. La ripartizione giusta dipende dall’età e dalla tolleranza al rischio: una regola empirica diffusa tra i consulenti è «110 meno la tua età» per stimare la quota azionaria (a 35 anni, circa il 75% in azioni; a 60, il 50%). Chi preferisce la semplicità può guardare al classico portafoglio 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni), che resta il riferimento della gestione bilanciata. L’importante è evitare due errori opposti: tenere tutto fermo sul conto, dove l’inflazione lo erode, e inseguire il titolo del momento.
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Secondo l’ultimo rapporto SHED della Federal Reserve americana (2024), solo il 63% degli adulti riuscirebbe a coprire una spesa imprevista di 400 dollari (circa 345 euro) attingendo a contanti o risparmi, e appena il 55% ha da parte l’equivalente di tre mesi di spese. La raccomandazione standard dei pianificatori finanziari è un fondo di emergenza pari a 3-6 mesi di spese vive, parcheggiato su un conto liquido e separato da quello corrente. Se spendi 1.500 euro al mese, l’obiettivo è tra 4.500 e 9.000 euro. Sembra tanto? Costruiscilo a rate: 150 euro al mese e in due anni e mezzo hai la soglia minima.
Per il lungo periodo, i benchmark di Fidelity offrono un riferimento utile anche a chi vive in Italia (con le dovute proporzioni, visto il nostro sistema pensionistico pubblico): avere da parte 1 volta il proprio reddito annuo entro i 30 anni, 3 volte entro i 40, 6 volte entro i 50 e 10 volte entro i 67, con un tasso di prelievo in pensione non superiore al 4-5% annuo del capitale accumulato.
Attenzione, infine, all’educazione finanziaria. L’indagine IACOFI della Banca d’Italia assegna agli adulti italiani un punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria di 10,6 su 20, in lieve miglioramento rispetto al 10,2 del 2020 ma ancora tra i più bassi dell’area OCSE. Tradotto: metà delle nozioni di base su inflazione, interesse composto e diversificazione del rischio ci manca. E chi non le padroneggia paga di più, investe peggio e cade più facilmente nelle truffe. Corsi, libri, testate specializzate come Money.it: qualunque canale va bene, purché diventi un’abitudine.
Quanti soldi servono?
Non esiste una cifra valida per tutti, e la ricerca di Killingsworth lo conferma: il benessere cresce con il reddito, ma quello che davvero cambia la percezione quotidiana è il controllo, cioè sapere di poter assorbire un imprevisto da 400 euro senza indebitarsi e di essere in linea con i propri obiettivi di lungo periodo.
Parti da lì: misura la tua situazione attuale, costruisci il fondo di emergenza, automatizza il risparmio e alza piano piano l’asticella. Il resto, come mostrano i dati, viene di conseguenza.