Davide contro Golia. Una piccola formichina che, spalleggiata da tanti alleati, riesce a ottenere quello che in tanti chiedono da mesi, contro il ben più grande elefante. Questa potrebbe essere la sintesi di una vicenda, quella sul tetto al prezzo del gas, che potrebbe concludersi con una sconfitta per la Germania a livello europeo.
E a portare a casa la vittoria non saranno solo i tanti Paesi, come l’Italia, che chiedono da mesi un price cap. A ottenere il risultato, in parte clamoroso, potrebbe essere la piccola Repubblica Ceca. L’accordo sul tetto al prezzo del gas finora è sempre sfumato: l’unanimità, finora, è stata impossibile da trovare. E allora ecco trovata la soluzione, per quanto molto divisiva e forte: ricorrere alla maggioranza qualificata.
L’obiettivo della presidenza ceca del semestre europeo è raggiungere un accordo sul price cap del gas al Consiglio Energia di lunedì. E per farlo è disposto a rinunciare anche all’unanimità. Con la maggioranza qualificata, infatti, si potrebbe raggiungere l’obiettivo prescindendo dal voto di chi, Germania in primis, proprio non vuole cedere.
La riunione straordinaria dei ministri dell’Energia di questa settimana si è conclusa con un nulla di fatto, rinviando il confronto a lunedì 19 dicembre. Potrebbe essere questa la sede della svolta, dopo tanti mesi di attesa, sul tetto al prezzo del gas. Svolta richiamata anche nelle conclusioni del Consiglio Ue del 15 dicembre, nelle quali si chiede ai ministri di chiudere l’accordo entro lunedì.
Price cap, cosa farà la Repubblica Ceca per sbloccare la partita
La presidenza ceca punta a chiudere il suo semestre incassando il via libera sul meccanismo del tetto al prezzo del gas. Una battaglia che va avanti da mesi e che si doveva concludere già in estate. Il sistema da mettere in campo sarebbe quello di correzione, introducendo un tetto al prezzo quando si supera una certa soglia: nell’ultima bozza si era parlato di 220 euro al megawattora, ma l’obiettivo è scendere ben al di sotto di questa cifra.
Tetto al prezzo del gas anche senza unanimità?
Il premier ceco Petr Fiala, come spiega Euractiv, ha detto che se non si trova un accordo tra tutti gli Stati membri entro lunedì, allora sarà necessario optare per una soluzione diversa. Va bene cercare l’unanimità, insomma, anche quando i voti richiedono solo la maggioranza qualificata, ma alla fine deve prevalere il realismo: “Non può essere un principio a lungo termine”, per il primo ministro.
L’Ue può votare a maggioranza qualificata?
A livello comunitario la discussione sul voto all’unanimità si è già più volte aperta negli ultimi tempi, ipotizzando che si potesse passare da questo meccanismo a quello a maggioranza qualificata per tutte le votazioni. Un principio che viene richiesto, per esempio, per le votazioni su politica estera e sicurezza, che ora devono passare con tutti i voti a favore.
Al momento il meccanismo prevede che l’unanimità sia necessaria solo per alcune votazioni, come quelle riguardanti le modifiche dei trattati. Per il resto delle votazioni, la soglia della maggioranza qualificata varia in base al tipo di proposta: se arriva dalla Commissione è sufficiente una maggioranza qualificata classica, ovvero il voto del 55% degli Stati membri per almeno il 65% della popolazione. Se la proposta non arriva dalla Commissione deve esserci la maggioranza qualificata rafforzata: almeno il 72% degli Stati membri e il 65% della popolazione.
Tetto al prezzo del gas, chi è contro
La mossa della presidenza ceca, ricorrendo al voto a maggioranza qualificata, andrebbe ad abbattere le resistenze di chi è contrario al tetto al prezzo del gas, a partire da Germania e Paesi Bassi. Quindi alla fine la strada dell’unanimità potrebbe essere abbandonata per la volontà del governo ceco di chiudere il semestre di presidenza con un risultato pieno sul price cap.
Che questo possa avvenire, peraltro, viene confermato anche dal ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck: pur preferendo che si arrivi a una soluzione consensuale, ammette che il price cap potrebbe essere approvato il 19 dicembre in ogni caso, “se necessario anche a maggioranza”.
Quale sarà il tetto al prezzo del gas?
Il problema principale sul tetto al prezzo del gas, in questo momento, riguarda la cifra. Nell’ultima riunione dei ministri dell’Energia si proponeva una soglia a 160 euro al megawattora, ma per altri non si può scendere al di sotto dei 220. La differenza non è poca.
D’altronde un tetto a 220 euro rischia di essere quasi inutile: è vero che sono stati raggiunti anche livelli più alti negli scorsi mesi, ma per poco tempo ed è stata comunque un’eccezione. Ora i livelli del prezzo del gas sono molto più bassi, intorno ai 130, e non si superano i 160 da inizio ottobre. A spingere per un prezzo più basso ci sono soprattutto Italia, Belgio, Grecia e Polonia. Ma la mossa decisiva potrebbe arrivare dalla Repubblica Ceca. A spese della Germania.