Il Consiglio europeo, dopo mesi di dibattito, ha raggiunto il 19 dicembre 2022 un accordo per contenere i prezzi al rialzo del gas.
Il meccanismo di correzione del mercato verrà attivato a partire dal 15 febbraio 2023 con un tetto al prezzo del gas di 180 euro al megawattora, in linea con le richieste di Italia, Grecia, Polonia e Belgio che chiedevano un tetto inferiore ai 200 euro.
Il limite condiviso è però superiore rispetto al costo attuale del gas, ormai al di sotto dei 100 euro/MWh, ma comunque molto più basso rispetto ai massimi raggiunti questa estate, con un picco di oltre 300 euro ad agosto 2022.
C’è ancora tempo per vedere il price cap all’opera ma qualche dubbio sulla sua validità inizia a sorgere.
Da un punto di vista metodologico, è surreale come l’Unione Europea, nata sull’idea progressista di un mercato economico libero di merci, servizi, persone e capitali in base al Trattato di Roma del 1958, ricorra ad un sistema di regolazione dei prezzi dal sapore settecentesco.
Guardando invece alla logica dei trader di commodities energetiche, il price cap è un segnale che può scatenare appetiti speculativi non da poco: infatti se i fornitori non riescono a ottenere il prezzo di mercato, venderanno altrove, aumentando le carenze di gas ed il panico per operatori e consumatori.
Di questo aspetto non secondario, l’Unione Europea è consapevole: in caso di rischi di instabilità finanziaria, di incertezza nelle forniture e di disequilibri nei flussi di gas intra-UE, il price cap viene sospeso dalla Commissione Europea.
Come ha evidenziato anche la BCE, il tetto al prezzo del gas naturale aumenta il rischio che il commercio si sposti maggiormente verso il mercato OTC (over-the-counter), che è escluso dal tetto. Ciò a sua volta ridurrebbe la liquidità sulle borse europee di gas naturale e anche la loro trasparenza.
Distorcere i mercati, soprattutto durante una guerra in corso, è una mossa azzardata: la crisi energetica in California del 2000 e 2001 ce lo insegna: quando la Federal Energy Regulatory Commission (FERC) impose un tetto per frenare gli aumenti dei prezzi dell’energia ormai fuori controllo a causa di forti siccità, riduzione della produzione energetica e abusi da parte degli operatori, la risposta del mercato fu disastrosa con blackout continui e fallimenti a catena.
Al tempo stesso non servì a frenare la speculazione: Enron, una delle compagnie energetiche più grandi dell’epoca, nota soprattutto per le sue pratiche commerciali poco trasparenti, sfruttava il price cap per acquistare energia a prezzi inferiori in California, per poi rivenderla negli stati dove non esisteva il tetto.
Insomma, una classica pratica di arbitraggio che rese ancora più incandescente il mercato energetico, con le inevitabili conseguenze sulla stabilità degli approvvigionamenti e dei relativi prezzi.
È facile prevedere come il price cap europeo non ridurrà il prezzo del gas nel 2023 ma stimolerà una speculazione al rialzo dove a farne le spese saranno i consumatori finali e i governi nazionali, che correranno ai ripari con nuovi costosi interventi di finanza pubblica.