Oggi, consumatori e aziende tirano un sospiro di sollievo, dopo due giorni in cui i contratti futures TTF con scadenza ad aprile, dopo aver imboccato all’inizio della giornata di contrattazioni il trend rialzista, hanno invertito la rotta, segnando finalmente un ribasso, dopo due giorni di rally scatenati.
In queste ultime sessioni i timori esplosi sull’offerta - scatenati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran - hanno fatto schizzare subito le quotazioni delle commodities. D’altronde, situato tra l’Oman e l’Iran, lo stretto rappresenta un’arteria vitale per il commercio globale del petrolio e del gas.
Inevitabili dunque i balzi dei prezzi, confermati in Europa dallo scatto dei contratti TTF quotati ad Amsterdam, volati in una sola sessione fino a +50%. La tensione è stata esacerbata nella giornata di ieri, a seguito della decisione del Qatar, attaccato dall’Iran, di fermare la produzione di gas naturale liquefatto. A questo punto, a parte la parentesi ribassista di oggi, fino a che punto le quotazioni del gas potrebbero schizzare, se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso e il Qatar proseguisse con lo stop?
Prezzi gas Europa raddoppiati in due giorni. Sfondata anche la soglia di 60 euro
Come dimostra il trend dei prezzi TFF, l’Europa - che ha già assistito al calo delle riserve di gas a causa dell’arrivo dell’inverno - ha paventato il peggio.
D’altronde il Qatar è il più grande produttore al mondo di GNL.
Il contratto TTF ha sfondato così ieri anche la soglia di 60 euro al megawattora, schizzando fino a 63,5 euro al megawattora e volando così ai massimi dal 2022.
Oggi, il dietrofront, anche piuttosto pesante, visto che le quotazioni hanno perso più del 10%.
Tutto, mentre l’interrogativo assilla l’Europa importatrice di materie prime: siamo solo all’inizio del peggio?
L’alert lanciato da Goldman Sachs, prezzi gas rischiano impennata +130%
Goldman Sachs ha già lanciato un avvertimento, facendo riferimento al contratto del gas naturale scambiato sul mercato di Amsterdam.
Secondo i suoi analisti, in caso di chiusura dello Stretto di Hormuz per un periodo superiore ai due mesi, i prezzi potrebbero volare fino a +130% rispetto a quelli della settimana precedente, prima che gli Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran, quando le quotazioni oscillavano attorno a quota 30 euro.
“Una ipotetica interruzione più lunga dell’offerta di gas naturale che transita nello Stretto di Hormuz e che durasse più di due mesi farebbe probabilmente salire i prezzi europei del gas natuale a 100 euro al megawattora, provocando una distruzione della domanda di gas globale più significativa”.
La speranza che lo scenario di Goldman Sachs non si concretizzi c’è, come dimostra il dietrofront delle quotazioni, che oggi è avvenuto dopo le indiscrezioni del New York Times, che ha parlato di un tentativo di Teheran di trovare una via per porre fine al conflitto.
Detto questo, se la previsione più shock sui prezzi del gas porta per ora la firma di Goldman Sachs, altri strategist ed economisti hanno elaborato nuovi outlook, riflettendo su quanto potrebbe accadere in futuro.
Stretto di Hormuz chiuso, i due scenari di T. Rowe Price
Rick de los Reyes, gestore di portafoglio T. Rowe Price, ha spiegato che “ciò che conta per i mercati, in questo momento, è se l’approvvigionamento energetico subirà interruzioni significative o prolungate”, confermando che, “se gli investitori stanno osservando con grande attenzione lo Stretto di Hormuz”, è perché si tratta dell’ “ arteria principale per i flussi globali di petrolio e GNL ”.
Attraverso questo corridoio, è stato ricordato, transita infatti “circa un quinto del petrolio e del gas mondiale ” e ora, dopo gli attacchi di USA e Israele contro l’Iran, “i volumi di trasporto attraverso il corridoio sono in gran parte sospesi”.
Gli scenari presentati da T. Rowe Price sono due:
- Se l’interruzione è relativamente breve, la storia suggerisce che i picchi di prezzo causati dalle tensioni geopolitiche possono attenuarsi una volta che l’incertezza inizia a diminuire.
- Ma se la produzione o le esportazioni subissero un’interruzione prolungata, ciò equivarrebbe a un vero e proprio shock dell’offerta, con implicazioni per l’inflazione, le aspettative sui tassi di interesse e la crescita globale.
Il contesto è critico, considerando anche il fatto che i mercati hanno prezzato “ un premio sul rischio piuttosto che scontare una perdita di approvvigionamento prolungata”.
Tra l’altro, i prezzi del gas naturale “possono anche attenuarsi, se l’interruzione dello Stretto di Hormuz sarà breve ”.
Certo, la situazione si è fatta più complicata nella giornata di ieri, quando i mercati sono venuti a conoscenza dello stop alle forniture da parte del Qatar, tanto che il contratto dei futures olandese TTF ha praticamente raddoppiato il proprio valore, scattando a 60 euro dai 30 euro della scorsa settimana.
Contattato da Euronews Business, Yousef M. Alshammari, presidente del London College of Energy Economics, ha commentato la decisione del Qatar, scrivendo che “la situazione rimane decisamente fluida, con i mercati che prezzano una incertezza significativa”.
Rabobank come Goldman Sachs, rischio di prezzi del gas fino a 100 €/MWh con fattore Qatar
Lo scatto del gas ha spaventato anche gli strategist della divisione dedicata all’energia di Rabobank che hanno avvertito, così come ha scritto Goldman Sachs che, nel caso in cui l’Europa non potesse continuare a fare affidamento alle scorte di LNG del Qatar, i prezzi del contratto TTF potrebbero tornare ai livelli del 2022:
“I nostri Energy Strategists, Florence Schmit e Joe DeLaura, osservano che potremmo vedere i prezzi tornare ai livelli del 2022 qualora il Qatar venisse completamente escluso dal mercato del GNL (facilmente di nuovo verso i 100 €/MWh)”.
Gli analisti di Rabobank hanno rivisto tra l’altro al rialzo le aspettative sui prezzi del gas naturale europeo TTF, stimando ora per il secondo trimestre prezzi del TTF a 50 euro per megawattora, per il terzo trimestre a 48 euro e per il quarto trimestre a 40 euro, rispetto alla precedente stima di circa 31 euro.
Impennata dei prezzi del gas. Cosa significa per l’Europa
Il punto centrale è che l’Europa si trova di nuovo esposta a un rischio sistemico energetico proprio mentre l’inflazione sembrava sotto controllo e le banche centrali si avvicinavano a una fase più accomodante. Un ritorno del gas verso 80–100 euro riaprirebbe tre fronti:
- Pressione immediata sui prezzi al consumo, dunque accelerazione dell’inflazione.
- Rischio di rallentamento industriale.
- Rischio di una BCE pronta a rialzare i tassi, come i mercati dei Titoli di Stato dell’area euro hanno già paventato, soprattutto nella giornata di ieri.
In altre parole, il gas tornerebbe a essere una variabile macro dominante.